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Il consumo domestico fa registrare aumenti dei volumi finanziari più contenuti
cheese

I prodotti agroalimentari italiani a denominazione di origine, mantengono il gradimento da parte delle famiglie italiane, nonostante il margine di intermediazione tra produzione e vendita resti elevato e la concorrenza dei pirati sia forte. Il valore alla produzione è stimato in circa 4,6 miliardi di euro con un fatturato al consumo che si avvicina ai 9,3 miliardi di euro.
Lo ha rilevato la CIA che comunque ritiene apprezzabile la crescita del 2,2 per cento per cento nel 2006, rispetto all’anno precedente.
Invece le vendite oltre frontiera hanno raggiunto la cifra di 1,8 miliardi, registrando una crescita tra il 4 e il 5 per cento nei confronti del 2005.
La spesa è così ripartita: 65 per cento i formaggi, 16 per cento i salumi, 18,4 per cento i vini, 0,3% gli oli extravergine d’oliva, 0,3% gli altri (ortofrutticoli, pane, miele). Gli aumenti più significativi negli acquisti domestici sono stati conseguiti dai formaggi (più 6,7 per cento), dai salumi (più 5,4 per cento), dai prosciutti (più 3,6 per cento) e dagli oli extravergini (più 2,5%).
Gli acquisti di tali prodotti sono concentrati per il 65,5 per cento negli iper e supermercati, il 18,5% nei negozi tradizionali e il 16,0 per cento negli altri canali di vendita
I prodotti italiani a denominazione d’origine sono 159 (71 sono in lista d’attesa),
il 21,5 per cento del totale di quelli europei (741 prodotti, con 245 domande di riconoscimento). Ci seguono la Francia, con 152 prodotti a denominazione d’origine, Portogallo e Spagna con 104 prodotti, Grecia, Germania e Regno Unito, rispettivamente con 84, 67 e 29 prodotti. Tra i 159 prodotti italiani riconosciuti dall’Ue (107 Dop e 52 Igp) 49 sono ortofrutticoli, 38 oli, 33 formaggi, 28 a base di carne (in particolare prosciutti, salumi, insaccati) e 11 di altre categorie, come panetteria, spezie e non alimentari

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