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    <title>Il TamTam - Feed RSS</title>
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      <title>Mafia e Stato: un testimone di giustizia racconta</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Generali/Cultura/Mafia-e-Stato--un-testimone-di-giustizia-racconta.aspx</link>
      <pubDate>Mon, 18 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
L&amp;rsquo;ultimo giorno del Festival Internazionale del giornalismo ha visto&lt;b&gt; in prima linea il tema della mafia&lt;/b&gt;. In mattinata, alla Sala Raffaello dell&amp;rsquo;Hotel Brufani, c&amp;rsquo;&amp;egrave; stata la premiazione del concorso giornalistico ideato dall&amp;rsquo;Associazione Ilaria Alpi&lt;b&gt; &amp;ldquo;Una storia da raccontare: Peppino Impastato&amp;rdquo;. &lt;/b&gt;Politico, attivista e conduttore radiofonico, venne assassinato dalla mafia nel 1978 con una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. &lt;b&gt;Il premio &amp;egrave; andato a Federico Alagna &amp;ndash;Peppino Impastato: la storia di una scelta- per la sezione &amp;ldquo;carta stampata&amp;rdquo;, &lt;/b&gt;mentre per la sezione &amp;ldquo;video&amp;rdquo; il premio &amp;egrave; stato assegnato a Enrico Tata e Ruggero Spataro che hanno presentato il documentario dal titolo &amp;ldquo;Peppino Impastato&amp;rdquo;. &lt;br /&gt;
In serata invece, in una Sala dei Notari gremita, c&amp;rsquo;&amp;egrave; stata la presentazione del libro &lt;b&gt;&amp;ldquo;Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone d&amp;rsquo;eccezione&amp;rdquo;&lt;/b&gt;. Francesco La Licata, La Stampa, ha scritto questo libro insieme ad un personaggio piuttosto scomodo: Massimo Ciancimino &amp;ndash;testimone di giustizia- figlio di Vito noto boss mafioso scomparso ormai nel 2002.&lt;b&gt; &amp;laquo;La sua &amp;egrave; una gran bella storia che andava raccontata &amp;ndash;dichiara La Licata-&lt;/b&gt; ma era opportuno che prima riferisse ai magistrati tutto quello che avremo scritto nel libro&amp;raquo;. Libro che racconta quarant&amp;rsquo;anni di relazioni segrete, occulte e inconfessabili, tra politica e criminalit&amp;agrave; mafiosa, tra Stato e Cosa nostra. &lt;b&gt;&amp;laquo;Racconta inoltre la storia di un uomo, Vito, che &amp;egrave; stato uno dei pochi a ricoprire tutte le cariche pi&amp;ugrave; importanti a livello istituzionale e non: &lt;/b&gt;capo mafia, sindaco di Palermo e politico di spicco della Democrazia Cristiana&amp;raquo; spiega Massimo. Intanto anche lui non se la passa di certo in maniera tranquilla: la settimana prossima avr&amp;agrave; il suo 129esimo interrogatorio dalla Procura di Palermo, &amp;egrave; stato arrestato per riciclaggio dei soldi di suo padre e condannato a 3 anni e 4 mesi. &lt;b&gt;E ancora &amp;egrave; indagato per concorso esterno, calunnia, corruzione e indagato di tenere rapporti con la &amp;lsquo;ndrangheta. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Nel finale alcune battute sul rapporto con il padre, figura impossibile da contrastare e per questo mai amato.&lt;b&gt; &amp;laquo;Ho aperto una tabaccheria e me l&amp;rsquo;ha fatta chiudere, ho aperto una discoteca e mi ha mandato il pizzo e poi la Guardia di Finanza&lt;/b&gt;. L&amp;rsquo;ho sempre contrastato sin da piccolo &amp;ndash;racconta- militavo nel Partito Radicale quando lui era in D.C., mi feci cacciare dalla scuola dei gesuiti perch&amp;eacute; volevo frequentare la scuola pubblica&amp;raquo; spiega.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;E&amp;rsquo; opportuno ricordare chi sono i veri eroi e le vere vittime della mafia: Falcone, Borsellino, Impastato e tanti altri ancora&lt;/b&gt;. Il problema &amp;egrave; che &amp;egrave; ancora un sistema di potere a 360&amp;deg; &amp;laquo;Come faccio a chiamare aiuto se a casa mia dopo Provenzano entrava tutto il mondo delle istituzioni? &lt;b&gt;Da carabinieri a ministri passando addirittura per i Cardinali&amp;hellip;&amp;raquo; conclude Ciancimino. Con questa amara riflessione si chiude il sipario.&lt;/b&gt;&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Cultura</category>
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    <item>
      <title>Da Perugia Vendola boccia il progetto Veltroni-Pisano</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Da-Perugia-Vendola-boccia-il-progetto-Veltroni-Pisano.aspx</link>
      <pubDate>Sun, 17 Apr 2011 18:35:21 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Sono le 18 quando il presidente della regione Puglia sale sul palco del teatro Morlacchi, per il Festival del Giornalismo di Perugia,&amp;nbsp; tra applausi e qualche fischio motivato da quasi un'ora di ritardo. Giungono istantanee le scuse di Vendola&lt;b&gt; &amp;quot;neanche fossi un pentito di mafia o un esponente della P2 avrei avuto questo dispiegamento di forze dell'ordine&amp;quot;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il dibattito comincia con l'inevitabile ricordo del giovane Vittorio Arrigoni, definito da Vendola come &amp;quot;uno che si impiccia delle cose degli altri&amp;quot;, sostenitore della verit&amp;agrave;. &amp;nbsp;E' proprio sul &lt;b&gt;c&lt;/b&gt;&lt;b&gt;oncetto della verit&amp;agrave; rivelata e necessit&amp;agrave; di astinenza dalla politica -&lt;/b&gt; politicante che si sofferma la riflessione del presidente nazionale di Sinistra Ecologia e Libert&amp;agrave;. Dopo aver sottolineato &lt;b&gt;come &amp;quot;privo di fondamento&amp;quot; il progetto di Veltroni e Pisano &lt;/b&gt;e la politica attuale come &amp;quot;politica che puzza di morte&amp;quot; non manca di ricordare alla giovane platea l'importanza del referendum del 12 giugno.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&amp;quot;Il giornalismo italiano &amp;egrave; polverizzato&amp;quot; prosegue Vendola,&lt;/b&gt; mettendo alla luce il fatto che si stia perdendo il fascino del collettivo redazionale. La precariet&amp;agrave; dei giornalisti, vittime di un sistema che li &amp;quot;ricatta sulla qualit&amp;agrave; dell'informazione&amp;quot; &lt;b&gt;e quindi sulla libert&amp;agrave; stessa di pensiero. &lt;/b&gt;Libert&amp;agrave; che, insiste Vendola, risulta essere molto scarsa anche per gli editori stessi. &lt;b&gt;&amp;quot;Contestare Marchionne &amp;egrave; come insultare il Papa&amp;quot;&lt;/b&gt;, parlando del caso Pomigliano - &amp;nbsp;Mirafiori.&lt;br /&gt;
Citando Adriano Sofri, continua Vendola: &amp;quot;La modernit&amp;agrave; &amp;egrave; un modello di conversione rispetto alle &lt;b&gt;stragi di Fukushima&amp;quot; ricordando come, molto spesso, modernit&amp;agrave; coincida con attenzione ambientale.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Moderato dal giornalista Vittorio Zincone, giornalista del Corriere della Sera, l'intervento continua con &lt;b&gt;un Vendola appassionato che cerca di spiegare cosa fosse successo in Puglia&lt;/b&gt; a seguito dello scandalo sulla sanit&amp;agrave;. L'importanza della donna in politica dove le cose &amp;quot;fatte con le donne vengono meglio&amp;quot; risulta essere caro a Vendola che afferma che l'unica manifestazione importante &lt;b&gt;contro il governo Berlusconi &amp;egrave; stata capeggiata proprio dal gentil sesso. &amp;quot;Se fossi eletto, per prima cosa abolirei la legge 30&amp;quot;. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
L'ultima parte del dibattito ruota sul tema dell'omosessualit&amp;agrave;, di come abbia affrontato la famiglia e il partito nel 1979. Non manca di ricordare l'attacco banale e ridicolo sollevato poco meno di un mese f&amp;agrave; dal Giornale &lt;b&gt;con la pubblicazione di una sua foto nuda che raffigurava un Nichi Vendola allora ventenne.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La conclusione &amp;egrave; tipicamente vendoliana e romantica allo stesso tempo, riferito ai presenti che invita ad &lt;b&gt;&amp;quot;astenersi dalla politica per praticare il pensiero&amp;quot;.&lt;/b&gt;&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Lorenzo Marconi</dc:creator>
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    <item>
