venerdì 17 agosto 2018

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Anche a Marsciano un'azienda è caduta nella "trappola" dell'Agenzia delle Entrate che ha chiesto il pagamento di una sanzione di 6.000 euro per un assegno di 2.000 euro
Ingiustizia per assegno senza dicitura “Non trasferibile”

Un’azienda di Marsciano, Rulli Arredamenti, ha inviato alla nostra redazione una lettera con la quale denuncia di essere vittima di una palese ingiustizia ad opera dell’Agenzia delle Entrate ed in particolare del nucleo antiriciclaggio del MEF. Il caso, già assurto alle cronache nazionali (Striscia la Notizia, Mi manda Rai 3) che sembra stia riguardando migliaia di onesti cittadini, è quello dell’emissione o dell’incasso di assegni senza la scritta “Non trasferibile” che, nella maggior parte dei casi, rappresenta una semplice svista o dimenticanza. Nel caso specifico, la contestazione riguarda poi un assegno di 2.000 euro, quando già da oltre un anno, il limite per le transazioni non tracciabili, quindi in contanti, è stato portato a 3.000 euro.

“Stiamo vivendo una situazione paradossale – scrive uno dei titolari della Rulli Arredamenti, storica e serissima azienda marscianese – dove per un assegno mancante della dicitura “NON TRASFERIBILE” ci troviamo sanzionati dal nucleo antiriciclaggio del MEF per euro 6.000.
Il DLgs in cui siamo incappati è volto alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e finanziamento del terrorismo; è lapalissiana la nostra estraneità a tali attività, mentre è evidente l’errore compiuto in assoluta buona fede. Non siamo riciclatori né truffatori, ma vittime di una legge iniqua. E scopriamo nostro malgrado di non essere l’unica vittima di una norma anticostituzionale, bensì in compagnia di tanti altri ignari cittadini, un giornale scriveva di oltre 10.000 vittime”.

“Vorremmo dare massima visibilità alla nostra vicenda – dicono alla Rulli Arredamenti – con la speranza di evitare il perpetrarsi di simili circostanze. Questi i fatti: nel mese di novembre 2017 riceviamo un assegno da una cliente a cui abbiamo consegnato della merce, con regolare emissione dello scontrino fiscale. L’assegno ricevuto viene da noi subito versato in banca. Purtroppo non ci siamo accorti che mancava la dicitura “non trasferibile”, una svista plausibile essendo presente ormai da anni in tutti gli assegni tale clausola. Evidentemente la cliente ci ha pagati con un assegno appartenente ad un libretto ormai “datato”.
A metà gennaio 2018 il nucleo antiriciclaggio del MEF ci contesta l’assenza della dicitura NON TRASFERIBILE sull’assegno con una sanzione che va da 3.000 a 50.000 euro ed una proposta di oblazione pari a 6.000 euro entro 60 gg. Da notare che fino all’entrata in vigore del DLgs, ovvero fino al 04/07/17, la sanzione era pari al 2% del valore dell’assegno.
Veniamo sanzionati noi, beneficiari dell’assegno, che lo abbiamo incassato e pure chi lo ha emesso. Si intenda che l’assegno non è mai stato girato a terze persone!!! Ma nessuna sanzione alle banche, zelanti spettatrici della situazione: quella di chi ha emesso l’assegno che segnala l’ assegno ma che non ha provveduto a ritirare il “vecchio” libretto, e quella nostra che incassa ma che non si accorge della mancanza della dicitura “non trasferibile”.

Tv e giornali stanno dando spazio alle nostre storie. Soltanto qualche giorno fa, sicuramente a seguito del tam tam mediatico, l’Abi, con un ruggito da coniglio, pubblica il vademecum per la corretta compilazione degli assegni proprio per non incorrere in gravose sanzioni. Meglio tardi che mai. E già questo mi sembra una chiara ammissione di mancata comunicazione delle banche verso noi correntisti.
Il Ministero, deve farsi carico dell’errore e deve correre alla modifica della norma, diversamente non vorrei pensare, come avanza qualche giornale stamattina, che lo Stato voglia far cassa con le nostre MAXI sanzioni”.

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