L’Associazione Gestori e Costruttori Apparecchi da Intrattenimento, vorrebbe una revisione delle norme per contrastare il gioco d’azzardo
Produttori slot contro slot

Le slot devono tornare ad essere gioco d’intrattenimento se davvero si vuole essere concreti in tema di contrasto al gioco d’azzardo e alle ludopatie. Lo ha sostenuto Benedetto Palese, presidente di Agcai, l’Associazione Gestori e Costruttori Apparecchi da Intrattenimento, durante una conferenza stampa organizzata di recente alla Camera dei deputati.

È stato l’arrivo delle multinazionali nel settore, secondo l’analisi di Agcai, a determinare la trasformazione portando anche nelle slot da bar i giochi da casinò e i programmi delle videolotterie stesse trasformando apparecchi pensati per l’intrattenimento in strumenti che spingono a giocare sempre di più e che spesso creano “azzardopatia”. La proposta avanzata dal presidente dell’Associazione dei Costruttori sarebbe di spingere verso un cambiamento delle caratteristiche tecniche dei classici giochi di slots, benché al momento non sia chiaro come potrebbero essere introdotte e quali possano essere tali modifiche, per riportarli in un ambito di intrattenimento che preveda anche piccoli premi in denaro.

Quello del gioco d’azzardo in Italia è un settore economico sempre in crescita negli ultimi anni. Nel 2017, secondo i dati ufficiali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, tra gratta e vinci, slot, scommesse sportive e lotterie di vario tipo gli italiani hanno speso quasi 102 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Di questa cifra, allo Stato vanno poco più di 10 miliardi di euro sotto forma di tasse e concessioni. Anche il gioco online ha fatto registrare una crescita del 26% rispetto ai valori del 2016 e addirittura un +59% confrontando il dato con il 2015.

Quasi la metà dell’intera cifra raccolta lo scorso anno (48,9 miliardi di euro per la precisione) è stata spesa per giocare alle slot e alle videolottery. Erano poco più di 360 mila gli apparecchi di questo tipo installati sul territorio nazionale a fine 2017 mentre a metà 2018 l’Agenzia delle Dogane ha annunciato di aver completato la dismissione del 35% prevista dalla legge portando il numero attuale a poco meno di 260 mila unità.

In Umbria, su poco più di un miliardo speso in gioco nel 2017, la raccolta di slot e Vtl ha raggiunto 718 milioni di euro e gli apparecchi in funzione nel territorio regionale erano 5.523. Per quanto riguarda i capoluoghi, a Terni ogni abitante in media ha speso 1.605 euro superando di poco Perugia che si ferma a 1.525.

A parte i numeri e le cifre in ballo, quelle che destano preoccupazione e spingono verso una politica più stringente nei confronti del gioco d’azzardo sono le conseguenze in ambito sociale. Sono sempre di più le richieste di aiuto e di intervento al sistema sanitario e agli operatori sociali per contrastare i fenomeni di ludopatia e gioco patologico che colpiscono i soggetti più a rischio e vulnerabili.

Anche il legislatore è intervenuto di recente sulla materia con l’approvazione del cosiddetto “Decreto Dignità” che regolamentano diversi aspetti delle modalità di offerta e fruizione dei giochi con vincita in denaro mentre molte regioni, tra le quali l’Umbria, sono state diffidate dal Codacons per aver prorogato l’entrata in vigore delle leggi regionali in materia di gioco che avrebbero dovuto porre paletti e argini al proliferare delle slot all’interno dei territori di loro competenza.

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