      <title>Severgnini e Emmott, una chiacchierata sul futuro degli italiani</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Severgnini-e-Emmott-una-chiacchierata-sul-futuro-degli-italiani.aspx</link>
      <pubDate>Sun, 17 Apr 2011 17:15:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Entrambi hanno scritto un libro che parla degli italiani. Entrambi hanno collaborato all&amp;rsquo;Economist, uno come direttore e l&amp;rsquo;altro come redattore. Uno &amp;egrave; inglese, l&amp;rsquo;altro &amp;egrave; italiano. Stiamo parlando di Bill Emmott e Beppe Severgnini, che si sono ritrovati per&lt;b&gt; una chiacchierata tra vecchi amici di fronte al pubblico del teatro Pavone per la quinta edizione del festival del Giornalismo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
I due si sono alternati in&amp;nbsp; un gioco di ipotesi, cercando di intuire, da veri esperti dell&amp;rsquo;Italia e delle sue mille sfaccettature, &lt;b&gt;cosa succeder&amp;agrave; nel prossimo futuro.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Ipotesi: 2013, finisce il governo Berlusconi. What&amp;rsquo;s next? La sua sar&amp;agrave; una fine tranquilla, se ne andr&amp;agrave; in silenzio, oppure lascer&amp;agrave; facendo molto, ma molto rumore? Siamo sicuri che non rimarr&amp;agrave; al suo posto? Ma prima occorre &lt;b&gt;fare un passo indietro, per capire come mai il Cavaliere sia al suo posto da quasi vent&amp;rsquo;anni, e quali effetti abbia prodotto.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Emmott, autore di Forza, Italia spiega in maniera molto chiara perch&amp;eacute; il fatto che Berlusconi sia rimasto al potere per tanti anni sia risultato dannoso al paese: &amp;laquo;Quando un leader, sia esso il direttore di un&amp;rsquo;azienda o di un giornale o il capo del governo, &lt;b&gt;rimane allo stesso posto per troppo tempo, perde capacit&amp;agrave; di guida, e quelli sotto di lui smettono di seguirlo&amp;raquo;.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Secondo Severgnini, il fatto &amp;egrave; che &amp;laquo;Berlusconi ha capito come arrivare alla pancia delle persone. Per&amp;ograve; i grandi leader hanno il coraggio dell&amp;rsquo;impopolarit&amp;agrave;, basti pensare alla Thatcher in Gran Bretagna, mentre&lt;b&gt; lui ha un bisogno quasi fisico della popolarit&amp;agrave;, del consenso,&lt;/b&gt; vive per quello&amp;raquo;. La sua capacit&amp;agrave;, continua l&amp;rsquo;autore di un libro intitolato proprio La pancia degli italiani, &amp;egrave; quella di &amp;laquo;studiare gli avversari e capirne le debolezze. In questo lo definirei un rabdomante di debolezze umane&amp;raquo;. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ma allora, cosa succeder&amp;agrave; dopo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio di Emmott sul futuro del nostro paese &amp;egrave; tutto sommato positivo: &amp;laquo;Molto potr&amp;agrave; cambiare, credo e mi auguro che molte energie che ora vengono frenate avranno la possibilit&amp;agrave; di essere liberate.&lt;b&gt; L&amp;rsquo;Italia ha bisogno di aprire la finestra e far passare un po&amp;rsquo; d&amp;rsquo;aria pulita&amp;raquo;. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&amp;laquo;A mio avviso- replica Severgnini- la prima questione da risolvere appena se ne va Berlusconi &amp;egrave; quella dell&amp;rsquo;informazione pubblica e privata, in modo da evitare il rischio che in futuro una sola persona concentri in s&amp;eacute; tutto il mondo dell&amp;rsquo;informazione. &lt;b&gt;Bisogna fare in modo di cambiare il sistema che avvelena la macchina del consenso&amp;raquo;.&lt;/b&gt; Accanto al sistema informativo, per l&amp;rsquo;editorialista del Corriere della Sera si deve intervenire sulla legge elettorale, perch&amp;eacute; con quella attuale l&amp;rsquo;unico modo di governare un partito &amp;egrave; quello di possederlo, come fa il premier appunto.&lt;b&gt; Io vedo bene un sistema a doppio turno come quello francese,&lt;/b&gt; che poi altro non &amp;egrave; che quello usato per i nostri comuni oggi. Si pu&amp;ograve; fare tanto per il paese, l&amp;rsquo;importante &amp;egrave; imparare dai nostri errori&amp;raquo;. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ipotizzato cosa dovrebbe succedere nel dopo Silvio, la domanda che si pongono i due &amp;egrave;: &lt;/b&gt;potrebbe esserci un Berlusconi all&amp;rsquo;estero? La sua storia &amp;egrave; ripetibile anche altrove?&lt;br /&gt;
Per l&amp;rsquo;ex direttore dell&amp;rsquo;Economist Emmott &amp;laquo;potrebbe anche accadere, ma non durerebbe cos&amp;igrave; a lungo. La combinazione di populismo, possesso dei media, influenza del business si potrebbe anche replicare, &lt;b&gt;ma non arriverebbe mai a quasi vent&amp;rsquo;anni&lt;/b&gt;. Guardiamo Sarkozy, ad esempio: le sue caratteristiche non sono poi tanto dissimili da quelle del premier, ma la sua popolarit&amp;agrave; &amp;egrave; in picchiata e probabilmente non verr&amp;agrave; rieletto&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Siamo al Festival del giornalismo, e la conclusione offerta da Severgnini si appoggia sul mondo dell&amp;rsquo;informazione:&lt;/b&gt; &amp;laquo;Dobbiamo mettere in chiaro cosa significa fare giornalismo. Ormai &amp;egrave; passata l&amp;rsquo;idea per cui il giornalismo &amp;egrave; estensione della lotta politica. &lt;b&gt;Questo giornalismo naturalmente vende molto, perch&amp;eacute; alla gente piace comprare il giornale e leggere quello che vuol sentirsi dire.&lt;/b&gt; Invece bisogna ripartire dall&amp;rsquo;idea che il giornalismo &amp;egrave; un potere terzo, funziona quando una democrazia &amp;egrave; sana. Molti giornalisti oggi si comportano come camerieri. Dobbiamo avere il coraggio e l&amp;rsquo;orgoglio di tornare a fare il nostro mestiere&amp;raquo;.&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Lorenzo Maria Grighi</dc:creator>
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      <title>I giovani italiani e la scelta di restare</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Generali/Cultura/I-giovani-italiani-e-la-scelta-di-restare.aspx</link>
      <pubDate>Sun, 17 Apr 2011 16:01:44 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
I giovani italiani di talento &lt;b&gt;sono sempre pi&amp;ugrave; invogliati ad andare all&amp;rsquo;estero per cercare lavoro. &lt;/b&gt;C&amp;rsquo;&amp;egrave; qualche possibile antidoto alla fuga dei migliori, di coloro che voglio farsi spazio grazie alle proprie capacit&amp;agrave;, meriti e voglia di fare? La fuga all&amp;rsquo;estero &amp;egrave; un&amp;rsquo;esperienza, una scelta o una costrizione? Se lo sono chiesti al Festival del Giornalismo di Perugia.&lt;br /&gt;
A queste domande &lt;b&gt;hanno provato a rispondere al Centro Servizi Alessi, Simone Brunozzi, technology evangelist, Amazon, Alessandro Rosina, docente di Demografia presso l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; LUISS Guido Carli di Roma e Eleonora Valtolina giornalista e blogger. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Nella nostra societ&amp;agrave; ci sono degli ostacoli strutturali che impediscono ai nostri giovani di capitalizzare il proprio valore. &amp;laquo;Ma il problema risiede nei giovani stessi &amp;ndash;sostiene Rosina- le nuove generazione sono deboli ed hanno accettato passivamente questa situazione diventando complici e vittime allo stesso tempo&amp;raquo;&lt;b&gt;. Sul banco d&amp;rsquo;accusa ci sono, oltre alle nuove, soprattutto le vecchie generazioni &lt;/b&gt;che hanno contribuito all&amp;rsquo;aumento del debito pubblico. Anche lo Stato con le sue politiche continua ad avere una forte attenzione verso gli &amp;ldquo;anziani&amp;rdquo; essendo l&amp;rsquo;attuale classe dirigente e politica. In questa epoca &lt;b&gt;il capitale umano &amp;egrave; fondamentale e &amp;laquo;sarebbe opportuno investire sui giovani&lt;/b&gt;, a maggior ragione se sono pochi, com&amp;rsquo;&amp;egrave; il caso del nostro paese &amp;ndash;prosegue Rosina- ma da noi accade il contrario: si investe sui vecchi&amp;raquo;. &lt;br /&gt;
