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A pochi mesi dalla presentazione del dispositivo, quattro pazienti lo utilizzano senza problemi; solo quattro gli ospedali dove è possibile la sperimentazione
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Quattro i cuori artificiali «umbri» impiantati con successo e che hanno salvato la vita ad altrettanti pazienti ( 2 italiani, uno tedesco e uno francese). La sperimentazione clinica, iniziata a marzo, continua, perchè, per ottenere la certificazione europea, bisogna impiantare 15 dispositivi e almeno in nove casi i pazienti devono vivere almeno tre mesi.
“Occorre però creare le condizioni per un loro utilizzo più ampio da parte della sanità pubblica”. Lo auspica Valter Baldaccini, amministratore delegato di Umbra Cuscinetti di Foligno, che realizza per la NewCorTec, la società che produce il cuore artificiale italiano (Best Beat), un sistema di pompa utilizzando la tecnologia applicata dalla azienda folignate nel campo aeronautico. Al momento sono quattro i centri specializzati italiani dove è possibile la sperimentazione (Ospedali riuniti di Bergamo, centro cardiochirurgico di Massa, ospedale Niguarda di Milano e policlinico San Matteo di Pavia), oltre ad un centro tedesco ed a due francesi.
Il dispositivo di assistenza cardiaca rappresenta l’opzione più concreta come «ponte al trapianto» anche se la sperimentazione in corso sta valutando i segnali positivi che giungono dai cuori biologici dei pazienti che sembrano avere benefici insperati dal periodo di riposo assicurato dal dispositivo. Viene applicato al ventricolo sinistro, pesa 535 grammi, ed è alimentato da due batterie esterne. «È realizzato in titanio in modo tale da evitare crisi di rigetto – ha detto Baldaccini – e affianca il cuore naturale adattandosi al ritmo cardiaco del paziente». L’amministratore delegato di Umbra Cuscinetti, nel ricordare che l’elemento centrale di spinta del Best Beat è una vite a ricircolazione di sfere della stessa tipologia e generazione delle più impegnative applicazioni aeronautiche ed industriali ha anche precisato i costi. “È un sistema (ora costa dai 30 ai 35 mila euro) che – ha sottolineato – salva la vita, mentre complessivamente l’intervento, compreso il dispositivo, può giungere ad una cifra tra i 70 gli 80 mila euro”. La Umbra Cuscinetti, che ha una quota societaria in NewCorTec (con un investimento di circa mezzo milione di euro) ha prodotto 30 di questi sistemi di pompaggio per il 2007 e conta di realizzarne tra i 40 e i 50 nel 2008.
Il successo dell’industria umbra, che ha anticipato anche studi americani di grandissime imprese, poggia inequivocabilmente su due fattori emblematici. In primo luogo il suo amministratore delegato è persona nota per la passione e l’impegno personale che mette nell’assistere le popolazioni del terzo mondo a cui si dedica nei suoi momenti di libertà. Come dire:anche l’etica è fattore di successo. In secondo luogo dietro la Umbra cuscinetti, a Foligno, c’è una tradizione industriale specifica. La società è nata infatti sulle ceneri della “ Macchi” aeronautica che, a suo tempo era un gioiello nel campo, quando l’industria degli aeroplani era in auge anche e soprattutto in Italia. Non va dimenticata poi l’esperienza delle “officine sanitarie” che sempre a Foligno per un ventennio eccelsero anche nella produzione di arredi ed apparecchiature sanitarie.

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