La protesta di Anci ed Upi si accentua perchè le "autoriduzioni stipendiali" di Camera e Senato sarebbero solo "segnali" mentre Comuni e Province rimarrebbero le vittime vere

Le Province ed i Comuni (rappresentati da Upi ed Anci) avranno pure le loro ragioni, ma il comunicato, con cui hanno reso noto che la loro “guerra” contro il governo continua dà tanto la sensazione che si è perso il contatto con la realtà. Ciò che ormai si imputa alla politica è sostanzialmente il fatto che da “servizio” si è trasformata in “professione”. Orbene quello che proclamano Anci e Upi appaiono più rimostranze da “sindacalisti”, rigidi tutori di un “albo” coorporativo.
Ribadendo la sospensione delle relazioni istituzionali con il Governo stabilita dagli organismi direttivi delle associazioni nelle scorse settimane, Anci ed Upi hanno reso noto che non interverranno alle riunioni tecniche, né alla Conferenza unificata convocata dal Governo per la prossima settimana, per esprimere il parere sul Disegno di legge sui Costi della Politica licenziato dal Consiglio dei Ministri.
Quanto al testo, il Presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, e il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, dichiarano che “nel Disegno di legge per il contenimento dei costi delle istituzioni, approvato dal Consiglio dei Ministri, il Governo non ha rispettato l’accordo sottoscritto con Anci e Upi. Nel testo uscito dal Consiglio dei Ministri – aggiungono i due Presidenti – si interviene infatti con tagli solo sugli Enti locali, lasciando inalterati quelli che sono i veri sprechi della politica“.
Quanto poi deciso da Camere e Senato in tema di autoriduzione delle spese viene classificato solo come un “segnale lanciato dal Presidente del Senato Franco Marini e dal Presidente della Camera Fausto Bertinotti, che responsabilmente hanno voluto, insieme, dare un primo contributo al dibattito.”

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