Per gli enti locali non si può pensare che quello dei costi della politica sia un problema che riguarda particolarmente i Comuni

Il documento di indirizzo approvato e presentato dall’Anci alla conferenza unificata Stato – Regioni – Città ed autonomie locali del 31 maggio e che riportiamo in allegato, non rende giustizia delle vere intenzioni della associazione dei Comuni in tema di  “costi della politica”. Si capisce dal documento che si vuole arrivare a sottoscrivere un patto tra istituzioni, un accordo solenne che contenga una serie di misure che governo e Parlamento valuteranno con quale strumento legislativo recepire”. Ogni misura, infatti, dovrà avere un percorso differenziato: mentre per il sistema degli enti locali e’ possibile intervenire con provvedimenti ordinari, la stessa cosa non e’ consentita per il Parlamento e per i consigli regionali, che si autodeterminano. “Non e’ da escludere -ha precisato il Presidente dell’Anci- che si debba intervenire con un disegno di legge di tipo costituzionale”. Infine l’ammonimento di Domenici: “Non possiamo pensare che quello dei costi della politica sia un problema che riguarda particolarmente i Comuni”. Un intreccio di competenze, di percorsi e di interessi che lascia prevedere come tra non molto tutto si paralizzerà tra veti incrociati e procedure senza fine.
Peraltro il fatto che il documento ANCI guardi in primo luogo in “casa altrui” non fa ben sperare in un percorso condiviso e veloce
. L’esperienza umbra sulla riduzione dei costi della politica regionale è illuminante: si raggiunge un “risultato” solo se tutti sono d’accordo.L’ Anci prevede in primo luogo un diverso assetto istituzionale con una Camera di circa 400 parlamentari e un Senato, inteso come Camera delle regioni e delle autonomie locali, ridotto a 100-150 eletti. Ma nel disegno dell’associazione dei Comuni italiani, vi sono anche misure per evitare doppioni tra accorpamenti degli stessi comuni quali possono essere le comunità montane e le unioni dei comuni. Quanto ad altri enti come Ato, Agenzie e Consorzi, queste devono essere gestiti dagli eletti e dai sindaci degli stessi comuni, e non da figure appositamente nominate. L’Anci propone infine di ridurre il numero dei consiglieri e degli assessori comunali e di aumentare il tetto degli abitanti accolti nei consigli di circoscrizione, con la contestuale equiparazione delle funzioni e delle retribuzioni dei consiglieri in tutta Italia.

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