Una storia moderna per i giovani che vogliono farsi sentire
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“Una storia sublime e paradossale” così l’ha definita il Messaggero. Una storia in cui Davide sconfigge Golia che dimostra la potenza di internet, uno strumento che necessita di sola fantasia per raggiungere risultati impensabili di crescita democratica e di lotta ai soprusi. Quando si acquista una ricarica per un cellulare telefonico non si paga più quella tassa privata in cambio della quale ci davano il nulla (per cui su 10 euro, ben 2 venivano indebitamente sottratti al consumo per finire nelle tasche dei gestori ;4 euro su una carta da 20; 5 su una da 50). Il bello è che pochi sanno quanto il risultato raggiunto sia merito di un ragazzo di 23 anni, figlio di un’interprete e di un maresciallo dei Carabinieri. Andrea D’Ambra, diplomato in ragioneria e studente di Scienze Politiche fuori corso all’Università Federico II di Napoli. E’ lui il Davide di Ischia che da solo ha sconfitto Telecom, Vodafone, Wind e H3G, ovvero i Golia della telefonia mobile. Andrea è riuscito laddove nemmeno si erano sognate di intervenire autorità e le venti associazioni di consumatori che operano nel Belpaese. Poi il Ministro Bersani ha preso atto del lavoro compiuto e si è preso il merito.
La storia che il quotidiano romano ha riportato è illuminante, perché indica il percorso che tanti altri Andrea in tante altre occasioni potranno seguire. Ecco come il Messaggero ha ricostruito la vicenda che si è dipanata da un ragazzo “arrabbiato” con un computer, una email e tanta determinazione. “Tutto in fondo comincia nel marzo del 2006, quando Andrea va a trovare la sua fidanzata francese, Charlotte, che vive a Chambery, la capitale della Savoia. I due entrano in un negozio e lei compra una ricarica offerta in promozione: con 25 euro, gliene danno una da 30. Ma in Francia non ci sono i costi di ricarica? No, non ci sono. Tornato a Ischia, accende il computer, il suo filo diretto con il mondo, e comincia a smanettare. No, quest’onere non esiste in nessun paese d’Europa. “Sono a Dubai e non c’è nemmeno qui” gli scrive un internata. “Neppure in Thailandia” gli comunica un altro. Sbalordito, Andrea contatta, una per una, le organizzazioni dei consumatori,… Lasci stare, quella è un’imposta governativa. E la risposta più frequente che gli tocca di ascoltare ma poi… spedita una e-mail all’Unione europea, il 2 aprile, lanciando nel contempo una vera e propria petizione. A Bruxelles devono avere più tempo da perdere o più voglia di ascoltare che nei palazzi e nelle sedi sindacali romane. E un mese dopo, il 3 di maggio, Angel Tradacete Cocera, direttore dell’Unità cartelli, industria di base ed energia, gli scrive: “La Direzione generale Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei denunciato e ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni. Nel ringraziarla, Le porgo cordiali saluti.” Anche la forma vuole la sua parte e Andrea si sente come rigenerato. Ma la forma in questo caso è anche sostanza: l’intervento dell’Unione europea spingerà le Authority italiane ad avviare un’indagine e poi il governo ad abolire i costi di ricarica. Passeranno ancora sette mesi, però, prima che i consumatori ne avvertano i benefici concreti. Ognuno si faccia i suoi conti. Intanto Andrea continua a raccogliere firme. Gli dà una bella spinta Beppe Grillo, che il 10 Maggio scrive della petizione sul suo sito: in un lampo, arrivano via Internet 10 mila sottoscrizioni.
Il 7 Giugno le prime 300 mila firme sono pronte per essere spedite a Bruxelles. Il ragazzo ha scoperto che il canale più conveniente, e tracciabile, è un servizio di Poste Italiane nemmeno troppo pubblicizzato: si chiama “Quick pack Europe“. A ottobre, nuova tranche da 300 mila firme., La spedizione costerà in tutto 300 euro. Per finanziarla si fa stampare 100 magliette nere con il logo della campagna contro i costi di ricarica, le paga 5 Euro l’una, le rivende a otto.
Dopo le due spedizioni arriveranno ancora firme, fino al tetto di 820mila: la più grande petizione che sia mai stata compiuta in Italia. Lanciata con un pc, da una casetta dell’isola di Ischia.”
Ma Andrea, adesso, ci ha preso gusto “Ora ci batteremo per l’abolizione degli scatti alla risposta – annuncia il ragazzo – E anche perché Poste Italiane ripristini il bollo sulla corrispondenza in arrivo. Così potrai dimostrare che una bolletta ti è giunta in ritardo e sottrarti al pagamento degli interessi di mora”.

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