La presenza all'interno del complesso della Archimede Solar Energy a Villa San Faustino di Massa Martana, di una piccola centrale elettrica a biomasse, suscita preoccupazioni nei residenti
La greeen economy che inizia a svilupparsi nella frazione San Faustino di Massa Martana, non piace a tutti.
A parte qualche
brontolio anonimo che parla di strade chiuse al traffico e di timore per eventuali necessità di accesso urgente alla frazione, di ecomostro che deturperebbe un'Abbazia romana e di ritardi nella realizzazione di parte degli impianti,
è la questione “aria” che sembra più agitare le acque.
Un neonato
Comitato spontaneo cittadino “Aria Pulita” , appositamente costituitosi, ha convocato una
pubblica riunione per dissertare sulla Centrale a biomasse, per ora sulla carta, che dovrebbe sorgere a Villa San Faustino nell’avveniristico sito industriale della Archimede Solar Energy (Angelantoni Industrie-Siemens), ove si fabbricano sofisticati componenti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, secondo la tecnologia messa a punto col contributo del premio Nobel, Prof.Rubbia.
Gli esponenti del Comitato partono dal presupposto che il territorio massetano è salubre, forse dimenticando di prendere in esame gli effetti di quello che attraversa l'etere e che a Massa certamente non meno di altri posti sta assumendo una dimensione sempre più grande: l'inquinamento elettromagnetico che promana dalla tante antenne e ripetitori che sembrano divenuti una costante anche del territorio Umbro.
Ma
l'inquinamento elettromagnetico non puzza quanto, secondo il Comitato, farebbero i fumi della Centrale a biomasse che secondo progettisti ed amministrazione comunale avrebbe come
combustibili esclusivamente quelli di origine vegetale vergine.
In vero
l’impianto, di cui ancora non si vedono le prime pietre,
sarebbe di piccole dimensioni, a supporto dello stabilimento principale, allorche’ questi, causa l’insufficiente irraggiamento solare non potrà essere, totalmente, elettricamente autonomo, essendo ora
riconsiderato per una produzione di 1 Megawatt anziché dei 5 inizialmente previsti e ciò
potrebbe fortemente ridimensionare la necessità di ricorrere a biomasse proventi da fuori territorio potendo essere sufficienti quelle che abitualmente si producono, e magari si bruciano, nei dintorni.
In allegato il comunicato del comitato