Nel VI secolo a.c., Alceo così definiva la Città: “ Non le case dai bei tetti, non le pietre delle mura ben costruite, non i canali né le banchine fanno la Città, ma gli uomini in grado di utilizzare l’occasione”, cioè, “in grado” di sviluppare la Città. Una connotazione costante nei secoli, che testimonia la vocazione al rinnovamento di ogni città, che non è solo “urbs” (un agglomerato di pietre messe ad arte) ma soprattutto è “civitas”, cioè l’insieme delle molteplici interazioni tra cittadini e istituzioni per governare i processi di “rigenerazione” urbana.
La “rigenerazione” di un centro storico è il progetto strategico per una “Città del futuro” che rispetti il passato e che si concretizzi nella vitalità economica e culturale e nella qualità della vita dei cittadini che “tornano” ad abitarci. Todi, come ogni città storica, è la stupefacente testimonianza delle culture che nei secoli si sono stratificate le une sulle altre per adeguare la città alle nuove esigenze economiche e sociali. Nel farlo si è espressa con un alto contributo artistico, armonizzando con il passato le nuove strutture formali. Ma paradossalmente, da quasi un secolo (e nonostante epocali cambiamenti) nella nostra città non ci sono più stati interventi di “rigenerazione” del tessuto urbano.
Una “impotentia generandi” celata dietro un’idea nostalgica di conservazione del patrimonio storico. Ma al di là degli irriducibili luoghi comuni, non vi è canone estetico che circoscriva l’arte urbana entro i confini di epoche predefinite, oltre le quali il nulla! E nel futuro? Quale testimonianza rimarrà del presente, della nostra capacità di rendere artisticamente eccellenti (volendo) anche le infrastrutture? Eppure ogni opera d’arte si “storicizza” in pochi decenni, valorizzando il passato con il futuro! Todi ha la necessità inderogabile di un progetto innovativo di viabilità, di parcheggi, di facile accessibilità, di nuovi modelli di crescita contro la desertificazione residenziale, di incentivi che riportino i cittadini ad abitare e lavorare comodamente nel centro storico:” con la terziarizzazione dell’industria high tech, culturale e creativa, attribuendo un ruolo di locomotore alla scienza, alla tecnologia, alla cultura.”( L. Ferrucci). Una città come ”luogo privilegiato dell’abitare e dello svolgersi della vita civica e sociale… lontano da modelli di anonime standardizzazioni” (S. Settis) – in cui sia“… garantita l’ordinaria accessibilità e abitabilità del centro storico, abbandonando la via elusiva e stanca degli eventi effimeri.” ( G. Severini).
Non possiamo illuderci che porti benessere l’abbandono dell’economia reale per una predatoria economia globale, che sia redditizio perseverare nella costruzione di zone commerciali o monofunzionali isolate dal tessuto urbano. Che ne faremo, fra 10 anni, degli orridi capannoni commerciali resi inutili dalle mutate realtà? Riportare la “mitica tovaglia” dal colle verso la pianura è l’ indizio del definitivo abbandono della città. Che ne sarà di Todi degradata a collodiana “Città dei balocchi”, campo di sagre e di bric-à-brac? A chi la responsabilità storica?… Lo so, l’infelice Cassandra, prevedendo la distruzione della città di Troia e la rovina di Micene, trovò ingloriosa fine. Lucignolo, invece, ebbe un gran seguito trascinando festosi fanciulli nella “Città dei Balocchi”: ma è breve il tempo per pianificare un futuro sostenibile. Tuttavia, Spes ultima Dea!

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