L'incremento delle addizionali irpef, disposto dagli enti locali, dimostra che è illusorio pensare che lo spostamento dell'imposizione in periferia responsabilizzi gli enti e determini una riduzione dell'imposizione
Nel 1999, anno della sua prima applicazione,
aveva garantito 156 milioni di euro ai circa 2.400 Comuni (pari al 30% del totale) che per primi l'avevano adottata.
Nel 2008, invece, i Comuni che se ne sono avvalsi sono stati 6.100 circa (pari al 75,7% del totale) e questa applicazione ha assicurato un
gettito complessivo di circa 2,6 mld di euro. Stiamo parlando dell' effetto economico avvenuto con
l'introduzione dell'addizionale comunale Irpef che in questi primi 10 anni di vita ha registrato un aumento del gettito di oltre il 1.500% (precisamente il + 1.566%).
E' questa la denuncia che emerge
da una analisi sui tributi locali condotta dalla CGIA di Mestre. In termini economici - sia a fronte dell'aumento dei Comuni che hanno adottato questa nuova imposta locale sia per l'incremento subito dalle aliquote - ciascun contribuente italiano ha dovuto corrispondere un importo medio che e' passato, in questi primi 10 anni, da 26 a 104 euro.
In termini percentuali sono le Marche (97,5% del totale) a presentare il piu' alto numero di Comuni che hanno adottato l'addizionale comunale Irpef. Segue il Lazio (92,6%), il Veneto (91%) e l'Emilia Romagna (90,8%). Chiudono la classifica la Sardegna (38,2%), il Trentino Alto Adige (5%) e la valle d'Aosta (2,7%).
In riferimento all'aliquota effettivamente applicata, sono sempre le Marche (aliquota pari a 0,586) a salire sul gradino piu' alto del podio. Segue il Lazio (0,537) e la Liguria (0,524). Anche in questo caso chiudono la graduatoria il Trentino Alto Adige (0,262) e la Valle d'Aosta