Desidero concludere quanto scritto in data 6/08/2018 ringraziando Tam Tam per la cortesia dell’ospitalità.
D ‘altra parte questa testata è un raro spazio di democrazia e confronto nella nostra città,  senza il quale saremmo più soli e intristiti.
Perché si comprenda che non sempre a Todi è andata così , vi racconto di un mio colloquio avvenuto negli anni ’70 del secolo scorso con una gentilissima signorina ultra ottantenne.
Si chiamava Teresa Salciarini,  detta Teresella. Abitava  a Porta Fratta. Molto spesso capitava che Teresa intonasse arie del repertorio verdiano e rossiniano. Una volta le chiesi come mai conoscesse  così bene l’ opera lirica.  Lei mi guardò e con aria di grande rispetto mi disse:”È stato l’amore di un signore per sua moglie”. Non capii. Poi mi informai : quel signore era Cesare Paparini. Sua moglie era Nera Marmora ( Gina Palmucci 1891-1924) celebre soprano, morta tragicamente dopo aver dato alla luce l’unica figlia, Luisa.
L’amore di Cesare Paparini contribuì alla rappresentazione di opere liriche a Todi ed insieme ad altri borghesi  favorì ciò che in seguito fu chiamato il Settembre Todino. Ad assistere a quelle opere , oltre ai palchettisti, detentori per se’ dell’uso dei palchi, c’erano i cittadini comuni gratuitamente ospitati nel logggione. Tra essi c’era Teresa, donna del popolo, ma con grande curiosità intellettuale.
Della famiglia  Paparini Pietro fu sindaco di Todi per due volte, tra fine ottocento e inizio novecento.
Cesare fu sindaco di Baschi e membro attivo della società Theatralia e nel dopoguerra membro onorario della Pro Todi.
Di essi non abbiamo lapidi in ricordo. Essi seppur “possidenti”, come si scriveva negli atti civili  di allora, mai persero la dignità di essere liberali,  sia con atti di magnanimità, sia servendo le pubbliche istituzioni, sia affrontando le domande poste dalla società.
La contemporaneità ci impone il sotterramento della memoria, come se tutto ciò che accade sia esclusivamente riferibile al qui a all’ora.
Per questo siamo più poveri nei sentimenti,  più interessati al proprio pittosto che a ciò che abbiamo in comune,  distratti con chi è diverso da noi.
Ma non sempre è stato così.  Anche a Todi.

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