giovedì 21 settembre 2017

Home Lettere e Interventi Fondi europei non spesi dove c’è più bisogno

0 euro di spesa in fondi strutturali europei. Questo è il triste record di Regioni italiane come Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo, Lazio e anche Umbria. Si tratta di territori affamati di investimenti in occupazione, industria e agricoltura, ma che a causa dell’impreparazione della classe politica locale non riescono a spendere nemmeno le (insufficienti) risorse che l’Unione Europea mette a disposizione per ridurre la distanza tra zone sviluppate e zone più arretrate.

L’Italia è il secondo beneficiario in assoluto dei fondi europei, con 42,7 miliardi di euro a cui aggiungere anche la quota di finanziamento nazionale, per un totale di 73,6 miliardi. Di questi soldi, però, l’insieme delle nostre Regioni ha speso solo 880 milioni, pari ad un misero 1,2% del totale. Non c’è nemmeno la scusa dei tempi stretti, dato che siamo già a metà del programma comunitario 2014-2020. Quasi 3 anni hanno prodotto solo qualche spesa per consulenze e per di più nelle Regioni meno bisognose di investimenti, come la Lombardia e la Valle D’Aosta.

Quante risorse vengono spese dalle nostre Regioni per programmazioni e corsi europei? Quanti uffici sono aperti a Bruxelles? Eppure a fronte di questo il risultato è davvero scarso, anzi nullo. E un caos emblematico è quello dell’Umbria dove la Presidente di Regione è una ex deputata europea, e quindi dovrebbe conoscere bene le dinamiche di finanziamento. Ma sembra non servire neanche questo per rendere più dinamico l’accesso ai fondi strutturali. Il rischio concreto è che l’Italia non sfrutti appieno risorse di cui ha urgente bisogno per ammodernare l’apparato produttivo e l’occupazione. Sarebbe uno spreco inconcepibile.

 

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