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Da Perugia Vendola boccia il progetto Veltroni-Pisano

Il presidente della Regione Puglia è intervenuto al Festival Internazionale del Giornalismo
di: Lorenzo Marconi 17/04/2011 - h 18,35

Sono le 18 quando il presidente della regione Puglia sale sul palco del teatro Morlacchi, per il Festival del Giornalismo di Perugia,  tra applausi e qualche fischio motivato da quasi un'ora di ritardo. Giungono istantanee le scuse di Vendola "neanche fossi un pentito di mafia o un esponente della P2 avrei avuto questo dispiegamento di forze dell'ordine".
Il dibattito comincia con l'inevitabile ricordo del giovane Vittorio Arrigoni, definito da Vendola come "uno che si impiccia delle cose degli altri", sostenitore della verità.  E' proprio sul concetto della verità rivelata e necessità di astinenza dalla politica - politicante che si sofferma la riflessione del presidente nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà. Dopo aver sottolineato come "privo di fondamento" il progetto di Veltroni e Pisano e la politica attuale come "politica che puzza di morte" non manca di ricordare alla giovane platea l'importanza del referendum del 12 giugno.
"Il giornalismo italiano è polverizzato" prosegue Vendola, mettendo alla luce il fatto che si stia perdendo il fascino del collettivo redazionale. La precarietà dei giornalisti, vittime di un sistema che li "ricatta sulla qualità dell'informazione" e quindi sulla libertà stessa di pensiero. Libertà che, insiste Vendola, risulta essere molto scarsa anche per gli editori stessi. "Contestare Marchionne è come insultare il Papa", parlando del caso Pomigliano -  Mirafiori.
Citando Adriano Sofri, continua Vendola: "La modernità è un modello di conversione rispetto alle stragi di Fukushima" ricordando come, molto spesso, modernità coincida con attenzione ambientale.
Moderato dal giornalista Vittorio Zincone, giornalista del Corriere della Sera, l'intervento continua con un Vendola appassionato che cerca di spiegare cosa fosse successo in Puglia a seguito dello scandalo sulla sanità. L'importanza della donna in politica dove le cose "fatte con le donne vengono meglio" risulta essere caro a Vendola che afferma che l'unica manifestazione importante contro il governo Berlusconi è stata capeggiata proprio dal gentil sesso. "Se fossi eletto, per prima cosa abolirei la legge 30".
L'ultima parte del dibattito ruota sul tema dell'omosessualità, di come abbia affrontato la famiglia e il partito nel 1979. Non manca di ricordare l'attacco banale e ridicolo sollevato poco meno di un mese fà dal Giornale con la pubblicazione di una sua foto nuda che raffigurava un Nichi Vendola allora ventenne.
La conclusione è tipicamente vendoliana e romantica allo stesso tempo, riferito ai presenti che invita ad "astenersi dalla politica per praticare il pensiero".
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