Questa tragica situazione provoca l&amp;rsquo;immobilit&amp;agrave; del paese e le vie d&amp;rsquo;uscita sono poche: &lt;b&gt;o continuiamo ad appoggiarci alla famiglia o ce ne andiamo all&amp;rsquo;estero.&lt;/b&gt; &amp;laquo;Un&amp;rsquo;esperienza oltre i confini potenzia certamente le capacit&amp;agrave;, ma non &amp;egrave; sempre del tutto positivo perch&amp;eacute; magari vanno via i migliori, quelli pi&amp;ugrave; bravi che invece servirebbero&amp;raquo; aggiunge Brunozzi. Ma uscire dall&amp;rsquo;Italia non &amp;egrave; mai cos&amp;igrave; semplice perch&amp;eacute; non sempre &lt;b&gt;i paesi extraeuropei lasciano &amp;ldquo;visti&amp;rdquo; al di fuori di quello turistico, oppure per il problema della lingua&lt;/b&gt;: in Italia conosciamo poco e male l&amp;rsquo;inglese. &amp;laquo;Un eventuale ritorno da un esperienza lavorativa estera non &amp;egrave; mai facile per la totale diversit&amp;agrave; con l&amp;rsquo;Italia a livello di stipendi e di trattamenti&amp;raquo; -sostiene Brunozzi che attualmente lavora nel campo della tecnologia a Singapore.&lt;br /&gt;
Da non dimenticare infine che &lt;b&gt;la nostra &amp;egrave;&amp;nbsp; &amp;ldquo;La Repubblica degli stagisti&amp;rdquo;&lt;/b&gt; -titolo del libro di Eleonora Valtolina- e per dirla alla Beppe Severgnini &amp;laquo;la nostra non &amp;egrave; una &amp;laquo;Repubblica fondata sul lavoro, ma sullo stage&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il nostro paese investe poco in ricerca e sviluppo, il 50% in meno rispetto ai paesi europei.&lt;/b&gt; I giovani dipendono ancora dalla famiglia ed &amp;egrave; piuttosto strano vedere che la nostra societ&amp;agrave; incentiva la dipendenza piuttosto che l&amp;rsquo;autonomia.&lt;b&gt; Purtroppo finch&amp;egrave; i giovani saranno percepiti come figli invece che come cittadini,&lt;/b&gt; il loro punto di riferimento sar&amp;agrave; sempre la famiglia e non lo Stato. Brunozzi alla fine pone una domanda al pubblico composto per lo pi&amp;ugrave; da ragazzi: &amp;laquo;Chi &amp;egrave; fiducioso nelle prospettive lavorative italiane&amp;raquo;?&lt;b&gt; Un 35/40% dei presenti sembra esserlo&amp;hellip;&lt;/b&gt;&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Cultura</category>
      <dc:creator>Marco Biscardi</dc:creator>
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    <item>
      <title>Perugia: carta bianca a Marco Travaglio</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Perugia--carta-bianca-a-Marco-Travaglio.aspx</link>
      <pubDate>Sat, 16 Apr 2011 18:32:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Successo annunciato e teatro Morlacchi stracolmo, al Festival Internazionale del Giornalismo, per uno dei giornalisti pi&amp;ugrave; in vista del momento&lt;b&gt;. Marco Travaglio ha dato il meglio di s&amp;eacute;, lanciandosi in un attacco sfrenato contro Berlusconi ed il suo governo&lt;/b&gt;, in quasi due ore di monologo.&lt;br /&gt;
Le prime parole del vice-direttore de Il Fatto Quotidiano lasciano capire da subito di che tipo di serata si tratter&amp;agrave;: &amp;laquo;Bunga-Bunga&amp;raquo;. E via nell&amp;rsquo;universo Berlusconi, &lt;b&gt;fatto di feste, starlette, intercettazioni, processi, escort, e chi pi&amp;ugrave; ne ha pi&amp;ugrave; ne metta.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Un&amp;rsquo;anomalia del sistema informativo del nostro paese- attacca Travaglio- &amp;egrave; che n&amp;eacute; il TG1 n&amp;eacute; il TG5 hanno mai, nemmeno una volta, utilizzato il termine Bunga-Bunga.&lt;b&gt; Le chiamano cene, feste, cercano qualunque appiglio lessicale pur di non nominare quel termine&amp;raquo;. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La privacy naturalmente garantisce che in casa propria ognuno possa fare ci&amp;ograve; che vuole, &amp;laquo;ma non se dentro casa si commettono reati. E&amp;rsquo; come se un marito uccidesse la moglie in casa e poi dichiarasse: &amp;egrave; casa mia, posso fare quello che voglio!&amp;raquo;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L&amp;rsquo;attuale presidente del Consiglio non &amp;egrave; naturalmente il primo ad essere coinvolto in scandali&lt;/b&gt;. Il suo precursore &amp;egrave; stato quel Bettino Craxi che per primo, vedendosi accusato per corruzione, cominci&amp;ograve; a prendersela con i magistrati. &amp;laquo;Almeno Craxi si dimise da segretario del partito socialista, anche se and&amp;ograve; in Parlamento a dire: qui rubiamo tutti. E pass&amp;ograve; come un atto di coraggio! Come se dire che lo facevano tutti lo discolpasse in qualche modo! I&lt;b&gt;n ogni caso- continua- nessuno si &amp;egrave; mai permesso di attaccare le istituzioni come sta accadendo ora&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Recentemente Stefania Craxi, figlia dell&amp;rsquo;ex presidente del Consiglio, si &amp;egrave; lamentata del fatto che nessuno credette a suo padre, mentre a Berlusconi credono ancora in molti: &lt;b&gt;&amp;laquo;Indovinate perch&amp;eacute;? Berlusconi ha le televisioni.&lt;/b&gt; Oramai ci siamo assuefatti al fatto che ci sono centinaia di giornalisti stipendiati direttamente da lui, che &lt;b&gt;insieme agli altri trombettieri del suo partito vanno in televisione a giustificare tutto quello che fa e dice&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Se ha avuto &amp;laquo;pi&amp;ugrave; di 100 processi, come dice lui (in realt&amp;agrave; sono 24) un motivo ci sar&amp;agrave;!&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
Ma non si ferma certo al presidente del Consiglio, il giornalista di Annozero. Il one-man show continua. &lt;b&gt;Emilio Colombo: &amp;laquo;Una persona indegna della carica di senatore a vita&lt;/b&gt;. Uno coinvolto in un giro di droga che si &amp;egrave; giustificato dicendo che ne fa uso a scopo terapeutico&amp;raquo;. Bertolaso: &amp;laquo;Considerato praticamente un santo laico fino a un paio di anni fa, fino a quando si &amp;egrave; scoperto che chiamava un centro benessere di propriet&amp;agrave; di Diego Anemone per &lt;b&gt;farsi dare la solita &amp;ldquo;ripassata&amp;rdquo; da una certa Francesca.&lt;/b&gt; E Matteoli lo difese: &amp;ldquo;E&amp;rsquo; impossibile, ha troppo da fare per dedicarsi a certe cose&amp;rdquo;. Ma che spiegazione &amp;egrave;?&amp;raquo;.&lt;b&gt; Scajola: &amp;laquo;Poveretto, era convinto di aver comprato la casa sul Colosseo&lt;/b&gt;, invece gliel&amp;rsquo;aveva comprata Anemone. E lui non ne sapeva niente!&amp;raquo;. Frattini: &amp;laquo;Ministro degli esteri a sua insaputa&amp;raquo;. Alfano: &amp;laquo;Dice che 3 milioni di persone sono intercettate. &lt;b&gt;Sapete quanti sono gli intercettati in Italia? 6.000&amp;raquo;&lt;/b&gt;. Calderoli: &amp;laquo;Ministro della Semplificazione che si &amp;egrave; fatto riprendere mentre con un lanciafiamme dava fuoco a 375.000 leggi inutili. &lt;b&gt;Il totale delle leggi in Italia, tra utili ed inutili, ammonta a meno di 150.000. Ma cosa ha bruciato?&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La conclusione &amp;egrave; un invito ai presenti a &lt;b&gt;&amp;laquo;riattivare i neuroni, fare pulizie nelle teste, ci dobbiamo preparare ad un dopo&lt;/b&gt;. Dobbiamo chiedere un&amp;rsquo;informazione migliore, pi&amp;ugrave; trasparente e pulita. Si deve cercare di rompere il monopolio dell&amp;rsquo;informazione che si &amp;egrave; venuto a creare.&lt;b&gt; Perch&amp;eacute; non &amp;egrave; un danno per i giornalisti, ma per tutti i cittadini&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Lorenzo Maria Grighi</dc:creator>
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      <title>Come festeggiamo i 150 anni dell’Unit&amp;#224; d’Italia?</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Generali/Cultura/Come-festeggiamo-i-150-anni-dell%e2%80%99Unita-d%e2%80%99Italia.aspx</link>
      <pubDate>Sat, 16 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Abbiamo ancora negli occhi le immagini delle celebrazioni per i 150 anni dell&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia. Festeggiamenti &lt;b&gt;nati sotto la cattiva stella delle polemiche e della faziosit&amp;agrave;&lt;/b&gt;, rivelatisi invece poi un grande successo, con un&amp;rsquo;inimmaginabile trasporto da parte di tutti gli italiani.&lt;br /&gt;
