sabato 25 novembre 2017

Home Lettere e Interventi Altro che ripresa, l’Umbria è un campo di battaglia

Mentre il resto d’Italia è accarezzato da una timida ripresina, l’Umbria è ancora il campo di battaglia, dove le perdite maggiori si contano tra le nostre micro, piccole e medie imprese, che un tempo costituivano l’ossatura dell’economia regionale. Un vero e proprio scempio, che non può essere imputato alla crisi economica sic et simpliciter. Vera colpevole è la sinistra, che ha sempre governato la regione con politiche del tutto inadeguate non solo a creare sviluppo, ma anche incapaci di preservare un patrimonio fatto di eccellenze del saper fare. Mi riferisco all’alto artigianato e alle grandi specializzazioni che tutto il mondo ci invidiava. Giusto per fare qualche esempio: il distretto del mobile nell’ Alta Valle del Tevere ed il comparto della Ceramica artistica di Gualdo Tadino, Deruta e Gubbio, che in questi anni hanno visto chiudere aziende importanti e perdere centinaia e centinaia di posti di lavoro. Dal 2008 il Pil è sceso di quasi il 15 per cento ed i consumi dell’8. L’unico dato in crescita è il numero dei disoccupati! I numeri raccontano in tutta la loro tragicità dell’ennesimo fallimento imputabile ai vari governi di sinistra susseguitisi in Regione. La situazione è talmente grave che, se anche in futuro dovessero presentarsi condizioni economiche più favorevoli, il tessuto manifatturiero umbro non sarà più quello di un tempo,  avendo nel frattempo perso le professionalità su cui si fondava.

Bisogna intervenire con urgenza almeno per salvare il salvabile attraverso politiche di attrazione di fondi mirati per le pmi, l’integrazione tra manifattura tradizionale e digitale. Occorre mettere a sistema tutte le risorse possibili, con attività di rilancio e promozione integrata del territorio. Serve spingere sull’internazionalizzazione, dal momento che gli unici indicatori positivi riguardano proprio l’export e finalmente realizzare una rete infrastrutturale degna, che porti l’Umbria fuori dall’isolamento in cui è sempre più relegata. Diversamente, il processo di impoverimento del tessuto produttivo umbro sarà irreversibile.

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