Leggo che il Comune di Todi risulta ultimo dei Comuni Umbri per Reddito IRPEF. Sinceramente anche se fosse il penultimo, non sarei comunque più soddisfatto. Non credo che in molti si aspettassero di meglio. Sinceramente non so nemmeno cosa si possa fare oggi per capovolgere la tendenza. Certamente lo stare fermi non aiuta. Ugualmente il non discuterne non aiuta. Il difficile sta nell’individuare che fare e chi lo fa. Purtroppo questi due elementi fondamentali sono assenti non da oggi ma da anni.
Io sinceramente non credo che si possa fare molta strada puntando tutto sul turismo. Certamente va valorizzato al massimo e nel tempo più breve possibile. Ma purtroppo sarà insufficiente. Non sarà comunque in grado di aumentare l’occupazione che servirebbe ne ad aumentare la ricchezza per alimentare altre attività dedicate al settore. Ciò non significa che non si debba fare tutto il possibile e sinceramente sono convinto che alcune cose possano essere fatte. Se si aprirà una discussione, darò volentieri il mio contributo, con la speranza di essere utile e premettendo che non sono disponibile a nessuna polemica con nessuno, se non legata ad un progetto importante ed utile alla città.

In questo momento è l’unica cosa che non serve. Non sarà quella ad aumentare il Reddito dei cittadini, nè i posti di lavoro ed ancor meno la ricchezza che può essere ripartita solo se prodotta. Sarei però del parere che qualche idea va pure messa in cantiere altrimenti le speranze di migliorare sono vane.
Vorrei rivolgere un caloroso invito a tutti perché si faccia più discussione, più scelte di governo della città e del territorio e meno polemiche. Non c’è molto da inventarsi purtroppo, ma qualcosa c’è.

Bisogna rendersi bene conto che in questi anni è cambiato tutto perciò non può non cambiare anche una proposta per tentare un nuovo sviluppo. Guai se ci fermassimo a pensare di proporre quello che abbiamo visto naufragare. Il naufragio è derivato, in maggior parte, dai tempi che cambiavano non dai soggetti che non si adeguavano al nuovo. Il nuovo era diverso ed adeguarsi non era sufficiente. Non era la moda che cambiava ma le strutture portanti dell’economia e il modo di produrre. Certamente alcune scelte apparivano abbastanza chiare ma la politica non ha saputo leggere ed interpretare il nuovo.
Spetta a noi oggi sapere rincorrerlo senza perdere altro tempo ma anzi con l’impegno di recuperare quello perduto. Perciò sperimentiamo strade nuove mentre rafforziamo quelle esistenti che ancora danno segnali positivi. Ma poi imboccare qualche strada e via tutti a spingere. Non possiamo permetterci di non farlo.

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