domenica 24 giugno 2018

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Nella Media Valle del Tevere, perdite pesanti per Marsciano, Todi e Massa Martana sia rispetto al 2013 che al 2008
I dati del voto del PD: rispetto al 2008 ha perso oltre il 50%

Sono solo 3 su 92 i comuni umbri in cui il Pd – secondo l’indagine del settore datajournalism ‘social’ di Mediacom043, diretto da Giuseppe Castellini  – nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018, aumenta i suoi voti rispetto alle precedenti elezioni del 2013: Sellano (+29,2%), Cascia (+9%) e Scheggino (+1,6%). In un municipio (Monteleone di Spoleto) resta invariato e negli altri 88 presenta decrementi, in molti casi pesanti. Il comune in cui perde più consensi è il minuscolo Poggiodomo (52,4%). Subito sopra Scheggia e Pascelupo (-47,6%), Montefranco (-46,6%), Lisciano Niccone (-42,5%). I dati più significativi riguardano tuttavia i comuni sopra i 10mila abitanti e in tutti il Pd mostra decrementi significativi: dove va peggio è a Umbertide (-39,5%), patria del non rieletto senatore Giampiero Giulietti. Molto male anche Terni (-38,8%), che vive una delicatissima situazione economica e istituzionale e dove i dem lasciano sul campo in queste elezioni ben 8mila 348 voti. Rispetto a Terni fa meglio Perugia, che pure registra un pesante arretramento, che si ferma però a -22,7%, 16 punti percentuali meglio di Terni. Crolli anche a Gubbio (-35%) e Narni (-33,1%). Il comune sopra 10mila abitanti in cui il Pd perde meno è Assisi, dove in termini di voti arretra del 12,3%.
Per quanto riguarda i comuni della Media Valle del Tevere, per il PD il bilancio è pesante: rispetto al 2013, Marsciano perde il 29,4% (rispetto al 2008 ben il 49,3%); Todi perde il 29,1% (51,2% rispetto al 2008); Massa Martana perde il 27,2% (il 50,1% sul 2008); Fratta Todina perde il 23,8% (45,3% nel 2008); Monte Castello perde il 31,1% (53,7% sul 2008); Collazzone perde il 25% (44,7% sul 2008); San Venanzo perde il 16,1% (35,2% nel 2008).

A livello di territori aggregati, in provincia di Perugia il Pd scende da 124mila 264 a 93mila 009 voti (-31mila 225, 25,7%), in quella di Terni arretra invece del 33,7%, passando da 44mila 556 a 29mila 527 voti (-15mila 029).
A livello complessivo di regione, senza considerare il riparto dei voti dati dagli elettori ai soli candidati all’uninominale del centrosinistra senza barrare alcuna lista collegata, il Pd scende dai 168mila 820 voti delle elezioni del 2013 ai 122mila 266 di quelle del 2018, perdendo 46mila 554 consensi, con un arretramento del 27,6%.
Situazione ancora più drammatica se si fanno i confronti tra i voti ottenuti dai dem nelle elezioni politiche del 2008 (era segretario Walter Veltroni) con quelle del 2018 (segretario Matteo Renzi). Il Pd perde in Umbria il 51,1% dei consensi, passando da 250mila a 122mila 266 (-127mila 734 voti). In provincia di Perugia perde il 49,1% del proprio bottino elettorale (-89mila 673 voti), mentre in provincia di Terni l’arretramento arriva al 56,1% (-37mila 791 voti). Una voragine, un vero tsunami che dimostra come la crisi del Pd sia strutturale, non congiunturale, tanto che in termini di voti ha perso più nelle elezioni del 2013 (segretario Pierluigi Bersani) che in queste. Un declino che appare insomma inesorabile e che ha profondamente cambiato il volto politico dell’Umbria.
Tra i comuni sopra i 10mila abitanti, nel confronto tra 2008 e 2018 il peggio messo è Terni, dove i dem perdono il 59,5% dei consensi (gli è rimasto insomma il 40,5% dei voti che il Pd aveva nel 2008). Ma è tsunami anche a Gubbio (58,7%), Spoleto (-54,3%), Umbertide (-53,8%) e Narni (-53,7%). Anche in questo caso il botto a Perugia è molto pesante (-47,2%), ma decisamente meno forte rispetto a Terni. Da rilevare che in tutti i comuni umbri, grandi o piccoli che siano, il Pd arretra pesantemente nell’ultimo decennio. Basti pensare che il risultato migliore lo ottiene a Sellano, dove arretra comunque del 31,7% tra il 2008 e il 2018.

