lunedì 23 ottobre 2017

Home Lettere e Interventi Proposta Marsciano interviene sulla “questione islamica”

Il dibattito sulla questione islamica si sta infuocando sempre di più e, riteniamo, sarà ancora più centrale nelle prossime campagne elettorali.

Come movimento civico, che nel suo statuto circoscrive la sua azione politica al solo comune di Marsciano, lasciando al singolo aderente la possibilità di posizionarsi autonomamente secondo propria coscienza su problematiche che riguardano l’etica e la morale, ci siamo interrogati se partecipare o meno al dibattito in corso.

Alla fine abbiamo ritenuto che su una questione così importante oggi, ma che segnerà un solco tra passato e futuro, il nostro pensiero non poteva rimanere assente.

In questo senso pertanto sono apprezzabili tutte le iniziative che aiutano a capire il difficile momento che stiamo attraversando; la numerosa partecipazione all’incontro pubblico del 28 luglio u.s. che alcune forze politiche hanno voluto organizzare al Parco Ammeto, denota la voglia di conoscenza e trasparenza che i cittadini hanno nei riguardi di questa tematica.

Allo stesso tempo ci siamo interrogati sul perché la presenza di ortodossi, protestanti, Testimoni di Geova, etc… non crea problemi mentre gli islamici sono fonte di preoccupazione?

Per la paura di un terrorismo latente? Noi crediamo di no; molto più realisticamente forse perché non vogliamo mettere in discussione il nostro stile di vita, le nostre leggi, i nostri valori per andare incontro ai loro.

O forse perché non intendiamo rispondere positivamente alle loro possibili richieste, come quella di scrivere i libri di testo scientifici in modo diverso per maschi e femmine, separare per sesso le classi e svolgere separatamente le lezioni di educazione fisica, o magari realizzare cimiteri islamici separati dai nostri?

Fantasie? No. Queste sono solo alcune delle indicazioni che i musulmani devono perseguire.

Vediamo inoltre una certa contraddizione in quelle forze politiche, da anni impegnate a proporre leggi a favore dei “diritti per tutti”, che sottovalutano lo stravolgimento sociale conseguente una più numerosa presenza di culture che sul concetto di democrazia, sui valori fondamentali della persona, sulla famiglia, sullo stato della donna, la pensano esattamente al contrario.

Per stanchezza, per ignoranza, o forse per paura, si parla della questione islamica solo in maniera semplicistica; come non si dovrebbe votare una variante al piano regolatore senza conoscerlo, così non si dovrebbe prendere una posizione pro o contro la realizzazione di un centro culturale o moschea senza conoscere la problematica nel suo insieme e le conseguenze della scelta, qualunque essa sia.

Diamo di seguito una sommaria e non esaustiva sintesi delle problematiche che la “cultura islamica”, se si radicasse sul nostro territorio e diventasse numericamente significativa, porterebbe con sé:

  • il concetto di “libera Chiesa in libero stato” per il mondo islamico non esiste, la loro legge è la Sharia;

  • non esiste una unica “istituzione islamica” con cui ci si possa confrontare e dialogare; è possibile pertanto che, nello stesso comune, associazioni islamiche di “orientamento diverso” possono chiedere di aprire altri “centri culturali”; l’islamismo è una religione “senza centro”, il che rende tutto molto più complicato;

  • molti immigrati, anche di fede musulmana, frequentano i centri culturali per avere un momento identitario di socializzazione;

  • molti immigrati non hanno mai frequentato una moschea nella loro patria, non conoscono il Corano, e per di più provengono da differenti “patrie”.

  • gli immigrati, specialmente in Italia, hanno istruzione medio-bassa, quindi a forte rischio di indottrinamento fuorviante;

  • come si sa il Corano contiene versetti che possono essere interpretati in modo da favorire la violenza e l’odio verso “i miscredenti”;

  • molti “centri culturali” organizzano corsi di “alfabetizzazione” coranica senza le necessarie autorizzazioni come previsto per i corsi di insegnamento pubblici;

  • molti “centri culturali” sono adibiti di fatto a moschea e, utilizzano spesso capannoni censiti per altri usi e attivi in aperta violazione delle norme urbanistiche, con la complicità delle amministrazioni locali e di un colpevole vuoto legislativo in materia;

