Il prof Martelli punta a rendere autonono dall'Università e dall'Ospedale di perugia il servizio di ematologia puntando sulle biotecnologie
La Giunta regionale dell'Umbria ha adottato la proposta del nuovo Piano sanitario regionale 2009-2011, trasmessa ora al Consiglio regionale per l'esame e la definitiva approvazione e già cominciano le prime polemiche.
Il documento individua le scelte e le priorità fondamentali e identifica le esigenze di innovazione della legislazione sanitaria regionale.
L’ampia fase di partecipazione ha registrato, secondo l’assessorato, una coralità di consensi attorno alla proposta elaborata dall'esecutivo regionale, nella quale sono stati accolti suggerimenti e integrazioni emersi dal confronto.
Il documento è diviso in tre parti.
La prima parte è dedicata ai valori alla base del sistema sanitario umbro, che mette al centro la persona e conferma la sua natura universalistica, senza distinzioni di genere, età, reddito, lavoro. Rinnova, inoltre, l'impegno a garantire l'equità di accesso ai servizi sanitari e sociali a tutti i cittadini, con particolare attenzione per l'accessibilità alle fasce socialmente, economicamente o culturalmente disagiate.
La seconda parte definisce modello di governo, strumenti della programmazione e concertazione istituzionale e sociale. Per il modello organizzativo, con la semplificazione istituzionale introdotta dalla Regione attraverso la creazione degli Ambiti Territoriali Integrati (Ati) per la programmazione e gestione integrata di funzioni e servizi di livello sovracomunale, si definisce un impianto “a rete” fin dalla fase della progettazione, “garantendo, per il complesso regionale delle strutture, il raggiungimento dello standard di servizio prefissato e ottimizzando al tempo stesso l'organizzazione a livello aziendale”.
Nel documento, inoltre, si assegna all'Agenzia Umbria Sanità (“Aus”) il coordinamento dei piani aziendali e il monitoraggio degli interventi per garantire la coerenza della programmazione attuativa delle singole Aziende sanitarie rispetto al Servizio sanitario regionale.
La terza parte del documento contiene le linee strategiche del Piano Sanitario Regionale per il periodo 2009-2011: dalla prevenzione, intesa come promozione della salute, al potenziamento delle cure primarie, all'attivazione delle cure “intermedie” per la gestione delle patologie croniche e l'assistenza agli anziani, dall'integrazione dei servizi sociosanitari alla tutela dei diritti a fronte del disagio e dell'emarginazione, alla riabilitazione e ai vari livelli di assistenza (residenziale, semiresidenziale, specialistica). Definisce, inoltre, la riconfigurazione della rete ospedaliera, in cui il principio ispiratore è quello della specializzazione e della messa in comune di servizi.
Che qualcuno non sia proprio soddisfatto del piano lo dimostra che in contemporanea l'ipotesi di costituire a Perugia un Irccs, e cioè un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico sulle biotecnologie del trapianto che comprenda, oltre all'ematologia, unità di ricerca di base in microbiologia, farmacologia e chimica è stata rilanciata dal professor Fabio Massimo Martelli, direttore della sezione di ematologia ed immunologia clinica dell'università di Perugia, insieme ai suoi più stretti collaboratori ed a Franco Chianelli, presidente dell'omonimo comitato per la lotta alle leucemie.
Secondo Martelli ed il suo team di ricercatori, realizzare un Irccs “è indispensabile per implementare le attività di ricerca, avere accesso ad importanti finanziamenti senza aggravi per la sanità regionale, assicurare un futuro a tanti giovani ricercatori, impedendo la cosiddetta 'fuga dei cervellì, costituire un modello di eccellenza per altri settori della medicina e chirurgia in Umbria
Se l'obiettivo Irccs non dovesse essere raggiunto, si potrebbe andare incontro - è stato sottolineato nel corso dell'incontro - ad un severo ridimensionamento delle attività della stessa struttura di ematologia,” l'istituzione clinica e di ricerca più prestigiosa dell'Umbria» (negli ultimi cinque anni ha attratto finanziamenti, nazionali ed internazionali, pari a 3,2 milioni di euro, operando in costante collegamento con prestigiose istituzioni mondiali di ricerca sulle malattie del sangue, come l'istituto israeliano Weizman e l'università americana di Stanford).
Attualmente i laboratori sono dispersi in molteplici sedi, e la loro sistemazione razionale in un unico edificio denominato Creo (Centro ricerce emato-oncologiche), immaginata dal professor Martelli, sta segnando il passo.
Forse quest’ultimo dovrebbe essere al momento l’obiettivo primario da perseguire, perché la razionalizzazione della sanità umbra va nel verso opposto a quello di creare nuove strutture politico-burocratiche.