Il rapporto Unioncamere 2007, fa la fotografia allo stato dell’economia italiana fino al 2006, e dà indicazioni anche sul primo trimestre di quest’anno. Dai corposi dati forniti emerge un’immagine che fa giustizia di tante polemiche. Abbiamo scelto due argomenti che hanno dato, nei giorni scorsi, adito a discussioni: la rigidità del lavoro e l’inefficienza della pubblica amministrazione. In un caso, il lavoro, la percezione della pubblica opinione risulta confermata dall’indagine. Nel secondo caso, l’operato della pubblica amministrazione, risulta apprezzato dal mondo imprenditoriale più di quanto lascino pensare polemiche, evidentemente interessate, riprese acriticamente dai mass – media. Di tali specifici argomenti daremo conto nei prossimi giorni. Per intanto diamo un’occhiata agli indicatori complessivi.
Lo scenario all’interno del quale le problematiche suddette si muovo è rappresentato in modo ottimistico dalle Camere di Commercio. “L’economia italiana sta attraversando un lungo periodo di trasformazione. I principali indicatori economici del 2006 hanno fornito segnali di crescita incoraggianti e le stime previsionali per il 2007 sono altrettanto buone (soprattutto grazie alla componente export e agli investimenti). La domanda principale ora riguarda la capacità del Sistema Paese di consolidare la ripresa nel medio periodo, sciogliendo quei nodi strutturali che frenano la competitività delle imprese” In quest’anno di ripresa l’Umbria non è riuscita a stare completamente agganciata al “treno”. Infatti “Il 2006 è stato per l’Italia l’anno della ripresa. Dopo una fase di lunga stagnazione, durata cinque anni, il PIL è aumentato nel corso del 2006 dell’1,9%. Si tratta di uno sviluppo non eccezionale ma che senz’altro configura una discontinuità rispetto alle tendenze stagnanti degli ultimi anni.
Su scala territoriale, tutte le ripartizioni territoriali sembrano aver partecipato a questa ripresa, con l’Italia settentrionale che realizza un incremento del PIL superiore a quello medio nazionale (+2,1% il Nord-Ovest e +2% il Nord-Est), mentre il Centro (+1,8%) e il Mezzogiorno (+1,6%) si posizionano lievemente al di sotto.” L’Umbria, con un incremento del 1,6%, sta più con “l’accellerato” del Sud che con “l’alta velocità del nord” anche se un po’ meglio delle Marche (1,4) e con la caratteristica che nel 2005 era riuscita ad avere una crescita positiva (0,1%), contrariamente a Toscana e Lazio che erano arretrate. Nel confronto internazionale le cose, però, non vanno troppo bene per nessuno, in Italia e sul lungo periodo. “La crescita del prodotto è risultata in linea con quella europea, pur se manteniamo un gap sfavorevole nei confronti nei partner dell’UE. La dinamica di sviluppo del nostro PIL risulta infattipiù contenuta rispetto ai nostri diretti competitors, non solo nel Vecchio Continente.
Considerando i livelli del 1989, l’Italia ha visto crescere il proprio prodotto di circa 25 punti
percentuali, meno di quanto rilevato nel caso della Francia (37,6 punti in più), della Germania (31,5 punti) e del Regno Unito (47,7) ma, soprattutto, molto distante da quanto ha potutomettere a segno la Spagna (67,3 punti).
La ripresa tende a riflettere, comunque, elementi più fortemente legati alle condizioni di
contesto internazionale che elementi autonomi di rafforzamento.
La portata del recupero in corso infatti ha come principale stimolo la dinamica dell’export. La svolta delle esportazioni, aumentate (a prezzi costanti 2000) del 4% nel 2006, si è verificata all’interno di un quadro di rafforzamento della domanda internazionale. Dal lato della domanda interna gli investimenti, dopo la riduzione del 2005, tornano a crescere ad un tasso pari al 2,3% nel 2006. La spesa per consumi delle famiglie, con un incremento dell’1,6%, appare in netta accelerazione rispetto all’anno precedente.
È interessante notare come la ripresa sia stata favorita soprattutto dal settore industriale, il cui valore aggiunto evidenzia un’espansione (+2,5%) dopo un quinquennio in cui ha continuato a contrarsi. Anche le previsioni per il 2007 danno un tasso di crescita per questo settore in linea con l’anno appena trascorso”
Nel sistema imprenditoriale nazionale si nota che “Si vanno …modificando, sia pure molto lentamente, i “pesi”… Dal raffronto tra la situazione alla fine del 2000 e quella alla fine dello scorso anno emerge un graduale processo di ispessimento relativo del sistema delle imprese al Sud e al Centro, contro una sostanziale stabilità dell’incidenza relativa al Nord-Ovest e una più chiara diminuzione di quella riferita al Nord-Est.”
Pertanto “l’ulteriore lieve diminuzione del tasso di disoccupazione nel 2007 si distribuisce in maniera abbastanza uniforme sul territorio; pertanto, l’anno in corso appare caratterizzato da un livello dell’indicatore pari al 3,4% nel Nord-Ovest, al 3,3% nel Nord-Est, al 5,8% nel Centro e all’11,9%nel Mezzogiorno.
Nel periodo 2008-2010 si prevede poi un’espansione dell’economia italiana in linea con la
crescita potenziale e compresa tra l’1,6% e l’1,7% all’anno. L’incremento relativamente
sostenuto dei consumi delle famiglie, avviato nel 2006, dovrebbe proseguire anche nei prossimianni, nei quali l’indicatore appare caratterizzato da un tasso di variazione attorno all’1,4-1,5%. Sostenuti dal reddito disponibile, i consumi delle famiglie dovrebbero espandersi, pertanto, a un ritmo decisamente superiore a quello che ha interessato il periodo 2001-2005″
- M. B. Ciancaleoni
- 10 Maggio 2007