  • non conoscono le leggi del paese che li ospita;

  • così come gli italiani conoscono poco o niente i “versetti coranici”, i musulmani sanno niente del Vangelo; e senza conoscenza reciproca non c’è possibilità di emancipazione, di dialogo e integrazione;

  • in Italia non esiste ancora il fenomeno della “seconda generazione”, la più pericolosa in termini di sicurezza; in questo siamo avvantaggiati rispetto agli altri paesi, ma anche qui, arriverà;

Aggiungiamo inoltre che per i musulmani i luoghi di culto non sono essenziali per pregare, quindi non sono obbligati a chiederne l’apertura. Dire di NO a questa richiesta non significa pertanto violare la loro libertà di culto. Possono pregare ovunque.

Non si tratta quindi di un semplice dire “Si/No” alla richiesta di apertura di un centro culturale islamico ma di capire come governare un fenomeno per noi nuovo e che rischia di essere dirompente per il nostro vivere civile.

Comunque non possiamo ignorare la realtà; la comunità islamica, grazie ad una politica nazionale scellerata portata avanti in questo decennio da una classe dirigente inadeguata, anche a Marsciano ormai segna una presenza importante; dobbiamo prenderne atto.

Una integrazione vera non sarà possibile fintanto che l’Islam non avrà elaborato una visione che sancisca la “separazione tra la sfera secolare e spirituale, tra la politica e la religione, che veda la fede coniugarsi con i diritti fondamentali della persona e i principi della Costituzione e dello Stato” (Magdi Allam – Io amo l’Italia- Edizioni Mondadori).

In attesa che questo percorso trovi il suo lieto fine, dobbiamo comunque trovare un modus per convivere in pace e serenamente, nel reciproco interesse.

Non possiamo neanche emarginare questi nostri “fratelli”, comunque sfortunati in quanto costretti a vivere lontano dalle loro case, e lasciarli in balia del primo capopopolo che passa; in qualche modo dobbiamo cercare di dare una risposta alle loro esigenze di socializzazione

Ci permettiamo pertanto di avanzare alcune indicazioni sul come procedere per avviare un percorso che porti ad une seria integrazione:

  1. I Musulmani che risiedono ed operano nel marscianese, nominino una delegazione che possa rappresentare tutti i vari islam, eletta in maniera democratica e trasparente, in grado di confrontarsi con l’amministrazione comunale e la cittadinanza;

  2. Lo statuto della/e loro associazione/i, qualora costituita/e, riporti/no e preveda/no chiaramente:

  • gli obiettivi, gli scopi, i rapporti fra i soci;

  • gli elementi fondamentali previsti dalle normative italiane in materia;

  • la promozione della conoscenza della lingua italiana, della costituzione italiana e delle leggi italiane;

  • la promozione dello studio della nostra storia e della nostra cultura, almeno nelle sue linee fondamentali; non si può vivere, lavorare e magari aspirare a diventare cittadini italiani, senza conoscere il perché dei nostri tanti campanili e quanto sangue è costato fare l’Italia come è oggi.

  • la obbligatorietà di usare la lingua italiana nelle loro predicazioni;

  • la conoscenza e trasparenza delle modalità di finanziamento delle eventuali opere e, nel caso di via libera alla loro realizzazione, anche la successiva gestione sia trasparente e rispettosa delle normative nazionali e locali in termini di sicurezza e igiene;

  1. Il consiglio comunale nomini una commissione permanente, formata anche da “esterni”, in grado di:

  • stabilire un contatto anche con le altre realtà culturali religiose presenti allo scopo di interagire con loro

  • avere come faro il rispetto e l’osservanza delle nostre leggi e tradizioni per favorire una pacifica e rispettosa convivenza

  • suggerire soluzione alle problematiche che via via inevitabilmente emergeranno

Proposta Marsciano ritiene che non sia possibile dare seguito positivamente alla richiesta di aprire un centro culturale islamico se i punti sopra richiamati venissero disattesi.

Se non possiamo tornare indietro attrezziamoci almeno per affrontare il futuro nel modo migliore e governarlo in piena scienza e coscienza.

× tre = 6
condividi