mercoledì 15 agosto 2018

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Un'occasione per rivivere una tradizione familiare, quella della macellazione del maiale in casa, che si è andata perdendo con il passare degli anni
A Collevalenza si celebra la Festa dell’Animella

Sabato 3 febbraio, Collevalenza vivrà l’ennesima edizione della “Festa de l’Animella”. Evento carnevalesco sulla groppa, sulla storia del suino nel contesto dell’economia familiare della civiltà contadina del secolo appena trascorso.
Erano tempi in cui si viveva con poco o meglio con quel che si produceva in armonia con la natura. Le privazioni, il duro lavoro, non precludevano mai lo spazio al buon umore, senso umoristico delle cose e sapiente allegria. Gli uomini e donne dei campi potremmo ben dire che avessero un elevato, quanto consapevole, “senso della speranza”. La bontà e senso civico di questa gente non fu capita, o meglio, qualcuno pensò che fossero più utili in fabbrica piuttosto che in campagna e il perdurare di condizioni di sottosviluppo facilitarono lo spopolamento delle nostre terre e con esso anche la perdita di belle tradizioni, momenti gioiosi, irripetibili nelle città e nei paesi. I risultati stagionali dei prodotti della terra e allevamenti degli animali domestici segnavano anche i riti religiosi, civili e ricreativi.
Il caso che vogliamo raccontare è la benevola fine e festa del suino allevato sotto casa. Già, sotto casa, perché gli animali domestici abitavano al piano terra anche per essere sotto buona guardia ventiquattro ore su ventiquattro. Uno dei suini allevati, padrone permettendo, era mattato in casa secondo la storica maestria dei “Norcini”. Era festa per tutta la famiglia e gli amici che accorrevano per dare una mano a bloccare e tenere fermo il povero suino negli ultimi attimi di vita e al piacere del primo piatto di ANIMELLE e fagioli e/o fave che le massaie solevano preparare in tutta fretta nel mezzo del fuoco di ampi e fumosi focolari. Le animelle sulla padella di ferro, i fagioli o le fave nel “pigno” spesso anche ferrato per i tanti anni che aveva sopportato il fuoco sulla pancia. Fagioli e fave sono ancora nell’immaginario collettivo, almeno crediamo, nonostante le devianze gustative dei nostri tempi ma sicuramente meno conosciute e non alla portata del tempo che viviamo, le animelle. E’ una cucina della nonna che sta per andare nella notte dei tempi.

A Collevalenza, da tre decenni, il circolo ACLI (International Club) fa rivivere, in chiave moderna, l’evento e il piatto. Più il piatto che la mattazione perché, come si può capire, le moderne norme sanitarie non consentono di “scannare” il malcapitato su piazzali o nell’aia contadina. A buona memoria si ricordi che le animelle non sono pezzi di interiori dell’animale, ma ritagli di grasso, magro e rosichello. Delicati ritagli che il bravo norcino stacca, prevalentemente, all’altezza del costato, luogo dell’anima, appena diviso l’animale in due parti. Da qui la denominazione popolare di “ANIMELLA” che, con aggiunta di aglio, rosmarino, qualche “sbruffata” di vino, sale e pepe quanto basta, finisce per rosolare nella padella di ferro producendo un gustosissimo sugo per condire i legumi lessati. Un piatto da far leccare i baffi che sprona il buon bere e tanta allegria, Un piatto forte che ben si confà con la stagione invernale adatta alla frollatura naturale della carne suina così conservata con la sola aggiunta di sale, pepe e aglio. L’animella sarà il piatto più gustoso della cena tipica di sabato prossimo al ristorante da Massimo in Collevalenza. La cucina è squisita, l’Animella è saporita, i fagioli non fanno male, specialmente a carnevale ma, chi a cena si vuol trovare, allo chef Massimo deve telefonare – 075.887140.

La festa, secondo la filosofia delle ACLI e COLDIRETTI che da sempre condividono l’evento, non è solo piacere del palato e lo stomaco ma, in primis, cibo per la mente e le menti di quanti cercano, vogliono, un mondo più umano, civile e democratico. A tal fine s’inizierà alle ore 17.00 con la S. Messa celebrata nella parrocchiale del castello della City, alle 18.00 si raggiunge la sala del Centro Informazione del Santuario dell’Amore Misericordioso dove si svolgerà un incontro-convegno tra coltivatori, artigiani, commercianti, cittadini e illustri ospiti per riflettere su: ” ERAVAMO, SIAMO, che saremo?… il futuro oltre la magia”. Sarà un incontro per capire che “INSIEME SI PUO’” produrre bene comune dal quale si ricava il miglior bene di ciascuno. E, un tempo non molto lontano, questi momenti di riflessione e gioia di essere insieme, erano detti “‘na sera a veja come ‘na vorda”.

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