Un lettore segnala altri passaggi del testo di Max Weber "censurati"

In merito all’intervento “Riflessioni intorno alla politica: Petrini (Ds) segnala un testo illuminante di Max Weber per capire certa “fauna” locale”, pubblicato il 16 aprile e già motivo di una polemica ad opera di Maurizio Giannini, riceviamo da un attento lettore  (che firmiamo come da sua richiesta con le sole iniziali M.P.) un altro contributo culturale sull’argomento…

“Per chi lo desidera potrà trovare il testo “completo” (in grassetto le parti non citate da Petrini) di quanto riportato nell’articolo in oggetto, su http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaW/weber4.htm, dove è possibile trovare altri spunti interessanti per capire certa “fauna” locale come nel passaggio: “…E il problema è appunto questo: come possono coabitare in un medesimo animo l’ardente passione e la fredda lungimiranza? La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell’animo“.
Oppure nel punto “…La vanità è un difetto assai diffuso, (dove a posto dei puntini prosegue)… e forse nessuno ne va del tutto esente. Negli ambienti accademici e universitari è una specie di malattia professionale. […] Giacché si danno in definitiva due sole specie di peccati mortali sul terreno della politica: mancanza di una “causa” giustificatrice e mancanza di responsabilità (spesso, ma non sempre, coincidente con la prima).
Necessario per capire a quali dei due peccati fa riferimento la frase successiva: “…La vanità, ossia il bisogno di porre in primo piano con la massima evidenza la propria persona, induce l’uomo politico nella fortissima tentazione di commettere uno di quei peccati o anche tutti e due”.
Per chiudere con: “Egli rischia, per mancanza di una causa, di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilità, di godere del potere semplicemente per amor della potenza, senza dargli uno scopo per contenuto. […] Il mero “politico della potenza”, quale cerca di glorificarlo un culto ardentemente professato anche da noi, può esercitare una forte influenza, ma opera di fatto nel vuoto e nell’assurdo. In ciò i critici della “politica di potenza” hanno pienamente ragione. Dall’improvviso intimo disfacimento di alcuni tipici rappresentanti di quell’indirizzo, abbiamo potuto apprendere per esperienza quale intrinseca debolezza e impotenza si nasconda dietro questo atteggiamento borioso ma del tutto vuoto. […]”.
“Ho apprezzato – conclude M.P. – l’intervento culturale proposto tanto è che mi sono documentato. Naturalmente non è mia intenzione aprire un dibattito in merito (non sono all’altezza) ma solo far notare che riportare frasi, scritti e citazioni più o meno dotte estrapolate ad arte non penso sia utile a sostenere la passione, il senso di responsabilità, la lungimiranza di un uomo politico. Ho avuto la sensazione spiacevole che si prova ad ascoltare un avvocato che parla in latino per impressionare il cliente…”.

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