Un mare di dati contrastanti e difficilmente spiegabili
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L’arcipelago “politica” è in piena ebollizione e fioccano i sondaggi.
Solo il 2% dei cittadini definisce eccessivi i costi della politica comunale e provinciale. Lo evidenzia un sondaggio realizzato per l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani da Publica Res (gruppo Swg). Il sondaggio, realizzato dal 24 al 29 maggio scorso su un campione nazionale di 1.000 cittadini maggiorenni conferma la fiducia che i cittadini hanno nella figura del sindaco (54%) e segnala come solo il 2% degli intervistati definisca eccessivi i costi della politica comunale e provinciale. Una sensazione che invece è percepita in maniera molto maggiore dai cittadini se riferita ad altri livelli istituzionale come, ad esempio, il governo centrale (46%), il Parlamento (33%) o le Regioni (13%). Per il 57% degli intervistati il Comune e’ l’ente meno burocratico e per il 51% e’ quello a cui si pagano più volentieri le tasse.
Un sondaggio in cui le risposte a ben vedere, si basano soprattutto sulla maggiore o minore vicinanza dei cittadini al soggetto istituzionale che gli si chiede di valutare. Una vicinanza che non è solo spaziale, ma soprattutto sembra caratterizzarsi per la capacità di comunicazione e di trasparenza. Per un altro sondaggio, infatti, in assoluto sono i Partiti Politici l’istituzione in cui gli italiani credono di meno: solo uno su dieci dichiara, infatti, di avere molta o abbastanza fiducia in essi. Un dato significativo che emerge dal sondaggio di IPR Marketing è che la sfiducia nel sistema partitico è trasversale agli schieramenti: tra gli elettori di centro sinistra il tasso di fiducia si ferma al 14% e tra quelli di centro destra al 13%.
Nella cosiddetta “area grigia” composta principalmente dagli indecisi e da quanti sono lontani dalla politica in genere, la fiducia nell’istituzione Partito cala drasticamente al 2%. Dal 10% medio di fiducia nei partiti, da cui il Sindaco promana, al 54% di fiducia nel primo cittadino c’è un salto difficilmente spiegabile. Così come è difficilmente comprensibile come quel 90% di persone, che non crederebbero ai partiti, poi vanno in gran parte a votare per gli stessi e/o per il loro rappresentanti. Una delle poche spiegazioni possibili sembra possa essere che l’attività interna dei partiti sia poco conosciuta e quindi ciò genera sfiducia; sfiducia che cala quando un partito si identifica, si “rappresenta” all’esterno con un candidato prima e con un sindaco, poi: un uomo in carne ed ossa che si può incontrare per strada e delle cui caratteristiche si può avere conoscenza “de visu”. Tutto ciò, pur dovendo prendere con le molle sondaggi campionari, cioè che hanno effettivamente interessato poche centinaia di persone, anche se scelte con criteri autodefiniti “scientifici” dai maghi della statistica.

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