Dopo un servizio giornalistico quale quello di Rai Uno, ogni forza politica avrebbe dovuto avviare e alimentare un dibattito pubblico serrato per elaborare una via di uscita per Terni: infatti è stato dimostrato come la produzione dell’acciaio, avvenuta per decenni nell’assoluta mancanza di rispetto per l’ambiente, stia producendo un disastro ambientale senza precedenti in Italia e, forse, in Europa, con discariche siderurgiche e pezzi di fabbrica da cui cola cromo esavalente nelle falde acquifere, senza dimenticare le concentrazioni inaccettabili di metalli pesanti nell’aria, nei suoli, nelle acque dei fiumi, così come le uova alla diossina-PCB.
Le cose non cambieranno nemmeno in futuro, vista la blanda nuova AIA che la Regione sta predisponendo, mentre il fantomatico progetto di recupero scorie ancora ufficialmente non esiste o, se esiste, resta minimale: Terni è in un cul de sac.
Pochissimi hanno finora denunciato tale situazione, preferendo quasi tutti gli altri (politici a ogni livello, magistrati, prefetti, giornalisti, apicali delle categorie, inesistente società civile, etc.) posizioni ben più comode, sperando forse di non dover mai rispondere dei danni di una produzione immorale e dei relativi mancati controlli istituzionali: così, a fronte di un effimero e malato benessere, lasceremo in loco, per centinaia di anni, l’eredità di una pervasiva scia di veleni.
Dopo il servizio giornalistico di Rai Uno-TV7, quello che appunto ha tristemente fotografato la Conca quale “Valle dei veleni”, l’unico dibattito aperto è stato quello -a tratti surreale, ma sincero- tra il Movimento 5 Stelle e il Capo della Procura: tutti gli altri, zitti e mosca.
La Regione Umbria e il Comune di Terni hanno accuratamente evitato un confronto su quanto denunciato dai cronisti Rai, una condotta ingiustificabile, con un tirare a campare e una mancanza di coraggio che sono il male della politica.
Frattanto emergono sulla stampa alcune notizie, come il vivo interessamento sul caso “Valle dei veleni” da parte della Commissione bicamerale Ecomafie, nella certezza che, dopo decenni di indifferenza, la stessa Commissione parlamentare Antimafia possa presto pronunciarsi: credo irrinunciabile che, in quelle sedi, tra altre gravi anomalie, si valuti pure il concorso tra i reati di associazione per delinquere e di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Ciò anche in riferimento a quanto registratosi sul fronte dei rottami, con un’estesa rete corruttiva e un significativo danno ambientale ed economico-sociale aggiuntivo a carico di lavoratori e cittadini tutti.

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