Bettona, Marsciano e Foligno sono oggetto di una dichiarazione, anche "pesante" in alcuni punti, di un consigliere provinciale di opposizione
Il biodigestore di Marsciano è tornato all'attenzione anche dei consiglieri provinciali, per bocca del consigliere provinciale di Perugia del Pdl Valerio Bazzoffia
“Le vicende estive legate al depuratore zootecnico di Bettona, la situazione del depuratore di Olmeto e non ultimo il rinvio a giudizio di molte persone in merito alla vicenda del depuratore di Foligno, inducono a fare almeno due considerazioni di ordine politico”.
“La prima – spiega in una nota -, è quella che è ormai certo che gestire impianti di trattamento rifiuti o reflui non è roba da dilettanti. Dilettantismo che però è stato determinato o voluto dalla politica stessa e il caso di Bettona risulta essere calzante.
La sinistra regionale e comunale, nel 1993, stipula una convenzione con gli imprenditori agricoli suinicoli della zona, per la gestione dell'impianto di disinquinamento di Bettona, con relativa di produzione di biogas e creazione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Ne derivano inquinamento e danno all’immagine di un territorio, gente in galera, economia zootecnica sull'orlo del fallimento.
I casi di Marsciano e Foligno – continua - non sembrano garantire miglior risultato, anche se la gestione è affidata a coloro che sono individuati e partecipati dalla politica regionale, come gli unici, o quasi, che assicurano i migliori servizi di igiene ambientale.
Il risultato “avvelenavano l'acqua e l'aria” (per citare un titolo riportato sulla stampa locale), e a Marsciano zootecnia in ginocchio, anche se il sindaco Todini tende a precisare che nel suo territorio non c'è stato disastro ambientale.
Su tutte queste situazioni, oltre alla carenza professionale per la gestione, evidenti carenze progettuali, riconducibili a politiche ambientali degli anni '90, che vedono la politica nelle mani di lobbies tecniche di assoluto monopolio. La conseguenza è che hanno sbagliato progetto e politiche”.
La seconda considerazione di ordine politico, chiama in causa l’Arpa (l'agenzia regionale di protezione ambientale), “che non solo risulta presumibilmente inadeguata al controllo, ma in alcuni casi, presumibilmente anche con i suoi massimi vertici, connivente con un sistema presumibilmente fuori legge”.
A questo punto Bazzoffia dispensa due consigli, “la politica regionale neo-democratica (nel senso Obamiano) si avvalga di tecnici professionisti e ripensi l'intero sistema di tutela ambientale, faccia fare invece ai politici il solo ruolo di controllo ed indirizzo. La politica regionale, prima o dopo le elezioni di marzo (meglio prima per il bene di tutti), “ripulisca” l'Agenzia Regionale di Protezione Ambientale dal dilettantismo dei riciclati e si doti di figure professionali di altissimo livello.
Si torni alla politica dei “professori”, almeno in questo caso, per il bene di tutti; se salta qualche testa forse non se ne accorge nessuno”.