Studio presentato in questi giorni al congresso della Società europea di cardiologia
In occasione del
congresso della European Society of Cardiology (Esc) sono state presentate due importanti ricerche.
In verità
quella sull' impiego delle cellule staminali del midollo osseo per migliorare la funzionalità ventricolare, la qualità della vita e soprattutto la sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco, che arriva a quadruplicarsi, era già nota.
Le rilevazioni dei
risultati ottenuti è stata effettuata fino a cinque anni dopo il trattamento: tutti i parametri di misurazione della funzionalità cardiaca apparivano migliorati nei pazienti che avevano ricevuto le staminali e i risultati positivi venivano mantenuti nel tempo.
Il dato principale è la
diminuzione della mortalità a lungo termine nei pazienti trattati con cellule staminali, a confronto con quelli inclusi nel gruppo di controllo.
Dopo in media 4,6 anni dalla terapia, infatti,
solo 7 pazienti sono morti nel campione che ha ricevuto le staminali 'contro' i 32 del gruppo di controllo. In percentuale, il tasso di mortalità è risultato rispettivamente dello 0,75% e del 3,68% l'anno.
La novità è stata un'altra:
un farmaco frutto di una scoperta italiana: l'ivabradina, molecola innovativa.
I dati «sono davvero eccezionali - ha affermato Roberto Ferrari, presidente dell'Esc e direttore della Clinica cardiologica dell'università di Ferrara - soprattutto perchè chi era incluso nello studio già riceveva cure ottimali, come previsto dalle linee guida.
Si tratta inoltre di una molecola antischemica immediatamente disponibile, già utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici.
Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre
permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto a uno sforzo. Fino a oggi le opzioni di trattamento contro lo scompenso comprendevano cambiamenti nello stile di vita, dispositivi elettromedicali e chirurgia. In generale però tutti i pazienti con scompenso ricevono un medicinale. La terapia standard con beta-bloccanti ha migliorato la sintomatologia e ridotto la mortalità.
Ora il nuovo “medicinale – spiega Ferrari -
riduce la frequenza cardiaca di 8 battiti al minuto, che in un'intera giornata diventano 100 mila. Il cuore, in fondo, è un motore e se è un pò 'scarburato' si mantiene meglio se gira di meno».