La Fisascat-Cisl boccia l'ordinanza emanata dalla nuova Amministrazione comunale di Todi: "è un provvedimento impugnabile e non prevede niente di nuovo"

La Fisascat-Cisl boccia senza appello l’ordinanza emanata a Todi dal sindaco Ruggiano sulle aperture degli esercizi commerciali. I rilievi mossi dal sindacato sono sia di natura formale che sostanziale. “Innanzitutto la delibera in oggetto – è scritto in una nota – non riporta il calendario delle aperture in quanto la Confcommercio, che si era presa l’impegno di stilare tale calendario nell’accordo sottoscritto con la precedente Amministrazione, non è stata in grado di produrlo per problemi interni all’organizzazione stessa. In secondo luogo la delibera in oggetto non prevede nulla di nuovo rispetto a quanto prevedibile poichè deve necessariamente conformarsi alle disposizioni legislative vigenti”.
Le critiche della Cisl proseguono poi a tutto campo. “Non si capisce – scrive il segretario della Fisascat, Valerio Natili – l’enfasi di un provvedimento impugnabile, in quanto privo dell’accordo tra le parti oltre che discutibile in alcuni passaggi non proprio consoni come quello che prevede la possibilità di derogare ai limiti delle aperture per promuovere particolari eventi in zone specifiche del territorio, in quanto per poter fare ciò il Comune di Todi avrebbe dovuto attuare dei provvedimenti specifici entro 8 mesi dall’entrata in vigore della legge regionale (cosa che non è mai stata fatta)”.
Dopo aver ricordato che in merito all’individuazione del calendario, la Cisl aveva proposto, cosi come previsto dalla legge, che fosse l’Amministrazione comunale a stabilire le date delle otto domeniche e delle quattro festività, la presa di posizione si conclude con una punta di sarcasmo. “Visto che la materia è molto tecnica sono a disposizione per fornire chiarimenti specifici“, scrive Natili, invitando al contempo “la Giunta Ruggiano a non vendere fumo in quanto per i commercianti tuderti nulla è cambiato rispetto alla precedente Amministrazione: in sostanza non c’era l’accordo prima e non c’è neppure adesso”.

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