Per l'associazione dei Comuni, il criterio altimetrico non può essere l'unico per definire il diritto alle agevolazioni previste per le zone svantaggiate

Quota 600 metri non è la regola giusta per individuare i territori montani. Il Governo aveva insistito, nei giorni scorsi con il ministro Lanzillotta, nella sua tesi che metterebbe in crisi molti Comuni dell’Umbria attualmente classificati montani. Ma, per l’Uncem, l’associazione dei Comuni e Comunità montane, “in Europa non vi è una definizione univoca di montagna, ma tutti i documenti in materia (in primis: il rapporto di prospettiva sull’Azione Comunitaria per le zone di montagna adottato dal Comitato delle Regioni della Ue nel 2003) richiamano all’esigenza di una combinazione di fattori tra l’altitudine e altri fattori naturali da un lato e i condizionamenti socio-economici, la situazione di squilibrio territoriale e il livello di degrado o di pericolo ambientale dall’altro”.
Il Rapporto, riferisce una nota dell’associazione, precisa anche che l’Onu ha classificato empiricamente le montagne in classi che partono da un’altitudine di 200 metri per giungere a oltre 4.500. «I dati – prosegue la nota – dicono che tutti i Paesi europei fanno un mix di fattori, in cui l’altimetria non è l’unico criterio dirimente».
“La sorpresa vera – continua il documento – per chi sta solo nelle stanze romane è che la nazione montana per eccellenza, la Svizzera, non utilizza l’altitudine per definire montano un Comune, ma fa ricorso a tre criteri in ordine decrescente: le condizioni climatiche, le vie di accesso e di comunicazione e la configurazione del terreno. E demanda proposte e scelte ai Comuni e ai Cantoni, anzichè decidere tutto a Berna”.

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