L'annuncio nella "campagna" contro il fumo precoce del Movimento Genitori e della Federazione Tabaccai. Due umbri tra gli artefici della raccolta dati e comunicazione sociale, in prima pagina sul web del Governo
cigarette

È partito il secondo tour della campagna “Noi non dobbiamo fumare”, organizzata dal MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e dalla FIT (Federazione Italiana Tabaccai) per prevenire la diffusione del fumo tra gli adolescenti. Il nuovo tour ha in programma di coinvolgere, in 38 giornate, 14 regioni e 21 città distribuendo nelle piazze e nelle tabaccherie circa 3 milioni di depliant e 20.000 opuscoli informativi.
La campagna, sostenuta dal Governo che l’ha inserita nella prima pagina del suo sito web, vede in primo piano due “comunicatori” umbri. Luciano Ragno ed Ilaria Ciancaleoni Bartoli, uno – folignate – quale direttore dell’agenzia Argon Media e l’altra – tuderte – responsabile dell’ufficio stampa del movimento italiano genitori, hanno curato la raccolta e la presentazione di ingente materiale documentario che fornisce il quadro attuale della situazione ed indicazioni per affrontare il problema.
Secondo una recente indagine ISTAT, infatti, quasi la metà dei fumatori comincia a fumare in età giovanile, e in quel caso diventa più difficile abbandonare la sigaretta.
“Mio figlio adolescente fuma”: lo dicono 37 genitori su cento.
E ogni giorno in tabaccheria otto ragazzini entrano e chiedono un pacchetto. Il tragico che nel 47% dei casi sono proprio i famigliari a mandare a comprare le sigarette.
Eppure quasi la totalità sa che vendere e comprare sigarette prima dei 16 anni è vietato dalla legge
Intanto i tabaccai, che si trovano “in frontiera”, annunciano: presto per comprare un pacchetto di sigarette ai distributori automatici, a qualsiasi ora,servirà una card rilasciata a chi ha più di 16 anni.
“All’inizio si è spinti dalla voglia di emulare i grandi e di sentirsi grandi– dice Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma- anche perché a quell’età ci si vuole sentire uguali al gruppo. La Società rimanda spesso il mito del macho con la sigaretta tra le labbra o della “femme fatal”. E poi fumare è proibito e quindi per questo ancora più affascinante.
I genitori devono parlare dei danni del fumo, quanto sia pericoloso già quando il bambino è piccolo, in età non sospetta perché i messaggi che si recepiscono meglio sono quelli impartiti da piccoli.
Bisognerebbe far toccare con mano ad un adolescente cosa vuol dire “danni da fumo”, a volte leparole non vengono ascoltate. E sbaglia quel genitore che pensa che la sigaretta sia il “minore dei mali” davanti a delle possibili trasgressioni che fanno ben più paura. Bisogna far capire al ragazzo quanto sia pericolosa per la sua salute l’abitudine al fumo. Arrivando anche ad estremizzare il messaggio: se un adolescente vedesse un malato di tumore capirebbe il messaggio più di mille parole. E poi, un consiglio a mamma e papà: date il buon esempio”.
Fumare fa male. Lo sanno anche i bambini. E lo sanno i genitori. Il 97 per cento dei genitori
italiani- coinvolti da un’indagine della SWG di Trieste commissionata dal Movimento Italiano
Genitori e condotta su un campione di 5000 genitori con figli di età compresa tra gli 11 e i 17 anni –dichiara di conoscere i danni che possono essere causati dal fumo negli adolescenti. E la maggioranza assoluta (88 per cento) sa che la dipendenza è strettamente correlata all’età in cui si è iniziato a fumare: più si è giovani e più la dipendenza è grave. E quasi tutti i genitori interpellati hanno discusso, spesso o qualche volta, del problema del fumo con i propri figli (92 per cento). Ne ha parlato di più chi ha qualcuno che fuma in famiglia, le donne e i genitori del Sud e delle Isole. La maggioranza dei genitori ha scelto di spiegare ai figli i danni causati dal fumo sui giovani (87 per cento), mentre poco più di un terzo li ha invitati a non fumare di nascosto (35 per cento) e il 21 per cento gli ha chiaramente vietato di fumare. Inclini ad una certa tolleranza sono soprattutto le donne e sono sempre le madri ad essere divise tra un atteggiamento più comprensivo (“se devi proprio fumare almeno non farlo di nascosto”) ed uno più autoritario (“ti proibisco assolutamente di fumare!”).
Conoscono i danni, conoscono i problemi legati alla dipendenza, ne parlano con i figli. Eppure i ragazzi fumano! Più di un terzo dei genitori, infatti, ammette di sapere che il proprio figlio fuma (un’abitudine regolare nel 12 per cento dei casi e sporadica nel 25 per cento). Vale a dire che 37 genitori su cento dichiarano che il proprio figlio d’età compresa tra gli 11 e i 17 anni fuma. Un dato che deve far riflettere. E l’esempio degli adulti sembra giocare un ruolo importante: è maggiore la percentuale di ragazzi che fuma regolarmente quando in famiglia c’è un adulto che fuma (21 per cento contro la media del 12 per cento). Per contro non fumano mai (72 per cento contro il 62 per cento di media) coloro che in famiglia non hanno adulti fumatori. I genitori delle regioni del Sud e delle Isole sono sopra la media nell’avere figli che fumano regolarmente (rispettivamente 15 per cento e 13 per cento).
E sono inutili i tentativi per convincere i figli a smettere. Sono 6 su 10 i genitori che hanno figli che fumano, anche se non regolarmente, e che hanno tentato inutilmente di farli smettere. Hanno ottenuto un successo 3 genitori su 10.
La battaglia è stata vinta soprattutto da chi non ha altri in famiglia che fumano (37 per cento) mentre i maggiori fallimenti si registrano all’interno delle famiglie in cui gli adulti fumano di nascosto (mai davanti ai figli 78 per cento).
Pari all’11 per cento la quota dei genitori “rassegnati” che hanno rinunciato a convincere i figli a non fumare sostenendo che “comunque il figlio fa quello che vuole”: all’interno di questo gruppo si registra una percentuale superiore di genitori laureati.
I ragazzi fumano. E fumano anche i parenti ed amici. Quasi 8 ragazzi su 10 infatti hanno amici che fumano e quasi la metà ha qualcuno che fuma in casa. Il 77 per cento dei genitori dichiara di sapere che il figlio ha amici che fumano. Alla domanda se qualche membro della famiglia fuma il 37 per cento risponde di sì (non preoccupandosi di farlo davanti ai figli) e l’11 per cento dice di sì ma mai davanti ai figli. In famiglia fuma soprattutto il padre (56 per cento), poi la madre (43 per cento), altri figli più grandi (11 per cento) e altri parenti come zii o nonni (25 per cento).
Gli adulti quindi fumano, lo fanno davanti ai figli. E chiedono loro di andare a comprare le
sigarette. A mandare i figli a comprare le sigarette sono soprattutto gli uomini, che fumano
appunto senza nascondersi, quanti hanno un basso profilo scolare e coloro che risiedono nelle regioni del Sud.

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