mercoledì 19 settembre 2018

Home Lettere e Interventi Rivedere le politiche di tutela dei paesaggi dell’Umbria

Il 12 settembre 2017 Legambiente Umbria ha pubblicato nel suo sito un comunicato stampa sulla dichiarazione di notevole interesse pubblico di un’area di 58 kmq a sud ovest di Perugia denominata “Contado di Porta Eburnea”. Quasi 2 anni fa il Ministero dei Beni Culturali (d’ora in avanti MiBACT) ha deciso di non pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato un decreto di “dichiarazione di notevole interesse pubblico” dell’area preparato dal proprio staff in 6 anni di durissimo lavoro. Per giustificare il proprio voltafaccia, assolutamente contrario ai principi che regolano l’operato e gli obiettivi del MiBACT, ha inventato la scusa di rinviare la tutela di quest’area di particolare bellezza alla stesura del Piano Paesaggistico dell’Umbria (PPU) di cui a tutt’oggi non vi è ancora nessuna traccia.
Il risultato è che oggi, dopo ben 8 anni dall’inizio dell’iter della pratica, per il Contado di Porta Eburnea non c’è ancora nessuna forma di tutela, pur essendo stata già dichiarata “area di notevole interesse pubblico”.
Il motivo principale del voltafaccia del MiBACT è che le coalizioni che reggono la Regione Umbria ed il Comune di Marsciano hanno esercitato una notevole pressione sul MiBACT perché il decreto non fosse pubblicato, facendosi forti del fatto che il Ministro Franceschini è del PD e che il Sottosegretario competente per i Paesaggi e per le Dimore Storiche, inizialmente favorevole alla pubblicazione del decreto, apparteneva, al momento della sua elezione a deputato, alla Lista Civica di Monti, un partito la cui forza politica è nel frattempo evaporata.
L’area in oggetto è una stretta lingua di terra lungo il corso dei fiumi Caina e Nestore, dove dal 593 al 774 d.C. c’era il confine ovest del Corridoio Bizantino. Nella valle di questi due corsi d’acqua ci sono ancora numerose dimore storiche millenarie, come per esempio il monastero ed il castello di Sant’Apollinare, il monastero di Montecchio, il monastero agostiniano del Vocabolo Vicinato, il borgo medievale di Pieve Caina, il castello di Monticelli e la Palazzetta di Sant’Apollinare. Per maggiori informazioni sull’area e per una analisi della sua rilevanza storica e architettonica si rimanda al lungo articolo di Tomaso Montanari uscito su Repubblica il 29.10.2015 e riportato nel sito www.eburnea.it .
Oggi, con questo nuovo documento, intendiamo dare un nuovo impulso alla procedura di vincolo paesaggistico dell’area. Ma siccome la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, della natura, dei paesaggi, delle ricchezze storico- architettoniche e culturali della Regione sono strettamente collegate al di modello di sviluppo economico ottimale da seguire, questo documento vuole anche contribuire al dibattito sulle politiche economiche ottimali da adottare a livello nazionale e locale.
Questo documento vuole anche essere un caloroso invito al Sottosegretario del MiBACT competente per la tutela dei paesaggi e delle dimore storiche e al Sopraintendente del MiBACT in Umbria a riprendere in mano il decreto già esistente, a modificarlo leggermente come proposto nel comunicato stampa del 12/9/17 (ampliamento dell’area da 58 a circa 120 kmq e contemporaneo alleggerimento della eccessiva severità di alcune prescrizioni) e di inviarlo per la pubblicazione alla Gazzetta Ufficiale dello Stato Italiano senza aspettare che la Regione approvi il PPU.
Ci si augura inoltre che la crisi economica iniziata nel 2008 e la recente disfatta elettorale di alcuni partiti facciano rivedere alla Regione Umbria ed al Comune di Marsciano la loro forte opposizione al decreto di vincolo. Le associazioni approfittano di questa occasione anche per invitare le autorità competenti a vincere i piccoli interessi particolari e locali e ad approvare senza indugio un PPU veramente serio che valorizzi al massimo il patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale dell’Umbria e che stimoli al massimo il turismo culturale ed enogastronomico proveniente dalle zone del mondo a ben più alta crescita economica di noi (Europa Nord-Occidentale, USA, India, Cina, Vietnam ecc.).
Ci teniamo a chiarire infine che le associazioni firmatarie del ricorso per silenzio inadempimento contro il MiBACT, depositato presso il TAR Lazio nel dicembre del 2016, speravano con quest’azione di rafforzare la posizione del MiBACT nelle trattative con il Comune e la Regione nella stesura del testo definitivo del decreto da adottare; evidentemente gli attuali vertici del MiBACT non hanno colto tale segnale. Auspichiamo per tale motivo che la Soprintendenza faccia pace con le associazioni, ritrovando in esse quell’alleato che negli ultimi anni ha combattuto molto per la tutela.

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