A raccontarci come sono andate le cose, al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, sono &lt;b&gt;Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera ed autore del best-seller La Casta assieme a Gian Antonio Stella, e Giuseppe Monsagrati, &lt;/b&gt;docente di storia del Risorgimento all&amp;rsquo;universit&amp;agrave; La Sapienza. Ad accompagnarli nella loro discussione Luca Sappini e Matteo Marchetti, giornalisti di Ribalta, Radio Popolare Roma.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Io ho notato un certo contrasto tra la classe politica, infastidita da queste celebrazioni, e l&amp;rsquo;entusiasmo della gente&amp;raquo; attacca Rizzo. &lt;b&gt;&amp;laquo;Ho visto una quantit&amp;agrave; di bandiere incredibile, e non sto parlando di Roma e Milano, ma dei piccoli paesi&amp;raquo;.&lt;/b&gt; In prima fila nell&amp;rsquo;attaccare questo anniversario era, come noto, la Lega. La quale per&amp;ograve;, ad avviso di Rizzo &amp;laquo;ha conosciuto uno dei suoi giorni pi&amp;ugrave; neri, si &amp;egrave; dimostrata far parte di una minoranza molto piccola del paese. Il nostro paese- continua- &lt;b&gt;&amp;egrave; l&amp;rsquo;unico che non celebra il giorno in cui &amp;egrave; nato.&lt;/b&gt; Festeggiamo il 25 aprile ed il 2 giugno che, paradossalmente, sono due momenti della nostra storia in cui il paese si spacc&amp;ograve; in due&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&amp;laquo;La memoria storica supera anche le contingenze della politica&amp;raquo;&lt;/b&gt; gli fa eco Monsagrati, secondo il quale la vera contestazione viene dal sud neoborbonico che dipinge gli eroi risorgimentali come dei malfattori. &lt;b&gt;&amp;laquo;In ogni caso sono rimasto piacevolmente sorpreso, mi aspettavo apatia, invece gli italiani hanno risposto con entusiasmo&lt;/b&gt;. Il merito lo attribuirei anche all&amp;rsquo;incredibile lavoro che ha fatto Napolitano per promuovere questa festa&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
Qualche tempo fa il ministro Calderoli afferm&amp;ograve; che l&amp;rsquo;azione di Garibaldi e dei Savoia ha fatto il male della Padania e del Mezzogiorno, che stavano benissimo come stavano. &amp;laquo;Ma non &amp;egrave; assolutamente vero- risponde Rizzo-&lt;b&gt; Il centro-nord di era gi&amp;agrave; inserito in un mercato aperto, libero, mentre al sud ancora regnava la chiusura&lt;/b&gt;. Per non parlare di infrastrutture, analfabetismo, mortalit&amp;agrave; infantile. Tutti dati che creavano un divario importante tra nord e sud&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Molte di queste affermazioni, secondo cui al sud si stava comunque bene, si basano sulla malafede- riprende Monsagrati- Al momento dell&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; il paese era proprio povero, mancavano strade, scuole, infrastrutture, tutto&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
A&lt;b&gt;d ogni modo, dice Rizzo, il continente europeo stava gi&amp;agrave; imboccando la strada della modernit&amp;agrave;, e l&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; era l&amp;rsquo;unico modo per seguirlo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Ma allora, come sta l&amp;rsquo;Italia 150 anni dopo?&lt;br /&gt;
&amp;laquo;Oggi si &amp;egrave; spenta la vitalit&amp;agrave; del paese- afferma Monsagrati- Si sta scivolando lentamente verso l&amp;rsquo;apatia. &lt;b&gt;Cos&amp;igrave; si sta spegnendo anche quella creativit&amp;agrave; che ha permesso all&amp;rsquo;Italia di diventare ci&amp;ograve; che &amp;egrave;&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La conclusione &amp;egrave; affidata a Sergio Rizzo: &amp;laquo;Girando per l&amp;rsquo;Italia mi sono reso conto della diversit&amp;agrave; che ci caratterizza. Ma &lt;b&gt;&amp;egrave; proprio questa diversit&amp;agrave; a tenerci insieme, c&amp;rsquo;&amp;egrave; un invisibile filo rosso che ci unisce tutti&lt;/b&gt;. In Italia non abbiamo niente: n&amp;eacute; gas, n&amp;eacute; petrolio, n&amp;eacute; diamanti. Abbiamo per&amp;ograve; le nostre bellezze, la nostra storia, la nostra cultura. Il problema &amp;egrave; che adesso la luce a spenti, e procediamo a tentoni&amp;raquo;.&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Cultura</category>
      <dc:creator>Lorenzo Maria Grighi</dc:creator>
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    </item>
    <item>
      <title>Come radio, Tv e giornali raccontano il calcio</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Come-radio-Tv-e-giornali-raccontano-il-calcio.aspx</link>
      <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 12:41:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font face="Arial, serif"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il calcio in Italia &amp;egrave; da sempre stato lo sport pi&amp;ugrave; seguito. &lt;/b&gt;Lo dimostrano i milioni di telespettatori attaccati ai propri schermi durante tutte le partite della loro squadra o della nazionale. Tra il pubblico e i giocatori per&amp;ograve; c&amp;rsquo;&amp;egrave; una fondamentale mediazione rappresentata dai giornalisti sia della radio che delle tiv&amp;ugrave;.&lt;b&gt; Del confronto tra i diversi modi di fare telecronaca, tra fasi storiche, espressioni diventate poi di uso comune &lt;/b&gt;e di neologismi calcistici, si &amp;egrave; parlato stamani alla Sala delle Colonne per la &lt;b&gt;quinta edizione del Festival Internazionale del giornalismo&lt;/b&gt;. All&amp;rsquo;evento hanno partecipato i grandi giornalisti del mondo del calcio, spiegando ad una platea numerosa ed entusiasta, lo sviluppo del linguaggio sportivo e i diversi modi di raccontare una partita. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il dibattito si apre con una ormai celebre frase: &amp;laquo;Clamoroso al Cibali&amp;raquo;, pronunciata dal radiocronista Sandro Ciotti &lt;/b&gt;in occasione della sorprendente vittoria del Catania sull&amp;rsquo;Inter per 2-0 allo stadio Cibali. Il primo a prendere la parola &amp;egrave; infatti Alfredo Provenzali voce storica di Radio Rai &amp;ldquo;Tutto il calcio minuto per minuto&amp;rdquo;, che s&lt;b&gt;piega come il ruolo del radiocronista sia quello di raccontare, non solo i fatti ma di far emergere anche le sensazion&lt;/b&gt;i, di non diventare il personaggio principale e di attuare la giusta mediazione tra giocatori e gli ascoltatori. A rappresentare il mondo della tiv&amp;ugrave; commerciale e pubblica ci sono Marco Civoli di Raisport, Maurizio Compagnoni di SkySport e Pierluigi Pardo di Mediaset. &amp;laquo;&lt;b&gt;Ci vuole un grandissimo equilibrio perch&amp;eacute; si deve fare attenzione a cosa si dice &lt;/b&gt;visto che in Italia il calcio ha un forte seguito&amp;raquo; sostiene Compagnoni. Pardo invece parla di un mix di &amp;laquo;equilibrio, rispetto e passione&amp;raquo; per fare una telecronaca che comunque non sar&amp;agrave; mai perfetta. &amp;laquo;Cerca di non fare danni&amp;raquo; era il consiglio di Bruno Pizzul a Marco Civoli.&lt;b&gt; Tutti i presenti si sentono piuttosto fortunati a fare questo lavoro, ma Giuseppe De Bellis -Il Giornale- spiega come sia molto difficile scrivere di una partita gi&amp;agrave; vista:&lt;/b&gt; in questo caso bisogna usare un linguaggio che permetta di leggere ugualmente l&amp;rsquo;articolo.&lt;br /&gt;
Nel corso degli anni la terminologia &amp;egrave; cambiata nettamente e Provenzali racconta un breve aneddoto risalente a 50 anni fa: &lt;b&gt;&amp;laquo;Il cuoio beffardo si stamp&amp;ograve; sul legno maligno&amp;raquo;, solo per dire che un attaccante della Fiorentina aveva preso il palo&lt;/b&gt;. Si deve parlare in maniera semplice cos&amp;igrave; da arrivare ad un pubblico pi&amp;ugrave; ampio, senza dimenticarsi della qualit&amp;agrave;. La differenza con il passato &amp;egrave; che ora si cerca di trasmettere le emozioni mentre prima si cercava solo di far vivere la partita attenendosi ai fatti. Ma &lt;b&gt;questa &amp;egrave; stata un&amp;rsquo;evoluzione naturale dal momento che &amp;egrave; cambiato anche il modo di relazionarsi degli sportivi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Prima della chiusura dei lavori i telecronisti si sono cimentati nella telecronaca della finale dei mondiali dello scorso anno tra Olanda e Spagna: &lt;b&gt;Civoli ha mostrato anche in questo caso la sua poca enfasi, tipica dei telecronisti Rai&lt;/b&gt;, mentre invece Compagnoni e Pardo, hanno dato l&amp;rsquo;ennesima prova della loro grandissima professionalit&amp;agrave; e bravura.&lt;br /&gt;
