In carenza dei provvedimenti statali, solo gli umbri possono beneficiare completamente della legge 80 su handicap ed invalidità

E’ passato più di un anno dall’approvazione della Legge 80 per la semplificazione dei percorsi di riconoscimento dell’invalidità civile ed handicap e solo l’Umbria ha dato una risposta completa. La medaglia, , è stata attribuita da  “Cittadinanzattiva”.
Mentre, “stiamo ancora aspettando che i Ministeri della salute e dell’economia stabiliscano con un decreto le patologie e le menomazioni rispetto alle quali i cittadini saranno esclusi dagli accertamenti di controllo e di revisione. E perciò in attesa che si rendano applicabili tuttii benefici della Legge, alcune regioni hanno dato seguito alla normativa nazionale, intervenendo e semplificando le procedure di accesso e riconoscimento dell’handicap e dell’invalidità ma una Regione, secondo il principio di sussidiarietà, è andata ben oltre la mera applicazione della Legge, colmando un vuoto: quello della mancanza di attuazione dell’elenco di patologie croniche.
La regione Umbria, volendo rendere applicabile anche il comma in questione ed in considerazione dell’aumento di segnalazioni da parte di cittadini che ne chiedevano il rispetto, ha approvato con la delibera regionale n. 1110 del 28/06/2006 un suo primo elenco, contenente una serie di patologie stabilizzate o ingravescenti come la malattia di Alzheimer e la demenza grave, la grave insufficienza respiratoria totale, l’insufficienza mentale grave, paraplegie, ecc.
Di conseguenza, da quasi un anno, i cittadini umbri che sono affetti dalle patologie croniche contenute nell’elenco e che hanno ottenuto il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, hanno diritto ad essere esclusi dagli accertamenti di controllo e di revisione.
Possiamo considerare, dice Cittadinanzattiva, questo un grande passo di civiltà e di tutela dei diritti dei cittadini e ci auguriamo che i Ministri sappiano recuperare in fretta il loro ruolo di coordinamento e di indirizzo, cogliendo le buone prassi di coloro che hanno saputo fare fronte all’incompleta attuazione di principi normativi nazionali, ed evitando che ogni singola regione attui il proprio elenco, rischiando in questo modo di creare sul territorio 21 registri diversi e quindi un differente accesso ai benefici da parte dei cittadini.

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