Pare non esserci fine al caos legato ai finanziamenti del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020: aziende e professionisti, oggi più che mai, si trovano in grandissima difficoltà.
Dall’inizio della legislatura, il M5S ha sollecitato l’assessorato attraverso atti di sindacato ispettivo, ma non si intravede luce in fondo al tunnel. Intanto le imprese agricole collassano sotto il peso di burocrazia e incertezze.

Nonostante mirabolanti annunci e spot pre-elettorali sin dal 2015, il dato di fatto resta uno: a marzo 2019, dopo cinque anni di nuovo PSR, sul totale di quasi un miliardo di euro di risorse solo il 30% sono state spese (https://cohesiondata.ec.europa.eu/programmes/2014IT06RDRP012).
Si consideri che, in parte, si tratta anche di ‘trascinamenti’, ovvero spese relative alla programmazione precedente. Dunque, la percentuale di spesa relativa al PSR 2014-2020 risulta ancora più bassa a meno di due anni dalla fine dell’attuale Piano.
E non ci si lasci ingannare da convegni e comunicati autocelebrativi -non da ultimo, sulla stampa odierna- in cui l’assessore fa sapere che altri 278 milioni sono disponibili per nuovi progetti e che l’impegno di spesa sarebbe arrivato al 70%: tra impegno e pagamento c’è di mezzo il mare. Le nostre imprese, molte in attesa addirittura da anni e strozzate dalle banche, lo sanno bene, mentre prosegue l’indegno scaricabarile sulle responsabilità tra Giunta Marini e AGEA -motivo per cui il Gruppo M5S reclama tuttora un organismo pagatore interno, come altre Regioni hanno già fatto.

Nel frattempo si avvicendano dirigenti che modificano unilateralmente i bandi, li sbagliano, li riscrivono, cambiano le regole in corsa, mentre le imprese agricole e i professionisti cercano di barcamenarsi in questa giungla burocratica, con conseguenze disastrose.
Enorme e crescente da anni il malessere degli agricoltori, molti dei quali in gravi difficoltà economiche e finanziarie. Costoro vivono ormai da tempo nella frustrazione, si sentono abbandonati e inascoltati anche da talune associazioni di categoria: naufragano progetti (magari già approvati in precedenza), per cui hanno impiegato enormi risorse di tempo, di energia e di denaro. Saltano investimenti milionari in Umbria e, con essi, le imprese, le storie familiari, le eccellenze produttive, i posti di lavoro. Gli agricoltori più fanno la fame o fuggono altrove.

Frattanto, con gli ultimi bandi di dicembre 2018, le risorse assegnate per le misure 4 e 6 si riducono ulteriormente, oltre a sfumare la possibilità di finanziare interventi fondamentali, quali la realizzazione di rimesse per gli attrezzi, di interventi di drenaggio, di manutenzione straordinaria delle strade poderali, solo per fare qualche esempio.

Incompetenza, approssimazione e totale mancanza di visione: ecco le catastrofiche matrici del PSR dell’Umbria.
In un quadro talmente confuso e sregolato, ci si domanda come dovrebbero e potrebbero sopravvivere, nel frattempo, le nostre aziende agricole, fondamentali per il tessuto economico regionale e nazionale.
Forse queste aziende dovrebbero attendere sine limite l’elargizione (a pioggia) dei fondi a ridosso delle prossime elezioni?
O forse dovrebbero sperare nella sostituzione dei dirigenti, con nuovi bandi, nella speranza che non contengano i soliti strafalcioni?
Interrogheremo di nuovo l’assessore, raccogliendo il grido di allarme degli agricoltori. Non finisce qui.

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