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Verso impianti eolici di seconda generazione, l'Ue ci mette sei miliardi

Si richiede all'industria ed agli stati nazionali di contribuire con cifre importanti sin dal 2012
di: 11/06/2010 - h 00,00
Mentre l'Italia ha abolito di fatto gli incentivi che promuovevano l'istallazione di grandi impianti di energia rinnovabile, l'Unione Europea sembra accelerare nel campo dell'energia eolica, ed anche l'Italia di mezzo potrebbe usufruire di cospicui finanziamenti, se l'esperimento del “Tornado Like” sui Monti Sibillini umbro marchigiani dovesse corrispondere alle aspettative dei progettisti.
Il finanziamento potrebbe dare una svolta anche al progetto italiano, molto apprezzato all'estero, del "Kitegen"
Tuttavia tra i due fatti ci sono differenze notevoli, oltre il segno algebrico della manovra.
L'Italia ha soppresso gli incentivi che stimolavano l'istallazione di impianti con la tecnologia esistente, che erano stati previsti nella speranza che, dando basi ad imprese nazionali, si potesse mettere in moto anche un processo di sviluppo finalizzato ad istallare impianti con tecnologia sempre più raffinata e con costi, dell'energia prodotta, calanti.
Ora, l'UE, da Madrid, nel corso della conferenza Set Plan (Strategic Energy Technology Plan), ha lanciato una iniziativa europea eolica (Ewi) per sostenere il settore, mettendo sul piatto sei miliardi di euro da investire nei prossimi dieci anni in ricerca e sviluppo della road map eolica. I settori su cui si focalizzeranno gli sforzi riguardano lo studio di nuove turbine e componenti, la tecnologia offshore, l'integrazione della rete, la diffusione dell'offshore.
Per raggiungere gli obiettivi del piano: il 20% di energia elettrica fornita a partire dall'eolico nel 2020, il 33% nel 2030 e il 50% nel 2050, gran parte dell'investimento verra' fatto dall'industria privata, ma saranno necessari anche interventi da parte dell' Unione europea e degli stati membri. 
In una prima fase, entro il 2012, l'industria si impegnera' a coprire il 52% degli investimenti, mentre l'Unione Europea contribuira' per il 32% e per il 17% gli stati membri.
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