venerdì10febbraio 2012
TamTam Logo
Cronache italiane
CERCA:

Aggiornamento della Costituzione Italiana: ricominciamo dall'1

L'attuale primo articolo della Costituzione recita che: l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma ormai sono pochi quelli che credono che il lavoro abbia quella tutela che gli spetterebbe
di: 01/01/2010 - h 00,00

Il 2010 sarà tempo di riforme, il proponimento è vago, perché si può cambiare solo per cambiare, il più delle volte per dare fumo sugli occhi o, molto più spesso di quel si pensi, per mettere in piedi un bel business alla faccia dei soliti allocchi cittadini.
Si può poi cambiare a favore o contro qualcuno o qualcosa e si può cambiare anche la Costituzione dicono in molti.
Noi ci permettiamo di proporre un cambiamento, non formale ma solamente interpretativo, della carta Costituzionale italiana, per cercare di tornare allo spirito originario indicato dall’art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E’ già forse dopo più di 60 anni è tempo di tornare a parlare seriamente di lavoro.
E la prima questione è il trattamento fiscale del reddito da lavoro, che attualmente è contenuto in un sistema fiscale progressivo.
Un sistema che, per il reddito da lavoro, potrebbe configgere col disposto dell’art. 36 della stessa costituzione, là dove stabilisce che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.
Se, infatti, si parla di retribuzione lorda prima delle tasse, il sistema attuale sembra contenere sufficienti elementi di “giustizia”: per esempio la retribuzione straordinaria o notturna o festiva sembra rispondere all’esigenza di tenere in considerazione la qualità del lavoro intesa, in questo caso, come sacrificio aggiuntivo.
Ma quando andiamo a vedere l’ammontare dei soldi che arrivano effettivamente in tasca al lavoratore scatta subito il principio del prelievo progressivo.
Un principio progressivo mentre la costituzione parla, per il lavoro, di un principio proporzionale alla quantità ed alla qualità.
Due principi che sono tra loro in antitesi: con quello progressivo che va ad incidere sul quello proporzionale riducendone l’effetto fino ad annullarlo.
Un effetto che fa male alle tasche dei lavoratori, ma anche a quello del sistema generale perché più aumenta la progressività dell’imposizione o il lavoratore ha meno interesse ad impegnarsi o lo stesso richiede retribuzioni lorde sempre più elevate atte a compensare l’aumento di imposizione fiscale effettiva.
La progressività dell’imposizione, invece, dovrebbe continuare ad  avere come destinazione i redditi dei patrimoni, col fine anche di contrastarne l’accumulo oltre ogni ragionevole limite, o le attività meramente speculative.
Ursini assicurazioni
SPECIALI
Marchetti edilizia