L'Istituto di credito è stato condannato a restituire il denaro anzichè poterlo richiedere con ingiunzione
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Con una recente sentenza il Tribunale di Spoleto ha reso giustizia ad una società Tuderte che si era opposta al Decreto Ingiuntivo per oltre 50.000 euro notificatole da una nota Banca Umbra riconoscendo:
1) L’azzeramento di tutti gli interessi passivi (ivi compresi quelli anatocistici) applicati dal 1.10.98 al 30.6.14 (al netto di quelli ricalcolati secondo i tassi sostitutivi di cui all’art.117 comma 7 TUB) poiché la Banca non aveva fatto sottoscrivere alla stessa correntista precise condizioni contrattuali ;
2) L’accreditamento di interessi attivi ricalcolati secondo i tassi sostitutivi di cui all’art.117 comma 7 TUB, Ovvero secondo i Tassi massimi dei BOT;
3) L’azzeramento di spese di conto trimestrali non espressamente pattuite;
4) L’azzeramento della commissione di massimo scoperto illegittimamente applicata.

Il definitiva l’istruttoria processuale ha portato al riconoscimento di un credito della società nei confronti della Banca di ben 81.548,26 euro che, parzialmente compensati con il debito risultante dall’ultimo estratto conto per € 50.526,33, hanno determinato la condanna della stessa Banca al pagamento della somma di 31.021,93 euro, oltre al rimborso di tutte le spese sostenute per il processo. Tale risultato, frutto di una complessa ed articolata difesa tecnico-legale ad opera dell’ Avv. Giampiero Biscaroni del Foro di Perugia e del perito di parte Dott. Fabio Cini, Commercialista in Todi, componente del Laboratorio Giurimetrico e delegato Umbro della SOS UTENTI, ha comportato un indubbio vantaggio per la società che con coraggio si è opposta alla pretesa della banca e che, a seguito della Sentenza, da debitrice ingiunta si è trasformata in creditrice della Banca.

Accade spesso, riferisce il Delegato Umbro della SOS UTENTI Dott. Cini, che una Banca chieda di essere rimborsata con Decreto Ingiutivo mettendo letteralmente nei guai il cliente e poi finisce per essere Essa a dover pagare.
In Umbria il fenomeno è molto frequente, continua il Dott. Cini, e può essere stimato nel 30% dei casi di rapporti che le Banche classificano a Sofferenza e colpiscono con azioni ingiuntive che poi si rivelano essere loro debitori. A fine Marzo 2017, ben 21.388 clienti Bancari erano classificati a Sofferenza presso la centrale Dei Rischi della Banca D’Italia e, quindi, soggetti a pretese esecutive anche con Decreti Ingiuntivi, per complessivi € 3.681 Milioni.
Ciò sta a significare che circa 1.200 milioni di € che le Banche operanti in Umbria pretendono dalle Imprese e Famiglie Umbre, non solo non sono dovuti ma sono Esse Banche a dover restituire qualcosa.
Tale patologica situazione, continua il Dott. Cini, per le imprese e famiglie è più devastante delle truffe bancarie poste in essere a carico dei risparmiatori, perché colpisce le attività produttive nel cuore e ne costringe molte a chiudere battenti perché privi di credito e segnalati ingiustamente come cattivi pagatori.

I professionisti della SOS UTENTI che hanno collaborato al caso riferiscono che la pronuncia del Tribunale di Spoleto ha ribadito che è un onere della Banca che chiede di essere pagata, quello di fornire la prova del suo credito attraverso l’esibizione in giudizio di tutti gli estratti dall’inizio del rapporto di conto corrente e non solo di quelli riferiti all’ultimo decennio. Analogo obbligo grava sul correntista che, anche in via riconvenzionale nello stesso giudizio, chiede la restituzione di somme indebitamente pagate. Principi di recente confermati anche dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza N° 1584 del 20/1/2017.
Si pone, quindi, la riflessione che per citare in Giudizio le Banche occorre essere altamente qualificati e continuamente aggiornati su tutti i possibili esiti giudiziali e la professionalità necessaria è altamente complessa e articolata sicché agli utenti bancari è bene raccomandare di fare moltissima attenzione a non farsi illudere da numerosi improvvisati che si propongono per far recuperare cifre spesso inesistenti.

La SOS UENTI da un quinquennio sta conducendo una campagna informativa degli utenti bancari a non cedere alle facili illusioni prospettate da sedicenti professionisti privi di effettive capacità e intenti solo a raccogliere incarichi molto onerosi, soprattutto in sede di soccombenza, ma inizialmente sollecitati con l’inganno della preanalisi gratuita della propria situazione debitoria.
Internet e la rete è piena zeppa di millantatori e falsi profeti miracolanti recuperi indebiti bancari. Solo le associazioni storicamente impegnate con i loro professionisti accuratamente selezionati, possono garantire i migliori risultati e le migliori difese.

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