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Quanto è fondo il pozzo della crisi in Umbria

Sconsolata analisi della Confindustria, riflesso di una generalizzata diminuzione di fatturato delle imprese umbre anche se ce ne è una quota significativa che si sta espandendo; ulteriori 20 milioni di euro per la Cassa Integrazione in deroga
di: Bic 12/03/2010 - h 00,00
Con il quarto trimestre 2009 sono ben sei trimestri consecutivi, diciotto mesi, che l’industria manifatturiera umbra – una situazione non dissimile, tuttavia, a quella nazionale - risente delle conseguenze generate dal raffreddamento della congiuntura mondiale e si vede costretta a fronteggiare mercati in prolungata sofferenza.
Ai dati emersi dall’indagine congiunturale trimestrale svolta da Confindustria Umbria si legano le parole - all’insegna della preoccupazione, pur non chiudendo la porta alla speranza - del presidente dell’Associazione regionale degli industriali Umbro Bernardini. “Il 2009 - precisa Bernardini – è sicuramente un anno da dimenticare per le imprese manifatturiere umbre, sperando di riuscire a cancellarlo dalla memoria il prima possibile sull’onda di meno deludenti risultati che ci si augura di conseguire nel 2010. Ma si tratta di un auspicio più che di una aspettativa, anche perché i primi segnali che si colgono sui mercati non riescono ancora ad apparire incoraggianti”.
Nonostante alcuni segnali positivi di riavvio dell’attività provenienti dagli indicatori di tendenza (indicatori anticipatori), infatti, il rilancio per le imprese umbre sembra ancora incerto ed impalpabile.
Anche i dati di recente diffusi dall’ Istat che certificano una caduta dell’export italiano più pesante del previsto, consolidano il pessimismo di chi ritiene le difficoltà dell’economia regionale destinate a protrarsi ancora per qualche mese.
Nel complesso, le indicazioni raccolte con l’indagine sull’andamento, nel quarto trimestre 2009, delle imprese industriali aderenti a Confindustria Umbria, configurano, purtroppo, un trimestre deludente ed attese pessimistiche per il primo trimestre 2010.
Aspettative, dunque, di un perdurare delle difficoltà, con il rischio che il persistere della debolezza dei mercati induca a riconsiderare anche i programmi e le scelte di quanti avevano fin qui cercato di resistere. In questo caso, l’amplificazione della crisi sarebbe inevitabile e molto pericolosa per la tenuta complessiva delle imprese e dell’economia.
Tra tutti gli indicatori di riferimento per l’indagine di fine 2009 ce n’è uno solo con segno positivo, sebbene di debole consistenza e raccolto su base congiunturale: si tratta del risultato del quarto trimestre, nel comparto della carta, cartotecnica ed editoria.
Ma essendo questo un comparto che anticipa segnali di cambiamento e di intensificazione dei processi osservati,  è opportuno tenerlo presente nella speranza che la tendenza si estenda ad altri settori.
Qualche indicazione a sostegno della fiducia viene anche dalla constatazione che il 20 per cento delle imprese che hanno partecipato alla indagine sono riuscite ad espandere la produzione. Ed è altresì rilevante che permanga addirittura una quota, per quanto esigua, di imprese che dichiarano di aver accresciuto i livelli di attività produttiva in misura considerevole.
Sul versante opposto, c’è invece da registrare la consistente riduzione dell’area della cosiddetta stabilità, riferibile alle imprese che dichiarano di aver mantenuto gli stessi livelli di produzione del trimestre precedente (indicatore congiunturale) oppure dell’anno precedente (indicatore tendenziale). La contrazione della quota di imprese che riconosce di non essere peggiorata rispetto ai precedenti (e per lo più insoddisfacenti) risultati è già di per sé un aspetto, piuttosto preoccupante. Ad accrescere la preoccupazione, inoltre, il fatto che ben la metà delle imprese intervistate abbia lamentato riduzioni di attività produttiva rispetto ad un anno fa ed addirittura un quarto (il 25,8%) segnali di aver dovuto fronteggiare riduzioni di rilevante entità.
Il quadro complessivo, quindi, è quello di una pesante ed indesiderata chiusura d’anno, associata alla quale è anche una prima flessione dei livelli occupazionali,  modestissima mediamente per ciascuna impresa, ma generalizzata.
“Si tratta di un risultato – commenta il presidente Bernardini – che probabilmente anticipa un bilancio complessivo dell’occupazione nelle imprese attive in Umbria da ritenere piuttosto negativo ed insoddisfacente, malgrado gli sforzi sin qui compiuti dalle aziende per non privarsi di un capitale umano addestrato e competente”.  

Purtroppo in Italia si è sordi agli inviti ed alla logica che abbiamo più volte sollecitato su questo sito.
L'Italia deve ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni, oltre ad aumentare le deduzioni nell'Irap.
Allo stesso tempo, finanziando le riduzioni fiscali con la lotta all'evasione, dovrà porre fine ai «condoni fiscali».
È quanto si legge nella scheda dedicata all'Italia nel rapporto 'Obiettivo Crescità pubblicato dall'Ocse, in cui si sottolinea che il peso del fisco nel nostro Paese è decisamente superiore a quello dell'area degli altri Paesi industrializzati. In particolare, per un single a basso reddito e senza figli la pressione fiscale nel 2008 sì è avvicinata al 45%, mentre è sotto il 35% nell'area Ocse.
Per una persona sposata, con medio reddito e due figli, la tassazione supera il 35%, contro una media Ocse vicina al 27%.
La riduzione delle imposte alle persone che poi spendono e non usano i soldi per fare speculazioni è l'unica strada per rilanciare la domanda.

Qualche buona notizia tuttavia c'è.
La Regione Umbria, rappresentata dall’Assessorato alle Politiche del lavoro, ha sottoscritto ieri al Ministero del Lavoro l’accordo per l’ottenimento di ulteriori 20 milioni di euro con cui assicurare i pagamenti della Cassa integrazione in deroga che erano stati messi a rischio dal progressivo esaurimento delle risorse a disposizione. 
Al momento, rilevano dall’Assessorato regionale, si esprime contenuta soddisfazione per quanto si è riusciti ad ottenere, senza nascondere una cauta preoccupazione per l’anno in corso.
Si continuerà a trattare con il Governo centrale perché vengano assicurate ulteriori risorse che garantiscano la copertura delle esigenze che continuano ad essere rappresentate dal mondo del lavoro.
Negli uffici dell’Assessorato, vengono infatti registrate sempre più numerose e attuali richieste di esami congiunti da parte di nuove aziende. L’attenzione della Giunta regionale e del suo Assessorato al lavoro, si sottolinea, sarà sempre e continuativamente presente perché vengano garantiti i diritti dei lavoratori in una situazione di crisi che perdura e continua a destare preoccupazione.


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