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La franchigia più alta per la prima casa sarà applicabile nelle municipalità con più di 100 mila abitanti: in Umbria sarà applicabile solo a Perugia e Terni
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L’aumento della franchigia sull’Ici per la prima casa sarà dagli attuali 103 a 290 solo per i Comuni con popolazione tra i 100 mila e i 250 mila abitanti. Per i Comuni più piccoli si presume che “la riduzione Ici” sia proporzionalmente minore. Il nuovo regime dovrebbe a partire dal 2008, prima che entri in vigore la riforma degli estimi catastali. È questa la volontà ed è questo l’obiettivo del Governo «previa individuazione delle fonti di finanziamento». Lo ha scandito, come riferisce il Sole 24 ore, Alfiero Grandi, sottosegretario di Stato del ministero dell’Economia, nel suo intervento in aula alla Camera per l’avvio della discussione generale sul disegno di legge delega su rendite e catasto .
Intanto, secondo i dati del l’Ifel (Istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci) già quest’anno il prelievo Ici dei Comuni sulla prima casa ha innestato la marcia indietro. La diminuzione delle aliquote, accompagnata da un aumento delle detrazioni, ha prodotto uno sconto medio del 5,7% rispetto allo scorso anno. Una misura compensata in parte dall’incremento dell’aliquota ordinaria.
«L’obiettivo programmatico del Governo è quello di ridurre la tassazione sulla prima casa, non solo in proprietà ma anche di abitazione in affitto, e di intervenire per offrire una casa a basso prezzo a chi non ce l’ha», ha confermato Grandi a Montecitorio, mettendo bene in chiaro che il Governo «intende andare avanti» con il ddl che ha quantificato l’aumento della franchigia temporanea sull’Ici prima casa. La Camera dovrebbe approvare il ddl, che si trova a Montecitorio da oltre sei mesi, entro luglio: il Senato lo dovrebbe licenziare entro il 10 ottobre, data d’inizio della sessione di Bilancio.
Sulla necessità di abbreviare i tempi Camera e Senato sono perfettamente allineati. E stanno già lavorando in tandem per accelerare l’iter parlamentare. Tanto che il testo del ddl è già in visione in commissione Finanze a Palazzo Madama. Il fatto che il ddl non contenga più l’aliquota unica sulle rendite finanziarie e non abbia quantificato gli sgravi per chi è in affitto va a favore del colpo di acceleratore. L’aliquota al 20% dovrebbe riemergere in Finanziaria ma, come si è augurata Donatella Mungo, relatrice del ddl, con un meccanismo messo a punto dal viceministro Vincenzo Visco che eviti di tassare i titoli già nel portafoglio degli italiani.

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