Nei comuni dell’area del terremoto il Pd in generale contiene le perdite (ma con eccezioni) e a Cascia addirittura cresce (+29%, ma che valgono solo 32 voti in più rispetto al 2013). A Norcia la flessione è limitata al 4,7%, mentre è assai più pesante a Preci (-19,6%). Si tratta tuttavia di poche decine di voti in più o in meno, sia per le limitate dimensioni di questi comuni, sia per il fatto che una parte dei cittadini non è ancora rientrata dopo il sisma.
Va notata la gravissima crisi del Pd nell’area Todi-Marsciano, che coinvolge anche i restanti comuni del comprensorio anche se con intensità diverse.  In Alto Tevere l’arretramento è forte, ma un po’ meno che nella media provinciale e regionale, con l’eccezione di Umbertide dove è una Caporetto e dove forse ha anche pesato lo scioglimento del consiglio comunale dovuto a faide interne ai dem. Sempre in Altotevere va tuttavia registrato il forte arretramento a San Giustino (-29,4%). Crisi nera nell’Eugubino, mentre il calo è meno marcato, anche siamo sopra il 20%, a Gualdo Tadino. D’altronde questa appenninica è una fascia che ha subito durissimi colpi a livello economico e dove la ripresa non ha fatto nemmeno capolino. Mentre i provvedimenti messi in piedi dalla Regione per favorire un rilancio non hanno finora prodotto alcun risultato o quasi.
Pesanti, nella media regionali, i cali nell’Orvietano. Nel Ternano, come detto, è un cimitero. Nell’area del Trasimeno flessione come dovunque, ma differenziata. Meno forte a Castiglione del Lago, più forte a Magione e ancora più forte a Città della Pieve (-27,5%) e Passignano (-27,6%). Nel Folignate il decremento medio si avvicina al 25% e la discesa si fa più forte man mano che ci si avvicina a Spoleto (a Trevi il Pd perde il 26,9% dei voti), a Montefalco (dove era candidata all’uninominale per il centrodestra al Senato il sindaco Donatella Tesei) va giù del 24,7%.

L’andamento 2018/2013 nei comuni umbri sopra 10mila abitanti
Tra le elezioni politiche del 2008 e quelle del 2018 il calo maggiore tra i comuni umbri sopra i 10mila abitanti lo evidenzia, lo si è già rilevato, Umbertide (-39,5%). Subito sopra c’è Terni con 38,8%. La terza piazza peggiore è appannaggio di Gubbio (-35%).Molto male anche Narni (-33,1%) e Marsciano (-29,4%, come pure San Giustino (-29,4%). Pesante anche il dato di Todi (-29,1%). Quindi Orvieto (-27,6%), Spoleto (-25,4%), Magione (-23,8%), Città di Castello (-23,4%), Gualdo Tadino (-23%). Ci sono poi Perugia (-22,7%), Foligno (-22,6%), Bastia Umbra (-22%), Castiglione del Lago (-22%). Sotto una caduta del 20% solo Corciano (-18%) ed Assisi, il comune umbro sopra i 10mila abitanti dove il Pd perde meno (-12,3%).
Come si può notare, nei comuni umbri più grandi non c’è un solo segno più. E ciò quando, tra questa primavera e quella del 2019, si andrà al voto comunale in non pochi di questi municipi. Molte sconfitte dei sindaci Pd sono, ad oggi, probabili. Mentre a Perugia il sindaco Romizi a questo punto allarga il vantaggio. A Terni si prepara una batosta, soprattutto se il candidato del Pd sarà scelto in base a logiche interne e non sarà una figura davvero nuova e capace, capace di interpretare la fortissima voglia di cambiamento espressa dai cittadini. Se il candidato a sindac sarà uno dei capobastone del Pd ternano, vorrà dire che i dem si preparano a una sconfitta e cercheranno solo di limitare i danni.