Certamente fare la radiocronaca o la telecronaca di una partita, o addirittura scrivere un commento il giorno seguente su un giornale &amp;egrave; un compito davvero complicato, ci vuole talento anche perch&amp;eacute; non &amp;egrave; un mestiere che si pu&amp;ograve; improvvisare. &lt;b&gt;Gli stili sono diversi e questo dipende anche dal carattere del singolo giornalista.&lt;/b&gt; La cosa per&amp;ograve; che unisce tutti &amp;egrave; la passione che non deve mai finire.&lt;br /&gt;
&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Marco Biscardi</dc:creator>
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    <item>
      <title>Mattanza Russa: sangue sulle notizie</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Mattanza-Russa--sangue-sulle-notizie.aspx</link>
      <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Gi&amp;agrave; il titolo della conferenza &lt;b&gt;- Mattanza Russa, Sangue sulle notizie -&lt;/b&gt; descrive la situazione che si vive in Russia, paese ad alto rischio per i giornalisti. Marcello Greco, giornalista del Tg3, apre il dibattito al Festival del Giornalismo di Perugia fornendo alcuni dati a riguardo: &lt;b&gt;dal 2000 al 2009 sono stati uccisi 19 giornalisti, oltre 190 dal 1992.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
Nel 2010 non ci sono state uccisioni, ma aggressioni s&amp;igrave;: a Mosca il 6 novembre &amp;egrave; stato&lt;b&gt; barbaramente malmenato e lasciato in fin di vita Oleg Kashin&lt;/b&gt;, reporter di Kommersant. &amp;Egrave; proprio lui ad iniziare la conferenza con la sua testimonianza raccontando dell&amp;rsquo;accaduto:&lt;b&gt; &amp;laquo;ho sempre percepito il pericolo anche se non mi aspettavo pi&amp;ugrave; di 50 bastonate&amp;raquo;.&lt;/b&gt; Due uomini lo hanno atteso sotto casa, di notte, e lo hanno colpito pi&amp;ugrave; volte mandandolo in coma per due settimane.&lt;b&gt; In fondo nemmeno lui sa spiegarsi le motivazioni&lt;/b&gt;, dal momento che la rivista per la quale lavora &amp;egrave; di stampo liberale ed i suoi editoriali non hanno mai preso posizioni scomode. &lt;b&gt;&amp;laquo;La mia penna &amp;egrave; diventata ancora pi&amp;ugrave; aggressiva, pi&amp;ugrave; aspra&amp;raquo;, prosegue Kashin&lt;/b&gt; ribadendo che non si deve stare in silenzio e non si deve aver paura. &amp;Egrave; scaramantico sul tema delle indagini: &amp;laquo;Non mi pronuncio, ma sono a buon punto. Ben presto si arriver&amp;agrave; ai loro nomi&amp;raquo;. &lt;br /&gt;
Il&lt;b&gt; dibattito prosegue con la visione di un documentario di Paolo Serbantini, giornalista e sceneggiatore cinematografico, sulla morte di Anna Politkovskaja&lt;/b&gt;. Ad intervenire &amp;egrave; un&amp;rsquo;altra giornalista, Oxana Chelysheva, minacciata di morte e costretta a non vivere pi&amp;ugrave; nel suo paese per la sua incolumit&amp;agrave;, ribadendo come la morte della collega sia direttamente connessa al primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov. &amp;laquo;Si poteva far luce subito sulla sua morte, anche una settimana dopo, ma l&amp;rsquo;atmosfera politica non lo consente. L&amp;rsquo;assassino &amp;egrave; certamente protetto&amp;raquo;. &lt;b&gt;Una voce fuori dal coro &amp;egrave; rappresentata da Nikita Barachev&lt;/b&gt; corrispondente in Italia della rivista Literaturnaya Gazeta: &amp;laquo;Non ho mai subito una censura, mai percepito una cosa del genere&amp;raquo; dichiara il giornalista, che scrivendo nel nostro paese non sente questo senso di chiusura che invece molti suoi colleghi subiscono.&lt;br /&gt;
I&lt;b&gt; giornalisti russi rischiano ogni giorno in nome di un&amp;rsquo;informazione libera&lt;/b&gt;, non filtrata che non abbia nessun legame con la corruzione. Al massimo ricorrono all&amp;rsquo;auto-censura preferendo il silenzio. Il problema si sta accentuando ancora di pi&amp;ugrave; vista la reale minaccia di una nuova forma di fascismo che sta emergendo nel paese&lt;b&gt;. Sembra strano se si considera il passato sovietico nemmeno poi cos&amp;igrave; lontano&lt;/b&gt;. Ma forse &amp;egrave; ancora pi&amp;ugrave; strano che un paese come la Russia, che ha acquistato la libert&amp;agrave; appena vent&amp;rsquo;anni fa, &lt;b&gt;risieda al 175esimo posto nella speciale classifica redatta da Freedom House relativa alla libert&amp;agrave; di stampa. &lt;/b&gt;&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Marco Biscardi</dc:creator>
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    </item>
    <item>
      <title>Cl, una delle lobby di Dio</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Cl-una-delle-lobby-di-Dio.aspx</link>
      <pubDate>Fri, 15 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Nel pomeriggio, al centro servizi G. Alessi, si &amp;egrave; tenuta - per il Festival del Giornalismo di Perugia, &lt;b&gt;la presentazione del libro di Ferruccio Pinotti, &amp;ldquo;Le lobby di Dio&lt;/b&gt;&amp;rdquo; insieme all'inviato in Italia per la rete televisiva tedesca Ntv. A confermare la scomodit&amp;agrave; dell'argomento l'assenza di Giacomo Galeazzi, La Stampa e Miguel Mora, El Pais&amp;nbsp; che &lt;b&gt;ha reso l'evento troppo scolastico e unidirezionale. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Nel nostro paese l'attenzione dei media &amp;egrave; molto attiva nei confronti del Vaticano, anche se i &lt;b&gt;giornalisti si limitano solo a raccontare al pubblico i fatti senza porre domande scomode &lt;/b&gt;per paure di critiche dal Vaticano stesso.&lt;br /&gt;
Il libro di Pinotti parte dal 1954, anno di fondazione di Comunione e Liberazione, spiegando il suo funzionamento e quello del suo braccio finanziario, &lt;b&gt;La compagnia delle opere: una rete di 34.000 persone con un fatturato complessivo di circa 70 milioni di euro&lt;/b&gt;. &amp;laquo;Entra dappertutto attraverso un sistema che ricorda la massoneria. E' un sistema olistico: si cresce, si studia, si sta sempre insieme. Ti prende dall'asilo e ti segue fino alla tomba&amp;raquo;.&lt;b&gt; Il problema &amp;egrave; che C.L &amp;egrave; un'assoluta garanzia di successo: lo dimostrano i numerosi giornalisti, politici o impresari&lt;/b&gt; che ne fanno parte. C'&amp;egrave; anche spazio per una critica frontale a Giovanni Paolo II, reo, secondo Pinotti, di aver aperto le porte a movimenti estremisti quali opus dei, neocatecumenali e, ovviamente, ciellini. &lt;b&gt;Si stanno formando delle Chiese nelle Chiese&lt;/b&gt;, quasi si volesse favorire uno scisma. Papa Ratzinger sta continuando con questa linea tesa a &lt;b&gt;&amp;laquo;espandere le nuove armate della Chiesa&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Comunione e Liberazione &amp;egrave; diventato un ascensore sociale forte che, in una societ&amp;agrave; in degrado,&amp;egrave; l'unica cosa che funziona. &amp;laquo;Se volete fare dei carrieroni, diventate ciellini.&lt;b&gt; Chiss&amp;agrave; se domani non vi troveremo al Tg1 o magari al Tg2&amp;raquo;,&lt;/b&gt; &amp;egrave; la provocazione lanciata ironicamente da Pinotti, a rimarcare un impianto ormai consolidato con tutto il mondo delle istituzioni.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;In fondo i ciellini non fanno niente di male, ma sorgono spontanee alcune domande:&lt;/b&gt; Cosa fanno? Perch&amp;egrave; si nascondono? E' chiaro che questa &amp;egrave; un'associazione segreta, una forma di massoneria moderna. Ma la soluzione potrebbe trovarsi proprio nella nostra Costituzione in cui il secondo comma dell' Art. 18 recita cos&amp;igrave;: sono proibite le associazioni segrete.&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
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    </item>
    <item>
      <title>Fotografare la guerra: come si rappresenta un conflitto?</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Fotografare-la-guerra--come-si-rappresenta-un-conflitto.aspx</link>
