Secondo la Uil nella struttura sanitaria ci sarebbero 800 medici e 1300 infermieri mentre il rapporto ottimale sarebbe uno a sette
Dopo il comunicato della Uil Fpl Umbria sulla riorganizzazione dell’azienda ospedaliera di Perugia i commenti si incentrano su una affermazione : “Sono 800 i medici e 1.300 gli infermieri, con un rapporto che molto differisce da quello ottimale di uno a sette, stimato per realtà sanitarie equiparabili a quella di Perugia per dimensioni e complessità.”
Ovvio che tutti si chiedano se sono troppi i medici per circa 983 posti letto: avendo 1.300 infermieri i medici dovrebbero essere, per il rapporto dichiarato ottimale, meno di 200. Oppure sono pochi gli infermieri che dovrebbero raggiungere il numero di 5.600.
La verità probabilmente è nel mezzo e viene da lontano visto che l’incidenza del personale sul bilancio, pari il 51 per cento, è la più bassa rispetto a quella di tutte le altre strutture del genere in Umbria, come riferito dal rapporto annuale emanato dall’Azienda, mentre la quota di contratti a tempo determinato interessa l’11 per cento degli operatori in servizio. Inquadramento, questo, che riguarda oggi 153 infermieri su 900, 60 operatori sociosanitari su 200, 7 tecnici radiologi su circa 80, 8 ostetriche su circa 30, 20 tecnici di laboratorio su circa 80 in servizio.
“Quella del personale sul bilancio, pari al 51 per cento, - ha spiegato Marco Cotone - è un’incidenza, parametrata alle aziende con la stessa mission, molto bassa. Un dato che deriva dal blocco dei contratti, fermi al 31 dicembre 2010.
Vorremmo, pertanto, riaprire un confronto con l’azienda ospedaliera, per definire una riorganizzazione delle attività assistenziali, migliorare la produttività e liberare risorse da destinare ad un tipo di contrattazione che assicuri il futuro dei nostri lavoratori”.
Ma anche i ricoveri impropri, e, di conseguenza, sovraffollamento della struttura, sono stati temi affrontati
È pari al 23,7 per cento, il numero dei ricoveri che hanno interessato pazienti ultraottantenni.
“Degenze ospedaliere – ha spiegato Bettelli – ‘improprie’, che potrebbero cioè essere evitate con la destinazione di queste tipologie di pazienti in strutture dedicate. Una diversa organizzazione dell’assistenza territoriale dovrebbe, infatti, destinare il Santa Maria della Misericordia a interventi di alta e altissima specialità.
È necessario evidenziare la congestione di alcuni servizi e di alcune attività dell’ospedale legate, appunto, al fatto che, anche per l’assetto complessivo del sistema sanitario regionale, non è stato possibile fino ad oggi rispettare pienamente la mission di questa azienda.
Auspichiamo che, anche attraverso delle scelte di politica sanitaria regionale che tengano conto della possibilità di utilizzare strutture alternative, questo obiettivo si possa raggiungere al più presto e l’ospedale di Perugia possa diventare punto di riferimento anche per le utenze extraregionali”.