Come detto, è drammatico per il centrosinistra il bilancio a livello di coalizione che emerge dalle elezioni politiche del 2018. Il centrosinistra, infatti, è primo solo in 13 comuni (ce ne è solo uno sopera i 10mila abitanti, Castiglione del Lago) su 92, è al terzo posto in ben 49 comuni ed è secondo negli altri 30.
Questi i 13 comuni umbri dove il centrosinistra si è piazzato primo: Castiglione del Lago, Città della Pieve, Paciano, Panicale, Piegaro, Cerreto di Spoleto, Montone, Poggiodomo, Scheggino, Umbertide, Allerona, Montegabbione, Parrano.
Questi i 49 municipi in cui il centrosinistra è arrivato terzo, dietro coalizione di centrodestra e Movimento Cinque Stelle: Bettona, Collazzone, Deruta, Torgiano, Assisi, Bastia Umbra, Cannara, Foligno, Fossato di Vico, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Gualdo Tadino, Lisciano Niccone, Montefalco, Nocera Umbra, Pietralunga, Norcia, Sant’Anatolia di Narco, Scheggia e Pascelupo, Sigillo, Spello, Trevi, Valfabbrica, Acquasparta, Alviano, Amelia, Attigliano, Avigliano, Calvi dell’Umbria, Castel Ritaldi, Castel Viscardo, Ferentillo, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, Montecastrilli, Montecchio, Montefranco, Otricoli, Penna in Teverina, Porano, San Gemini, Spoleto, Stroncone, Terni.
Nei rimanenti 30 comuni il centrosinistra è arrivato secondo.

L’andamento 2018/2008 nei comuni umbri sopra 10mila abitanti
Tralasciando gli altri comuni, i cui dati e le relative variazioni si possono comunque trovare nella tabella 2, petr quanto riguarda l’andamento del Pd nei municipi umbri più grandi, sopra 10mila abitanti nell’ultimo decennio, la graduatoria è sostanzialmente la stessa mostrata nel confronto sopra, quello relativo alle elezioni del 2013 e del 2018. Solo che Assisi cede a Corciano la palma del comune dove i dem sprofondano meno. E Umbertide, se si guarda al decennio, pur mostrando per il Pd un risultato pessimo lascia la maglia nera a Terni, dove i dem in dieci anni sprofondano addirittura del 59,5%. Poco meglio fa Gubbio (-58,7%). Pesantissimo anche il dato di Spoleto, dove il partito crolla del 54,3%. A Umbertide una flessione del 53,8%, a Narni del 53,7%. Sopra la perdita di oltre la metà dei voti anche Orvieto (-52,7%), Foligno (-51,4%) e Todi (-51,2%). Marsciano ci va vicino (-49,3%), San Giustino pure (-48,9%). Quindi batoste un po’ minori, ma nemmeno di tanto, a Città di Castello (-47,9%), Bastia Umbra (-47,6%), Perugia (-47,2%), Magione (-44,8%) e Gualdo Tadino (-44,6%). Assisi fa -42,8%, Castiglione del Lago -41,2% e il comune dove, si fa per dire, il Pd perde meno nel decennio è Corciano (39,5%).

“Come già rilevato nel precedente Rapporto sull’andamento del Pd nelle regioni – rileva esaminando i dati Giusepe Castellini, direttore dei due settori datajournalism di Mediacom043 – quello che emerge da questa indagine a livello di municipi è che la crisi del Pd, in Italia e ancora di più in Umbria, è strutturale e non congiunturale. In dieci anni le perdite di voti sono infatti impressionanti e hanno già profondamente cambiato la faccia politica dell’Umbria. Una crisi profondissima determinata da un fortissimo desiderio di cambiamento che emerge dovunque e che il Pd non riesce in alcun modo a intercettare e anzi ne è la principale vittima, insieme peraltro ad altre forze della sinistra. Forza centrale dell’Umbria per tutto il secondo dopoguerra, il centrosinistra sembra incapace di interpretare la nuova fase ed è prevedibile che, a parte qualche caso, anche le prossime elezioni amministrative determineranno grandi cambiamenti nelle amministrazioni comunali, restringendo ancora quelle governate dal Pd-. Queste le tendenze di fondo – continua Castellini – che sono molto forti e che appaiono difficilmente invertibili nel breve periodo. L’analisi del voto di un decennio dice che una pagina storica si è chiusa definitivamente e se ne è aperta una nuova. Cosa ci sarà scritto e chi la scriverà, staremo a vedere. C’è comunque la questione centrale del cambiamento profondo chiesto dai cittadini con il voto, che ovviamente significa il messaggio a tutto un ceto dirigente perché si faccia da parte. Cosa facile a dirsi, ma molto difficile a farsi. Quello che sembra prevalere è invece la strada di un rinnovo programmatico e dell’offerta politica da parte dello stesso ceto dirigente del centrosinistra. Basterà questo a risollevare i destini del Pd? Ad oggi pare proprio di no”.

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