      <pubDate>Thu, 14 Apr 2011 16:05:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
La guerra si pu&amp;ograve; raccontare in tanti modi. Uno dei pi&amp;ugrave; efficaci, e sicuramente il pi&amp;ugrave; diretto, &amp;egrave; attraverso le immagini. Proprio per raccontare cosa succede nei conflitti di tutto il mondo nasce &lt;b&gt;la figura del fotogiornalista, capace di trasmettere con il proprio lavoro le atrocit&amp;agrave;&lt;/b&gt;, ma anche gli aspetti positivi se vogliamo, della guerra. &lt;br /&gt;
Ma come i giornalisti video e della carta stampata, &lt;b&gt;anche i fotoreporter devono fare delle scelte, &lt;/b&gt;e dall&amp;rsquo;esito di queste scelte deriva un determinato tipo di messaggio e di visione che si vuole mandare a chi guarda. &lt;br /&gt;
Ne hanno discuss&lt;b&gt;o al Festival di Perugia alcuni grandi giornalisti &lt;/b&gt;che hanno raccontato le guerre degli ultimi vent&amp;rsquo;anni, nell&amp;rsquo;ambito dell&amp;rsquo;incontro Landscapes of conflict, tenutosi al Centro Servizi Alessi.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Nella visione di Paul Lowe, direttore del master in fotogiornalismo &lt;/b&gt;al London College of Communication, fotografare significa evocare. L&amp;rsquo;obiettivo del fotogiornalista non si deve cio&amp;egrave; puntare sulle scene di guerra come propriamente le intendiamo, come pu&amp;ograve; essere ad esempio il soldato intento a sparare, bens&amp;igrave; su ci&amp;ograve; che sta intorno, le persone che subiscono gli effetti del conflitto, i paesaggi sventrati dalle battaglie, le rovine di quella che prima magari era una citt&amp;agrave; o un villaggio. &lt;b&gt;A testimonianza di ci&amp;ograve; il giornalista britannico&lt;/b&gt; ha mostrato alcune foto di altri reporter, alcune risalenti addirittura al XIX secolo. In questi lavori era evidente l&amp;rsquo;intento di mostrare la guerra attraverso il paesaggio, la natura, le persone. Emblematiche due foto: la prima, scattata durante la guerra di Crimea, mostra una strada deserta nella quale il passaggio dei soldati ha lasciato dei profondi solchi nel terreno; la seconda mette in mostra una madre ed il suo bambino per strada che guardano il cielo con aria terrorizzata, attendendo da un momento all&amp;rsquo;altro l&amp;rsquo;inizio dei bombardamenti.&lt;b&gt; Non vediamo n&amp;eacute; i soldati n&amp;eacute; gli aerei, ma ne avvertiamo la presenza.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Sulla stessa linea di Lowe anche Harry Hardie, &lt;b&gt;ex photo editor del The Times Luxx Magazine: &lt;/b&gt;&amp;laquo;La parte pi&amp;ugrave; interessante di una foto non &amp;egrave; ci&amp;ograve; che vediamo, ma ci&amp;ograve; che immaginiamo&amp;raquo;. Nella sua esperienza in Afghanistan Hardie ha voluto mostrare i soldati, ma anzich&amp;eacute; fotografarli in azione, li ha &amp;ldquo;sorpresi&amp;rdquo; nel sonno, mentre si riposavano dopo giornate di combattimenti. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Di diverso avviso Mishka Henner, fotogiornalista appena tornato dalla Libia.&lt;/b&gt; A suo avviso il fotogiornalismo si &amp;egrave; ridotto a ricerca dello spettacolo, dell&amp;rsquo;immagine in grado di colpire l&amp;rsquo;immaginario collettivo e di&amp;nbsp; comunicare il messaggio dell&amp;rsquo;atrocit&amp;agrave; di ogni guerra. Non &amp;egrave; questo, argomenta Henner, il lavoro di un bravo fotoreporter, bens&amp;igrave; quello di mostrare la guerra per quello che &amp;egrave;. &lt;b&gt;Per questo, citando l&amp;rsquo;esempio libico, riferisce di aver preferito puntare l&amp;rsquo;obiettivo sugli obiettivi strategici militar&lt;/b&gt;i, raccontando cos&amp;igrave; le dinamiche del conflitto nude e crude. Le emozioni saranno una conseguenza della bravura del giornalista nel raccontare fedelmente gli sviluppi della guerra.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Ospite della conferenza era anche Alfredo Bini, autore del progetto Trasmigrazioni&lt;/b&gt;, visibile alla Sala CERP della Rocca Paolina. Nel suo lavoro Bini mostra il viaggio di migliaia di chilometri sulla pista transahariana per la Libia, percorso obbligato per chi tenta di arrivare in Europa via Lampedusa. &lt;br /&gt;
&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Lorenzo Maria Grighi</dc:creator>
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    </item>
    <item>
      <title>Narcotraffico e giornalismo: o silenzio o morte?</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Narcotraffico-e-giornalismo--o-silenzio-o-morte.aspx</link>
      <pubDate>Thu, 14 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Il Messico &amp;egrave; oggi, insieme a Honduras e Pakistan,&lt;b&gt; il paese pi&amp;ugrave; pericoloso al mondo per i giornalisti.&lt;/b&gt; Nel 2010 ne sono stati uccisi 14 e 68 negli ultimi dieci anni. Con questi dati Cecilia Rinaldini, giornalista di Radio Rai, apre il dibattito al Festival del Giornalismo di Perugia sul Messico, il narcotraffico e il giornalismo dichiarando come inoltre ci sia uno &lt;b&gt;spaventoso aut-aut: o silenzio o morte&lt;/b&gt;. Le vie per i giornalisti messicani sono &amp;laquo;o stare zitti o se si racconta di narcotraffico si &amp;egrave; costretti a fuggire&amp;raquo;. &lt;br /&gt;
Qualcuno invece &lt;b&gt;&amp;egrave; rimasto l&amp;igrave; a denunciare i 45 mila morti di un paese dilaniato dalla guerra &lt;/b&gt;civile combattuta tra i cartelli di narcotraffico. Una di queste &amp;egrave; la giornalista e scrittrice Anabel Hernandez, &lt;b&gt;annunciata dalla Rinaldini come &amp;ldquo;la Saviano del Messico&amp;rdquo;,&lt;/b&gt; costretta a vivere sotto scorta per le sue numerose denunce relative al traffico di droga&amp;nbsp; e ai collegamenti con le autorit&amp;agrave; governative. La droga passa sempre per le vie messicane in cui c&amp;rsquo;&amp;egrave; l&amp;rsquo;organizzazione criminale pi&amp;ugrave; grande al mondo: il cartello di Sinaloa, capeggiata da Joacquin &amp;ldquo;el Chapo&amp;rdquo; Guzm&amp;agrave;n, fuggito dal carcere e latitante dal 2001. &lt;b&gt;&amp;laquo;Non lo vogliono catturare, al governo fa comodo, nonostante l&amp;rsquo;altissimo numero di morti in questi anni&amp;raquo;&lt;/b&gt;. La giovane giornalista messicana si dimostra estremamente forte, pur essendo consapevole che la sua vita &amp;egrave; costantemente appesa ad un filo.&lt;b&gt; Non ne vuole sapere di uscire dal suo paese perch&amp;eacute; rinunciare alla verit&amp;agrave;, cedere al denaro significherebbe condannare i futuri giornalisti a vivere in ginocchio di fronte ai narcotrafficanti.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
La conferenza prosegue con l&amp;rsquo;intervento di un&amp;rsquo;altra giornalista e scrittrice messicana, Cynthia Rodriguez, autrice di un libro che segnala quanto siano forti le relazioni tra il narcotraffico e la &amp;lsquo;ndrangheta calabrese e&lt;b&gt; quanto sia ingente il fatturato di queste organizzazioni criminali.&lt;/b&gt; La scrittrice segnala come poi non sia cos&amp;igrave; lontano dall&amp;rsquo;Italia il problema dei narcos, visti i stretti rapporti con la &amp;lsquo;ndrangheta e visto l&amp;rsquo;alto consumo di cocaina nella citt&amp;agrave; di Milano. &lt;b&gt;Nel 2006 il rapporto dei narcotrafficanti era con 16 paesi per poi salire fino a 50 nel 2010.&lt;/b&gt; &amp;laquo;Il Messico &amp;egrave; diventato il mostro che divora i suoi figli&amp;raquo; conclude la Rodriguez.&lt;br /&gt;
