I risultati della rilevazione svolta tra un campione qualificato delle imprese aderenti a Confindustria Umbria non confermano l’avvio di un solido percorso di crescita.
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Profilo quasi piatto della produzione industriale anche in Umbria secondo i dati che emergono dalla indagine congiunturale di Confindustria Umbria riferita al II trimestre del 2014.
Come temuto i risultati della rilevazione svolta tra un campione qualificato delle imprese aderenti a Confindustria Umbria, infatti, non confermano l’avvio di un solido percorso di crescita.

Se l’economia stagna le borse crescono. Un’apparente contraddizione se non fosse che le borse non rappresentano più da un pezzo lo specchio dell’economia reale.
Se così fosse le borse dovrebbero aver avuto da tempo un segno all’ingiù, invece no.
La risposta sembra semplice, le borse non sono più un canale per finanziare le imprese ma luogo dove si gioca a scambiarsi figurine, i titoli privati e pubblici, e poiché di gente con tanti soldi inutilizzati ce n’è molta in giro la richiesta di queste “figurine” aumenta e per una semplice regola dell’economia il loro prezzo aumenta.
Le notizie sull’economia reale servono solo per attirare nel gioco altri polli da spennare alla prima occasione.

Fortunatamente in Umbria, per l’economia reale le risposte raccolte parlano di un trimestre leggermente migliore del precedente, anche se il lieve recupero registrato non è stato altrettanto soddisfacente rispetto a quello messo a segno nel secondo trimestre del 2013.
Rispetto al primo trimestre del 2014 i mesi di aprile-giugno hanno fatto registrare:
 un aumento della incidenza delle imprese che segnalano espansione di produzione (dal 31,6% del precedente trimestre all’attuale 38,7%);
• un aumento (dal precedente 7,9% all’attuale 11,8%), in particolare, della quota di imprese che riconoscono incrementi di una certa ampiezza;
• una riduzione della quota di imprese che lamentano riduzione di produzione, qualunque sia l’entità (erano il 35,5% e sono scese al 30,1%);
• una riduzione, in particolare della quota di imprese con riduzione molto accentuata (oltre il – 5%) o moderatamente accentuata (tra il – 5% e il – 2,5%);
• un aumento di quasi un punto percentuale e mezzo (dal precedente 10,5% all’11,8% in questo secondo trimestre) della quota di imprese con moderata flessione produttiva;
 
Nel complesso, dunque, si percepisce un modesto miglioramento congiunturale: è il terzo consecutivo e chiaramente è il benvenuto. Tuttavia, visto che si tratta pur sempre di piccoli passi e che nell’esperienza passata non sono mancate brusche frenate, non stupisce la cautela con cui tutti gli operatori interpellati formulano previsioni per il terzo trimestre del 2014.

Sotto il profilo territoriale questo andamento è piuttosto omogeneo. Ciò significa che le distribuzioni tra le varie classi di risultato delle imprese perugine e di quelle ternane sono abbastanza simili. Nell’area della sostenuta espansione (tra il + 2,5% e il + 5,0%) si hanno il 13,9% e il 21,1% delle imprese, rispettivamente perugine e ternane. Per le restanti classi gli scostamenti non vanno oltre i 2,2 punti percentuali registrati nelle classi estreme di flessione produttiva.
 
L’andamento di questo secondo trimestre quindi riaccende una flebile, prudente speranza, se si considera che il numero delle imprese ottimiste supera, anche se di pochissime unità, quello delle imprese pessimiste.
“Tuttavia, osserva il Presidente di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti – i dati indicano che la situazione di crisi è tutt’altro che superata e non sembrano delineare la prospettiva certa di una vera, consistente ripresa nel breve termine del tessuto produttivo locale, capace di ridare slancio a produzione ed occupazione.
Anche le nostre aziende continuano, infatti, a risentire gli effetti della perdurante debolezza della domanda interna, sia per quanto riguarda i beni di consumo che gli investimenti, e del permanere di condizioni difficili per l’accesso al credito. In questo quadro – spiega Cesaretti – le risorse provenienti dai Fondi strutturali Ue rappresentano per la nostra regione una buona opportunità per rilanciare gli investimenti e occorre perciò accelerare l’impegno nei primi due anni, per concorrere a favorire l’uscita della crisi”.

 

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