Nessuno ha parlato delle schede bianche e nulle e il dato non è disponibile neppure sul sito del Ministero: difficile pensare che questo vuoto di informazione sia da addebitare ad un'innocente distrazione
Un’appendice sull’analisi del voto.
I risultati, lo si è visto, sono stati sviscerati da ogni angolazione, spesso anche in modi perversi e complicati. Di una sola cosa, e molto più semplice, nessuno è stato in grado di rendere conto:
le schede bianche e nulle.
A nessuno è venuto in mente di analizzare questo aspetto delle votazioni. E a nessuno è venuto in mente anche perché
nessuno dei principali organi di informazione è stato anche soltanto sfiorato dall’idea di rendere pubblici quei numeri.
Di più: chi, come chi scrive, ha disperatamente cercato informazioni su queste forme di astensionismo secondario,
non ha trovato conforto nemmeno nel sito del Ministero degli Interni, che non rende disponibili esplicitamente questi dati.
Il computo allora è possibile solo sottraendo al numero dei votanti il numero dei voti validi: e anche così comunque
non è dato sapere quante siano le schede bianche e quante le nulle.
Un vuoto informativo, questo, che è spaventoso, ed imperdonabile, e che ha fatto sì che tutte le analisi prescindessero dal considerare
il numero, piuttosto cospicuo, di chi in modo diretto o indiretto ha scelto di non prendere parte al voto, rifiutando quindi di legittimare la rappresentatività di tutti i partiti in competizione.
E i numeri, se analizzati, non sono poi così trascurabili. Sia al Senato che alla Camera si sono superate le diecimila schede non attribuite: se si aggiunge a queste cifre il numero degli astensionisti (aumentato sensibilmente rispetto alle ultime consultazioni politiche),
si supera la quota di dieci milioni di italiani che si sono sottratti all’esercizio del diritto di voto.
Bisogna considerare poi che, per effetto degli sbarramenti previsti dalla legge elettorale,
oltre tre milioni di votanti non saranno rappresentati in Parlamento, i due terzi dei quali hanno votato ben consapevoli che il loro voto non avrebbe implicato rappresentanza:
un voto quindi che può essere accostato, nelle intenzioni, ad un non-voto.
Un voto, per dirla nei termini della campagna elettorale,
consapevolmente “inutile”.
Ognuno utilizza il pallottoliere come meglio crede: di certo
questo vuoto d’analisi, che insieme è vuoto di informazione e, verrebbe da dire, un’incrinatura nella trasparenza della nostra democrazia, difficilmente può essere imputato ad una innocente distrazione.