La storica voce di "Tutto il calcio minuto per minuto" giovedì 17 gennaio al Ciuffelli-Einaudi; al termine dell'incontro proiezione del docu "Il sogno olimpico di Samia"
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Storie da ascoltare e da vedere, giovedì 17 gennaio, alle ore 11, all’Istituto Ciuffelli-Einaudi di Todi, con Riccardo Cucchi, storica voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”, ospite d’onore per parlare, a 80 anni dalla promulgazione delle legge razziali, di campioni di sport discriminati e perseguitati.

Campioni famosi e osannati fino al giorno prima subito dopo messi ai margini di ogni manifestazione, per poi finire in prigione e, in alcuni casi, nei campi di sterminio. Tra questi Erno Egri Erbstein, allenatore del grande Torino, Arpad Weisz, allenatore del Bologna, Raffaele Jaffe, presidente del Casale campione d’Italia nel 1914, Renato Sacerdoti, fondatore della Roma, Leone Effratti, pugile romano.

Cucchi ne ricostruisce le vicende sportive, personali e familiari e le racconta con il giusto equilibrio tra tristezza e commozione, contestualizzando quelle vicende con la correttezza e la professionalità che gli sono proprie. Con lui anche Luca Cardinalini, giornalista di Rai Sport, ugualmente appassionato narratore di storie ai più sconosciute.

Al termine dell’incontro, che si inserisce nelle iniziative promosse dal polo tecnico-professionale tuderte nell’ambito della ricorrenza della “Giornata della Memoria”, seguirà la proiezione del docu-film “Il sogno olimpico di Samia”, alla presenza dell’autore olandese Angelo van Schaik, resa possibile dall’interessamento del regista Francesco Cordio, direttore del Festival Internazionale dei Diritti Umani, nell’ambito di una cui edizione è stato proiettato. Il “corto” racconta la storia dell’atleta somala Samia Yusuf Omar, che visse il suo momento di gloria correndo la corsa olimpica nel 2008, anche se arrivò ultima.

Per la giovane atleta cresciuta a Mogadishu, capitale di un Paese devastato da una guerra civile, correre i 200 metri a Pechino rappresentò la realizzazione di un sogno. Partecipare alle Olimpiadi per lei era più importante che vincere.
Samia diventò un’eroina, in Somalia e nel mondo. Due anni dopo, nel 2012, si imbarcò su uno dei tanti barconi, pieno di rifugiati che attraversano il Mediterraneo, dove perse la vita in mare a causa dell’avaria dell’imbarcazione.
Nel documentario il destino di Samia si incrocia con quello di Abdul, anche lui impegnato a correre per realizzare il suo sogno. E proprio a Todi riuscì a trovare qualcuno in grado di aiutarlo.

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