Successo annunciato e teatro Morlacchi stracolmo, al Festival Internazionale del Giornalismo, per uno dei giornalisti più in vista del momento
. Marco Travaglio ha dato il meglio di sé, lanciandosi in un attacco sfrenato contro Berlusconi ed il suo governo, in quasi due ore di monologo.
Le prime parole del vice-direttore de Il Fatto Quotidiano lasciano capire da subito di che tipo di serata si tratterà: «Bunga-Bunga». E via nell’universo Berlusconi,
fatto di feste, starlette, intercettazioni, processi, escort, e chi più ne ha più ne metta.
«Un’anomalia del sistema informativo del nostro paese- attacca Travaglio- è che né il TG1 né il TG5 hanno mai, nemmeno una volta, utilizzato il termine Bunga-Bunga.
Le chiamano cene, feste, cercano qualunque appiglio lessicale pur di non nominare quel termine».
La privacy naturalmente garantisce che in casa propria ognuno possa fare ciò che vuole, «ma non se dentro casa si commettono reati. E’ come se un marito uccidesse la moglie in casa e poi dichiarasse: è casa mia, posso fare quello che voglio!»
L’attuale presidente del Consiglio non è naturalmente il primo ad essere coinvolto in scandali. Il suo precursore è stato quel Bettino Craxi che per primo, vedendosi accusato per corruzione, cominciò a prendersela con i magistrati. «Almeno Craxi si dimise da segretario del partito socialista, anche se andò in Parlamento a dire: qui rubiamo tutti. E passò come un atto di coraggio! Come se dire che lo facevano tutti lo discolpasse in qualche modo! I
n ogni caso- continua- nessuno si è mai permesso di attaccare le istituzioni come sta accadendo ora».
Recentemente Stefania Craxi, figlia dell’ex presidente del Consiglio, si è lamentata del fatto che nessuno credette a suo padre, mentre a Berlusconi credono ancora in molti:
«Indovinate perché? Berlusconi ha le televisioni. Oramai ci siamo assuefatti al fatto che ci sono centinaia di giornalisti stipendiati direttamente da lui, che
insieme agli altri trombettieri del suo partito vanno in televisione a giustificare tutto quello che fa e dice».
Se ha avuto «più di 100 processi, come dice lui (in realtà sono 24) un motivo ci sarà!».
Ma non si ferma certo al presidente del Consiglio, il giornalista di Annozero. Il one-man show continua.
Emilio Colombo: «Una persona indegna della carica di senatore a vita. Uno coinvolto in un giro di droga che si è giustificato dicendo che ne fa uso a scopo terapeutico». Bertolaso: «Considerato praticamente un santo laico fino a un paio di anni fa, fino a quando si è scoperto che chiamava un centro benessere di proprietà di Diego Anemone per
farsi dare la solita “ripassata” da una certa Francesca. E Matteoli lo difese: “E’ impossibile, ha troppo da fare per dedicarsi a certe cose”. Ma che spiegazione è?».
Scajola: «Poveretto, era convinto di aver comprato la casa sul Colosseo, invece gliel’aveva comprata Anemone. E lui non ne sapeva niente!». Frattini: «Ministro degli esteri a sua insaputa». Alfano: «Dice che 3 milioni di persone sono intercettate.
Sapete quanti sono gli intercettati in Italia? 6.000». Calderoli: «Ministro della Semplificazione che si è fatto riprendere mentre con un lanciafiamme dava fuoco a 375.000 leggi inutili.
Il totale delle leggi in Italia, tra utili ed inutili, ammonta a meno di 150.000. Ma cosa ha bruciato?».
La conclusione è un invito ai presenti a
«riattivare i neuroni, fare pulizie nelle teste, ci dobbiamo preparare ad un dopo. Dobbiamo chiedere un’informazione migliore, più trasparente e pulita. Si deve cercare di rompere il monopolio dell’informazione che si è venuto a creare.
Perché non è un danno per i giornalisti, ma per tutti i cittadini».
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