Si ritorna a parlare del criminale numero uno, &amp;ldquo;el Chapo&amp;rdquo; Guzm&amp;agrave;n, con Malcom Beith, anch&amp;rsquo;egli giornalista e scrittore. Se dapprima si pensava che fosse finito o fosse solo un&amp;rsquo;invenzione dei media, Beith ha poi potuto sperimentare sul campo come Guzm&amp;agrave;n avesse creato una fitta rete di corruzione all&amp;rsquo;interno di tutto il sistema istituzionale messicano. &lt;b&gt;&amp;laquo;Chapo &amp;egrave; l&amp;rsquo;ultimo narco importante e se le autorit&amp;agrave; estirpassero la corruzione denunciando tutto&lt;/b&gt;, lui potrebbe essere realmente l&amp;rsquo;ultimo rimasto. Ma questo non avviene perch&amp;eacute; in fondo fa comodo al governo per il giro di denaro sporco che ne guadagna&amp;raquo; dice in conclusione Beith.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;L&amp;rsquo;intervento finale di Gennaro Carotenuto, docente presso l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Macerata&lt;/b&gt;, storico ed esperto di America Latina, inizia affermando che &amp;ldquo;el Chapo&amp;rdquo;: &amp;laquo;&amp;egrave; il pi&amp;ugrave; moderno degli imprenditori neo liberali, perch&amp;eacute; in una societ&amp;agrave; in cui l&amp;rsquo;unico valore spendibile &amp;egrave; quello economico e la societ&amp;agrave; civile viene smantellata, l&amp;rsquo;unica cosa che rester&amp;agrave; &amp;egrave; fare profitto anche con questi giri sporchi&amp;raquo;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Non si pu&amp;ograve; porre fine al problema dei narcotrafficanti &lt;/b&gt;se c&amp;rsquo;&amp;egrave; ancora molta gente che fa uso di droga e soprattutto se negli Stati Uniti c&amp;rsquo;&amp;egrave; un forte insediamento di queste bande criminali. &lt;br /&gt;
Aumentare il bilancio della cultura pu&amp;ograve; essere una base per una via d&amp;rsquo;uscita, dal momento che le famiglie non prendono minimamente in considerazione l&amp;rsquo;idea di mandare i propri figli alle scuole superiori o all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave;. &lt;b&gt;I giovani dunque si trovano costretti a tuffarsi in questo mondo torbido che mette decisamente a rischio la loro vita.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
I social network si stanno rivelando un mezzo di comunicazione importante per &lt;b&gt;denunciare il narcotraffico vista la forte censura sulla carta stampata,&lt;/b&gt; ma chiss&amp;agrave; se basteranno a fermare questo fenomeno che sembra aumentare ogni anno di pi&amp;ugrave;.&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Marco Biscardi</dc:creator>
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    </item>
    <item>
      <title>Diritti umani e linguaggi della comunicazione</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Diritti-umani-e-linguaggi-della-comunicazione.aspx</link>
      <pubDate>Thu, 14 Apr 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;&lt;br /&gt;
Dal 1961 Amnesty International &lt;b&gt;ha sempre agito in favore dei diritti umani, &lt;/b&gt;nonostante siano cambiate le forme di tutela e, ovviamente, anche le forme di comunicazione. Ad introdurre la conferenza al Festival del Giornalismo di Perugia, tenutasi alla Sala Lippi Unicredit, &amp;egrave; proprio Riccardo Noury, &lt;b&gt;direttore e portavoce di Amnesty International Italia,&lt;/b&gt; sottolineando il ruolo fondamentale che tale associazione riveste da 50 anni, denunciando violazioni, raccogliendo testimonianze e raccontando la speranza di un cambiamento.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;A sostegno del binomio diritti umani e comunicazione sono intervenuti inizialmente Elisabetta Benfatto e Francesco Matteuzzi entrambi insegnanti presso l&amp;rsquo;accademia delle arte figurative &amp;ldquo;Comics&amp;rdquo;,&lt;/font&gt;&lt;b&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt; cercando di spiegare quale ruolo ricopre il fenomeno del &lt;/font&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;&lt;i&gt;graphic journalism. &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;Questa nuova forma di linguaggio ha una vita piuttosto breve, circa un decennio, ma certamente &amp;egrave; di forte impatto, &lt;b&gt;grazie anche alla funzione del fumetto rimasto ancora uno strumento poco pericoloso e di conseguenza totalmente libero.&lt;/b&gt; Essendo un linguaggio molto giovane ed in crescita ci si improvvisa un po&amp;rsquo; giornalisti a fumetti, ricostruendo in maniera attendibile tutto quello che &amp;egrave; successo anche se non si &amp;egrave; riusciti a cogliere il fatto direttamente. Grazie al fumetto, alla sua capacit&amp;agrave; di sintesi e quindi al mix di parole e disegni si riesce anche a &lt;/font&gt;&lt;b&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;raccontare la storia di Anna Politkovskaja, giornalista russa assassinata nel 2006. &lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;La conferenza prosegue con l&amp;rsquo;intervento di Emilio Casalini, giornalista Rai ed autore del documentario/reportage &amp;ldquo;&lt;/font&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;&lt;i&gt;Iran about&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;&amp;rdquo;. Casalini ha&lt;b&gt; prodotto un filmato che racconta la vita di tutti i giorni di una popolazione che vorrebbe la fine del regime di Ahmadinejad,&lt;/b&gt; con un linguaggio innovativo che &amp;egrave; riuscito a toccare direttamente la gente rendendolo estremamente interessante. &amp;laquo;Si deve &lt;b&gt;mescolare informazione, giornalismo e reportage&lt;/b&gt; per garantire all&amp;rsquo;oggetto un risultato emozionante, chiaro e conciso&amp;raquo;. &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;
&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;La conclusione dell&amp;rsquo;evento spetta al fotogiornalista iraniano Reza Ganji, arrestato, intimidato e costretto ad uscire dal proprio paese. &lt;b&gt;Dal 2009 risiede in Italia e spiega come i giornalisti in Iran  siano costantemente oppressi e siano considerati nemici del potere. &lt;/b&gt;Numerosi giornali indipendenti hanno chiuso, molti giornalisti sono in carcere solo per aver svolto il loro lavoro e una volta liberi gli &amp;egrave; vietato di continuare ad esercitare la loro professione. &amp;laquo;Chi protesta contro il regime, diventa anche nemico di Dio&amp;raquo;. &lt;b&gt;Singolare &amp;egrave; l&amp;rsquo;affermazione di Ganji ricordando infatti come l&amp;rsquo;attuale forma di governo in vigore sia una Repubblica Islamica teocratica,&lt;/b&gt; sostenendo infine come &amp;laquo;la religione dovrebbe tornare al suo posto&amp;raquo; cancellandola definitivamente dalla vita politica. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;Il giornalismo occidentale pu&amp;ograve; fare tanto soprattutto nelle zone in cui l&amp;rsquo;informazione &amp;egrave; quasi del tutto chiusa. Se la comunicazione nel mondo e la libert&amp;agrave; di stampa aumentano allora anche i diritti umani saranno sempre pi&amp;ugrave; rispettati dal momento che entrambe le questioni vanno di pari passo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font face="Arial, sans-serif"&gt;Riuscir&amp;agrave; l&amp;rsquo;Iran, come l&amp;rsquo;Egitto e la Tunisia, a raggiungere la proprio libert&amp;agrave;?&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Marco Biscardi</dc:creator>
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    </item>
    <item>
      <title>Un morto ad Haiti vale quanto un morto in Pakistan?</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Un-morto-ad-Haiti-vale-quanto-un-morto-in-Pakistan.aspx</link>
      <pubDate>Wed, 13 Apr 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Le tragedie sono tutte uguali? Oppure ci sono t&lt;b&gt;ragedie di serie A e di serie B&lt;/b&gt;? Un morto di Haiti vale quanto un morto del Pakistan?&lt;br /&gt;
A queste domande hanno provato a rispondere, per il Festival del giornalismo di Perugia,&amp;nbsp; &lt;b&gt;il direttore comunicazione di Medici senza Frontiere (MSF) Sergio Cecchini&lt;/b&gt;, l&amp;rsquo;operatrice umanitaria di MSF Paola Mazzoni, ed i giornalisti Giovanni Porzio, La Repubblica, e Paola Zanuttini, Panorama.&lt;br /&gt;
Haiti e Pakistan, ha esordito Cecchini, s&lt;b&gt;ono due nazioni rimaste vittime di due grandi tragedie nel corso del 2010&lt;/b&gt;, la prima in gennaio a causa di un terremoto, la seconda per le alluvioni seguite all&amp;rsquo;incredibile forza delle piogge monsoniche di agosto. Entrambe queste catastrofi hanno portato morte e distruzione, con conseguenze incalcolabili per il futuro di entrambi i paesi. Eppure la crisi di Haiti ha avuto in Italia, nel mese immediatamente successivo, 450 servizi televisivi ad essa dedicati, mentre il Pakistan, considerando lo stesso lasso di tempo, solamente 88. Perch&amp;eacute;?&lt;br /&gt;
