domenica 19 agosto 2018

Home Lettere e Interventi Una nuvola bianca di esalazioni da industria insalubre

Una nuvola bianca si staglia all’orizzonte, polvere, ed esce dall’impianto di una ditta di S. Eraclio che produce catrame e ricicla rifiuti speciali che la normativa non a caso ha classificato come INDUSTRIA INSALUBRE DI I° CLASSE (Allegato al D.M. 5 settembre 1994 lett. b punti 13 e 27) previste dalle Leggi sanitarie.
Il fatto è che quella polvere, ed anche dei fumi diversamenti colorati, grigi, neri, bianchi ecc. che fuoriescono dalle ciminiere di questa industria insalubre (specialmente nelle prime ore del mattino), vengono rilasciati in atmosfera Il WWF chiede, in regola con le necessarie certificazioni/autorizzazioni?
Detti fumi odorigeni e nuvole pulverulente, non promettono nulla di tranquillizzante atteso che, per il noto fenomeno meteorologico che grava sull’intera conca del folignate, chiamato “inversione termica”, detto fenomeno non permette a quelle sostanze di disperdersi in atmosfera, ma le fa stazionare “in sospensione” a poche centinaia di metri d’altezza. Il gioco delle correnti poi, sempre presente, può trasportare queste sostanze disperse, in ogni dove, anche interessando il vicino centro abitato di S. Eraclio (ma non solo).
Il fall-out, inizialmente in quota (di queste sostanze gassose e pulverulente), viene poi disperso per ricaduta e gravità, “spolverando” tutte le case circostanti, anche a qualche chilometro di distanza.
La preoccupazione principale di questo “pesante” e puntuale intervento da parte del WWF, deriva dalla conoscenza del tipo di lavorazione e dei possibili inquinanti volatili presente nel fresato d’asfalto, ovvero conglomerato bituminoso recuperato mediante fresatura degli strati di rivestimento stradale, frantumazione delle lastre provenienti da squarci di pavimentazioni asfaltiche, blocchi provenienti da lastre asfaltiche, e conglomerato bituminoso proveniente da scarti di produzione e sovra-produzione.
Rifiuto speciale quindi, che è bene specificare, non viene lavorato “in situ” di cantiere stradale. Quando allora si va a riciclare catrame/bitume, fresato dalle strade, è di solare evidenza che si “raschia” trasporta, deposita, macina, e rimiscela tutto quello che in superficie sull’asfalto di trova, compresi amianto/asbesto, polveri sottili da combustione, olii esausti, polveri di pneumatici, tutte sostanze volatili pericolose e sicuramente dannose alla salute, ovunque esse siano state raschiate in ogni parte d’italia, il risultato sarà sempre il medesimo.
Se poi tutto questo viene stoccato all’aperto per anni interi, senza coperture o debite cautele e/o impianto di abbattimento polveri, come nel caso di specie, ecco se si creano montagne di rifiuti alte anche oltre 30 metri d’altezza, per una cubatura mostruosa di circa 700.000 metri.
Già il processo industriale di miscelazione, che prevede l’impiego di sostanze altamente nocive, presenta degli aspetti critici per il tipo di lavorazione, ancor di più lo diventa quando tale processo non si limita alla lavorazione da materie prime, ma tratta, deposita e ricicla, sfridi e fresato stradale derivante dalla decorticatura del manto stradale. Trattasi quindi di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, a secondo delle certificazioni ottenute sui campioni sottoposti ad analisi.
Migliaia di processi non hanno mai chiarito in maniera definitiva la pericolosità e la legittima lavorazione di detta tipologia d’impianti, occorre quindi massima cautela e analizzare caso per caso, i primi segnali sono senz’altro preoccupanti.
IL WWF di Perugia, ha già chiesto e segnalato al Comune di Foligno di veriificre l’emissioni pulverulente ed odorigene da questa industria insalubre, che le foto ben descrivono chiaramente, chiedendo una serie di ispezioni a sorpresa, atte a verificare la rispondenza tra le lavorazioni effettuate e quelle autorizzate, con la verifica urbanistica di tutte le installazioni fisse, mobili con riguardo anche ai corpi di fabbrica. Chiede, a fronte di eventuali illeciti di natura amministrativa e/o in ipotesi penale, il sequestro degli impianti e l’eventuale emissione di Ordinanza Sindacale di chiusura/sospensione lavori, fino ad ottemperanza di quanto eventualmente prescritto/rilevato, se del caso.
Chiede ad ARPA Umbria, l’istallazione di una adeguata centralina mobile di monitoraggio (per un congruo periodo di rilevazione) con i sensori/campionatori idonei al tipo di inquinanti/sostanze che ragionevolmente potrebbero essere prodotte da un impianto di questo tipo.
Il WWF, per il tramite del suo Avvocato Valeria Passeri, ha già avanzato istanza di accesso agli atti al Comune di Foligno per il riscontro documentale, di autorizzazioni urbanistiche e sanitarie, per la verifica della Valutazione d’Impatto Ambientale e dell’Autorizzazione Unica Ambientale, dei progetti e dei macchinari presenti, per la verifica di tutto l’iter autorizzativo obbligatorio e necessario.
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