L'esito della consultazione disattesa dal Senato
nuclear

La politica in Italia, come in Umbria, sta diventando un fatto privato delle “oligarchie politiche”. Referendum negati, referendum rinviati ed ora anche esiti referendari buttati nel cestino. Va bene, come diceva Churchill, che “solo gli imbecilli non cambiano mai idea”, ma presupporre che la maggioranza degli italiani si sia convinta ad accettare il nucleare è proprio troppo.
Nonostante che recenti indagini abbiano confermato che ancora l’ 80% della popolazione della penisola è contraria ad avere in casa centrali atomiche, c’è sempre qualcuno che ci riprova. Le campagne “del terrore” sulla mancanza di energia, non hanno intimorito i più, ma forse l’imponenza economica del miraggio nucleare ha allettato non poco i componenti della commissione energia del Senato. Sono passati, infatti, due emendamenti dell’opposizione: «Il primo impegna il governo a creare condizioni favorevoli all’installazione di impianti di energia elettrica mediante carbone pulito ed energia nucleare in Italia e all’estero, l’altro a determinare, attraverso l’attivazione di negoziazioni e stipule di accordi internazionali, le condizioni favorevoli per la promozione di società italiane che intendono investire in impianti situati all’estero per la produzione di energia e combustibile nucleare».
Cinicamente e strumentalmente, nel documento del Senato, viene posto l’accento sul fatto che l’energia e combustibile nucleare verranno prima sviluppate all’estero. Un modo per tranquillizzare e per poter mettere in moto i finanziamenti. Poi, anzi già adesso, ci diranno che è assurdo non avere centrali in Italia, quando ci sono quelle vicine a noi, in Francia e Slovenia. All’Onu, nella riunione ad alto livello della commissione per lo sviluppo sostenibile, sono stati fatti notare i costi legati all’energia nucleare dal momento che le centrali atomiche sono gli unici impianti energetici che «si sa come aprire ma non si sa come chiudere».
Quali interessi economici ci siano dietro il “ritorno al nucleare” lo rende palese l’intesa raggiunta per il trattamento in Francia del combustibile nucleare italiano. L’accordo è stato sottoscritto da Sogin, per l’Italia, e Areva, per la Francia e – rende noto un comunicato congiunto delle due società – ha un valore di oltre 250 milioni di euro. Prevede il trattamento di 235 tonnellate provenienti dalle ex centrali di Caorso, Trino e Garigliano.
Le operazioni di trasferimento del combustibile saranno avviate nel 2007 e richiederanno circa 5 anni. Dopo il trattamento, che avrà luogo nello stabilimento di La Hague, i residui rientreranno in Italia entro il 31 dicembre 2025. Un costo enorme non per eliminare le scorie nucleari, ma solo per riaverle tra una quindicina d’anni leggermente ridotte di volume, ma sempre difficili da “piazzare” in qualche sito che nessuno vuole. Tant’è che il Ministro Bersani presenterà alle regioni «una possibile road map per l’individuazione e la localizzazione di un deposito di superficie dei rifiuti nucleari che, è bene ricordarlo, non sono soltanto quelli riferibili ai materiali delle centrali, ma all’insieme dei rifiuti che produciamo nel settore civile». «Dobbiamo avere tutti la consapevolezza – ha concluso il ministro – che, dopo anni di totale incuria, il problema nucleare è prima di tutto quello di darsi una credibile gestione dei suoi esiti».
Con la stessa cifra necessaria per “parcheggiare” i rifiuti nucleari, in Portogallo è in costruzione la più grande centrale solare fotovoltaica al mondo, presso la località di Moura, nell’Alentejo, regione meridionale tradizionalmente povera e con tendenza a spopolarsi, ma ricca attualmente di iniziative innovatrici.
Il progetto di Moura, località ricca di elementi storici e culturali e finora celebre soprattutto per il suo olio d’oliva, é molto più ambizioso. L’impresa Amper, detenuta per l’88 per cento dal municipio di Moura, ha elaborato un progetto per la costruzione della centrale e ha ottenuto gli appoggi e i permessi necessari, per costruire una centrale con una capacità di 62 MW e una produzione annua di 88 GWh. E’ previsto, in questo investimento di 250 milioni di euro, che nel 2008 la centrale sia in grado di funzionare più o meno al 50 per cento della sua capacità, per raggiungere la piena capacità nel 2010. Tempi di realizzazione che sono venti volte più brevi di quelli di una centrale atomica; opere che non mettono paura e scorie pericolose da non imporre a nessuno.

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