sabato 25 novembre 2017

Home Lettere e Interventi La chiusura di FCU doveva essere evitata

La mancata manutenzione ordinaria della Ferrovia Centrale Umbra e lo stato di abbandono in cui versano i binari e le stazioni stesse non è un problema riscontrato solo pochi giorni fa, ma è un disagio che noi evidenziamo da quasi 4 anni in tutte le sedi istituzionali a partire dal consiglio comunale di Città di Castello. A quale futuro andranno incontro i dipendenti di Umbria Mobilità? Abbiamo presentato, insieme al capogruppo Emanuele Fiorini, una interrogazione che verrà discussa nella seduta ‘Question time’ dell’Assemblea legislativa del prossimo martedì 12 settembre.
All’origine di un disastro simile c’è la mancata programmazione da parte di Umbria Mobilità e della Giunta ‘Marini’ che non si sono mai preoccupati di fare un’accurata manutenzione, né di stilare un piano di formazione per i dipendenti in ottica di una probabile, oggi certa, chiusura. In tema di infrastrutture l’Umbria è diventata la barzelletta di Italia. Sembriamo, anzi siamo, governati da dilettanti la cui lungimiranza non è certo una dote.
Il drammatico epilogo di FCU poteva essere evitato: perché non fare manutenzione ordinaria con le giuste tempistiche? Perché in due anni di chiusura della tratta Città di Castello – Umbertide non sono mai cominciati i lavori di ripristino pur avendo una macchina rincalzatrice a disposizione e della quale paghiamo l’affitto? Perché alle prime avvisaglie non si è stilato un piano di emergenza? Ai tanti dipendenti, che paiono essere in esubero, che futuro si prospetta? La Lega Nord ha pronta la mozione di censura per l’assessore Chianella che non solo non ha vigilato sul corretto utilizzo di soldi pubblici, ma si è preso gioco dei cittadini annunciando date ed inaugurazioni di tratte ferroviarie mai verificatesi. Chi ha responsabilità politica è giusto che ne prenda atto unitamente ai dirigenti di Umbria Mobilità i quali, lautamente pagati non sono stati nemmeno in grado di mantenere in vita una linea ferroviaria ultracentenaria.
Siamo stufi che a rimetterci siano sempre i lavoratori per le negligenze altrui. Facciamo notare come all’interno del già intricato puzzle si prospetti un altro enigma all’orizzonte: in questo periodo di chiusura avremo la necessità di tutelare, giustamente, i diritti dei lavoratori, ma allo stesso tempo ci saranno persone che per mansioni o storie professionali non potranno essere pienamente impiegate su altri servizi e chi li pagherà? La risposta?  Sempre i cittadini con le loro tasse.

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