Secondo Giovanni Porzio la ragione &amp;egrave; legata alla diversa natura delle due tragedie. Il paese americano &amp;egrave; stato scosso da un terremoto, una catastrofe improvvisa e sconvolgente. Perfetta dunque per titoli ed aperture ad effetto, capaci di creare orrore e sgomento nei telespettatori. Nel paese asiatico, al contrario, &lt;b&gt;la tragedia &amp;egrave; stata, per cos&amp;igrave; dire, a lento rilascio&lt;/b&gt;. Si &amp;egrave; materializzata nell&amp;rsquo;arco di 3-4 settimane, rendendo cos&amp;igrave; meno appetibile la notizia, meno adatta ad essere sbattuta in prima pagina. &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Va sottolineato anche un altro aspetto, ha continuato Cecchin&lt;/b&gt;i. Il Pakistan &amp;egrave; un cosiddetto rogue State, un paese in cui si rifugiano terroristi, che possiede la bomba atomica, ma che, allo stesso tempo, riceve finanziamenti dal governo americano. Si tratta dunque di un paese &amp;ldquo;scomodo&amp;rdquo; in cui intervenire e di cui parlare.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Paola Zanuttini ha invece voluto analizzare gli eventi da un punto di vista antropologico&lt;/b&gt;: il terremoto, sostiene la giornalista di Repubblica, &amp;egrave; per sua stessa natura pi&amp;ugrave; &amp;ldquo;affascinante&amp;rdquo;, da sempre spaventa l&amp;rsquo;uomo per la sua forza devastante, &amp;egrave; un qualcosa che arriva da sotto, come dei &amp;laquo;demoni che si trovano sotto di noi&amp;raquo;. E&amp;rsquo; dunque pi&amp;ugrave; facile e pi&amp;ugrave; vendibile parlare di Haiti, il paese pi&amp;ugrave; povero dell&amp;rsquo;emisfero occidentale, con le sue angoscianti figure di &amp;ldquo;morti viventi&amp;rdquo; che si aggirano per le macerie del terremoto, rispetto al Pakistan,&lt;b&gt; paese vittima di una tragedia meno caratterizzabile a livello mediatico.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Paola Mazzoni ha partecipato in prima persona agli aiuti in Pakistan, lavorando in un ospedale da campo nel maggio-giugno scorso. Il suo operato all&amp;rsquo;interno di MSF, raccontato qui a Perugia anche&lt;b&gt; attraverso un&amp;rsquo;ampia documentazione fotografica, &lt;/b&gt;le ha permesso di toccare con mano l&amp;rsquo;immane tragedia pakistana, in cui la maggior parte delle vittime era di giovanissima et&amp;agrave;: &amp;laquo;&lt;b&gt;Nei 30 giorni in cui sono stata l&amp;igrave; abbiamo operato 210 interventi, l&amp;rsquo;80% dei quali erano su bambini&amp;raquo;. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Le domande con le quali avevamo aperto trovano dunque una parziale, sconfortante risposta nelle esperienze sul campo degli oratori: purtroppo alcune tragedie vendono pi&amp;ugrave; di altre, &amp;egrave; un dato di fatto. Sta perci&amp;ograve; a noi &lt;b&gt;analizzare con occhio critico le notizie&lt;/b&gt; ed il modo in cui ci vengono servite, sforzandoci di conoscere le verit&amp;agrave; che non troviamo in prima pagina o in apertura dei tg.&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Lorenzo Maria Grighi</dc:creator>
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    </item>
    <item>
      <title>Roberto Saviano a Perugia: &amp;quot;E adesso infangateci tutti!&amp;quot;</title>
      <link>http://www.iltamtam.it//Eventi/Roberto-Saviano-a-Perugia--E-adesso-infangateci-tutti-.aspx</link>
      <pubDate>Wed, 13 Apr 2011 14:01:40 GMT</pubDate>
      <description>&lt;br /&gt;
Con il monologo di Roberto Saviano al teatro Pavone &amp;egrave; ufficialmente partito il festival del giornalismo di Perugia. &lt;b&gt;Tantissime le persone che, sin dalle 17 di ieri, hanno cominciato a fare la fila fuori dal teatro &lt;/b&gt;per cercare di accaparrarsi un posto per ascoltare lo scrittore napoletano, caso mediatico dell&amp;rsquo;anno con la trasmissione Vieni via con me.&lt;br /&gt;
A presentare Saviano sul palco &lt;b&gt;&amp;egrave; stata Arianna Ciccone, organizzatrice del festival, &lt;/b&gt;che ha voluto leggere, riprendendo proprio il format della fortunata trasmissione sopra citata, una lista di motivi per cui &lt;b&gt;&amp;laquo;&amp;hellip;&amp;egrave; cosa buona e giusta avere qui Roberto Saviano&amp;raquo;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Al suo arrivo sul palco, l&amp;rsquo;autore di Gomorra ha ricevuto dal pubblico di Perugia, fatto soprattutto di giovani, un caldo e commosso benvenuto. A dimostrazione, ancora una volta, della &lt;b&gt;grande capacit&amp;agrave; di questo giornalista di toccare gli animi e le coscienze delle giovani generazioni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il suo intervento &amp;egrave; stato volto a raccontare cosa significhi macchina del fango, un meccanismo per cui chi &amp;egrave; scomodo viene isolato, denigrato, annullato, annichilito dal potere. Ha voluto aprire &lt;b&gt;ricordando un incontro con Enzo Biagi, in cui il grande giornalista ormai scomparso&lt;/b&gt; lo avvert&amp;igrave;, gli disse di fare attenzione a parlare di certe cose, perch&amp;eacute; sarebbe stato odiato da molti. E&amp;rsquo; cos&amp;igrave;, dice Saviano, chi vuole tirare fuori la verit&amp;agrave;, chi vuole agire bene, p&lt;b&gt;rima o poi verr&amp;agrave; infangato da chi sta sopra di lui. E&amp;rsquo; successo a don Giuseppe Diana&lt;/b&gt;, assassinato dalla camorra per il suo impegno contro la criminalit&amp;agrave; organizzata, il cui nome &amp;egrave; stato diffamato dopo la morte cercando di denigrare quello che era stato il suo lavoro, facendo passare il messaggio per cui non era stato ammazzato dalla camorra, ma per motivi futili, banali. Facendo credere che, in fondo, lui era come tutti gli altri.&lt;b&gt; La macchina del fango, continua lo scrittore campano, agisce proprio cos&amp;igrave;:&lt;/b&gt; il potere non si difende discolpandosi, dicendo di non aver fatto quella determinata cosa, ma mettendo tutto sullo stesso piano, perch&amp;eacute;, in fondo, lo fanno tutti. &lt;b&gt;&amp;laquo;Tutti sporchi, nessuno sporco&amp;raquo;. &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Il monologo &amp;egrave; proseguito con tanti esempi, italiani ed internazionali, recenti o pi&amp;ugrave; indietro nel tempo.&lt;b&gt; Giovanni Falcone, infangato dai suoi stessi colleghi,&lt;/b&gt; accusato di cercare popolarit&amp;agrave; attraverso le televisioni, arrivando addirittura ad architettare un finto attentato all&amp;rsquo;Addaura pur di guadagnare consensi. &lt;b&gt;Dino Boffo, direttore di Famiglia Cristiana,&lt;/b&gt; costretto alle dimissioni perch&amp;eacute; accusato di omosessualit&amp;agrave;, come se questo costituisse reato.&lt;b&gt; Stefano Caldoro, vero capolavoro di demistificazione, &lt;/b&gt;con delle accuse che le successive intercettazioni telefoniche hanno dimostrato essere montate ad arte.&lt;b&gt; Herta Muller, resa impotente dal regime di Ceausescu &lt;/b&gt;facendola passare per spia. &lt;b&gt;Anabel Hernandez, giornalista messicana che ha denunciato un piano del ministro dell&amp;rsquo;interno del suo paese per eliminarla.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Per conservare la memoria di chi si batte per la verit&amp;agrave;, di chi combatte per la giustizia, occorre, dice Saviano, una coscienza critica da parte di tutti, bisogna avere il coraggio di dire di no, di &lt;b&gt;guardare alla realt&amp;agrave; che molte volte si cela sotto quella coltre di fango che ricopre queste persone.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
Per concludere l&amp;rsquo;autore di Gomorra&amp;nbsp; ha&amp;nbsp; ricordato come ag&amp;igrave; Giacomo Matteotti, che ebbe il coraggio di denunciare i brogli elettorali concludendo il suo intervento con un amaro &lt;b&gt;&amp;laquo;Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me&amp;raquo;.&lt;/b&gt; Allo stesso modo, tra gli applausi del pubblico, Saviano ha affermato: &amp;laquo;Ed ora infangateci tutti&amp;raquo;.&lt;br type="_moz" /&gt;</description>
      <category>Eventi</category>
      <dc:creator>Lorenzo Maria Grighi</dc:creator>
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