La crisi che si sta propagando nel settore dell’igiene ambientale in Umbria è la conseguenza del mancato aggiornamento del piano regionale dei rifiuti, che risale ormai al 2009 e che era incentrato sul conferimento in discarica degli scarti non più utilizzabili, derivanti dalla lavorazione degli impianti delle varie aziende che operano nel settore. Si rende, perciò, necessario ed urgente un incontro con le Istituzioni. Bisogna aprire una discussione costruttiva finalizzata a dare concrete risposte ai lavoratori e ai cittadini per un servizio diffuso e di qualità.
Ciò potrebbe portare ad un’imminente saturazione delle discariche restanti (Le Crete, Belladanza e Casone, gestite rispettivamente da ACEA, SOGEPU e VUS), che si ripercuoterà inevitabilmente sul destino dei rifiuti in Umbria, delle aziende e dei lavoratori e lavoratrici che vi operano.
Oggi parte dei rifiuti umbri, il 50 per cento della FORSU (Frazione organica del rifiuto solido urbano) viene conferito fuori regione, con notevoli aggravi di costi (9 milioni di euro solo nel 2017), che, alla fine, ricadranno giocoforza sui cittadini umbri.
Se non si procederà rapidamente alla revisione del piano regionale dei rifiuti, si andrà incontro ad inevitabili disservizi, con gravi ripercussioni sui cittadini, sulle tariffe e sui livelli occupazionali.
La Regione Umbria, in primis, e l’Auri continuano a non decidere quali siano le politiche da intraprendere, non consentendo ai gestori piani industriali tesi a veri investimenti in ambito impiantistico. Da ciò deriva che la gestione dei rifiuti è diventata sempre più un problema di rilevanza locale e nazionale, che coinvolge tutti i cittadini, le amministrazioni, le realtà sociali, fino ad arrivare alle politiche di gestione del territorio. L’Umbria necessita di un nuovo piano regionale dei rifiuti e, senza prendere scorciatoie, è necessario percorrere la strada dell’innovazione, della ricerca, della qualità ambientale e sociale. Per contrastare il declino si dovranno favorire filiere che riducano gli imballaggi, recuperino la materia, riutilizzino (sfruttando di più e meglio) anche il biodegradabile, che in questa regione viene prodotto ma non adeguatamente utilizzato.
Bisogna incentivarla attraverso sistemi adeguati per i cittadini-utenti, senza minimamente dimenticare la salvaguardia della sicurezza e della salute degli operatori, oggi chiamati ad un ritorno smisurato a sistemi di manualità e quindi ad aumenti dei costi di gestione.
E’ necessario favorire atteggiamenti, abitudini e comportamenti civili, responsabili e virtuosi di ogni cittadino, volti a produrre meno rifiuti e a differenziare e riciclare di più. Questo deve essere incentivato da una politica fiscale mirata, che segua il principio che chi più produce rifiuti, più paga e chi più inquina, più paga”.
Per questo la Fit Cisl Umbria chiede che si apra una discussione tra le parti sociali interessate, ovvero Istituzioni e Amministrazioni locali, Gestori del servizio e Organizzazioni Sindacali.

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