Lo studio Landscape & Food Lab ha ritrovato piantate a 1.000 metri di altezza; un progetto prevede l'impianto di 100 ettari e 3 cantine "del Sindaco"; prima microvinificazione alla cantina sperimentale dell'Istituto Agrario di Todi
progetto viva viticoltura valnerina

C’è una viticoltura eroica anche in Umbria. Dove con il termine eroica non si fa riferimento solo ad una coltivazione difficoltosa, in altitudine ed in aree di difficile gestione ma anche, nel caso in specie, ad una progettualità e ad una passione che parte dalla ricerca nel passato per disegnare una prospettiva futura ad un territorio.
Il territorio è quello della Valnerina, tanto bello e ricco quanto difficile dal punto di vista agronomico, un territorio più volte ferito dal sisma, con le comunità locali profondamente segnate ma mai dome.

E’ da qui che viene una storia ed un progetto che merita attenzione. “Lavorando e percorrendo questo territorio per venti anni – spiegano allo studio Landscape & Food Lab – ci siamo resi conto della presenza di numerosi residui di piantate con viti maritate che ci hanno indotto a studiarne la storia attraverso gli statuti comunali, apprendendo che in queste zone erano presenti di Pecorino, Trebbiano Spoletino, Aleatico ed altri”.
Attraverso questa ricerca sono stati trovati vigneti a 1.000 metri di altezza, una biodiversità agricola interessante e promettente. Da lì gli agronomi dello studio Landscape sono partiti per un progetto unico nel suo genere in Umbria.

Nei giorni scorsi è stata aperta la prima bottiglia del progetto “VI.VA Viticoltura in Valnerina”, 50 bottiglie di vino da viti maritate di Pecorino di una piantata di oltre 200 anni di Villa Collescille, in prossimità del Monastero di Sant’Eutizio, nel territorio di un priorato del 600 dopo Cristo, che gestiva il centro dell’Appennino da Spoleto, Norcia ad Ascoli fino Teramo.
Fortemente simbolico anche il luogo scelto per l’apertura della “primogenita”: il ristorante Guaita, nella struttura temporanea realizzata dai proprietari, due giovani che ce la mettono tutta per andare avanti in attesa della ricostruzione del complesso monastico.

“L’obiettivo del progetto – spiega Andrea Sisti, titolare dello studio e agronomo di fama internazionale, presidente dell’associazione mondiale degli agronomi – è di popolare i diversi territori della Valnerina alla varie fasce altitudinali: 1.000 metri, 600 metri, 400 metri per una superficie complessiva di circa 100 ettari. Previste anche tre cantine del “Sindaco”, cioè pubbliche, in grado di poter costruire una vera comunità del vino estremo”.

Quello appena nato, vinificato nella Cantina sperimentale dell’Istituto Agrario di Todi, partner di questo percorso culturale, è dunque un vino per il futuro delle comunità dell’area del cratere sismico e della ricostruzione. “Le vigne – spiega ancora Sisti – con il cambiamento climatico saranno sempre più in alto, soprattutto nel centro sud: Villa Collescille, con i suoi 980 metri sul livello del madre, ne è un esempio. Siamo solo all’inizio – commenta Sisti. Il laboratorio di ricerca Landscape & Food Lab e la cantina dell’Istituto Ciuffelli hanno iniziato un percorso culturale che guarda lontano”.

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