Sotto i cieli italiani si sta giocando una partita che purtroppo avrà come esito il solito ”Guadagni ai privati, perdite al pubblico “ dove pubblico sta per pluralità dei cittadini salvo pochi fortunati, incolpevoli.
Da una parte Alitalia, quella che dopo aver elargito liquidazioni milionarie agli amministratori che sono stati a guardare il tracollo della società, ha ora “in parcheggio” centinaia di dipendenti risultati eccedenti e dall’altra Ryanair, la compagnia low cost che non digerisce che il reddito al personale in esubero della ex compagnia di bandiera venga pagato con soldi pubblici.
Soldi pubblici per i quali il governo ha deciso di aumentare, da 6,5 a 9 euro a partire dal primo gennaio, l’addizionale sui diritti di imbarco; aumento che andrà a finanziare il fondo speciale che garantisce ammortizzatori sociali aggiuntivi ai lavoratori del trasporto aereo.
Ryanair per evidente, ancorchè non dichiarata, ritorsione ha chiuso varie linee tra cui alcune, importanti, con l’aeroporto dell’Umbria, cosa che tra non molto comporterà la chiusura dello scalo che già annaspa a metà del guado verso il pareggio di bilancio.
Anche Alitalia ha fatto la sua contromossa, riducendo drasticamente quei voli Perugia- Roma-Perugia che sin dall’inizio hanno fatto sorridere molti, ma evidentemente davano prestigio a qualcuno.
Ora entrambe le compagnie chiedono soldi, pubblici, ovviamente, per far tornare l’aeroporto umbro a sopravvivere e i contributi che otterranno faranno gridare nel sonno, per la rabbia, i tantissimi che devono utilizzare i mezzi pubblici senza ali








