L'ex candidato a sindaco Giannini torna a polemizzare con il presidente dell'ente Ferracchiati sulla vicenda del castello di Petroro

Non c’è pace per l’Etab di Todi, di nuovo al centro di pesanti scambi di battute, come lo era già stato in campagna elettorale. Fossimo in Parlamento ci avrebbero già fatto una commissione d’inchiesta speciale…
L’ultima puntata della polemica, incentrata soprattutto sul ristrutturato castello di Petroro, vede protagonista ancora una volta Maurizio Giannini, già candidato a sindaco della città e di professione operatore turistico, il quale accusa il presidente dell’ente Ferracchiati di essere come Dr. Jeckill e Mr. Hide, chiedendo in pratica le sue dimissioni.

“Ho letto sul “tamtam” – scrive Maurizio Giannini – le reazioni scomposte del presidente dell’ETAB a seguito di mie legittime richieste di chiarimento sulla questione Petroro. Sinceramente preoccupato per averlo turbato e stizzito, sono andato a rileggere la mia lettera (ed invito tutti a farlo), alla ricerca di offese personali che involontariamente potevano essermi sfuggite (e che mi avrebbero visto in tal caso pronto alle scuse). Ma non ho trovato nulla di cui rammaricarmi.
Torno quindi sull’argomento, solo perché tirato per le orecchie. Come il Dr. Jeckill e Mr. Hide, il dottor Ferracchiati e il presidente dell’ETAB hanno qualche difficoltà a trovare il giusto equilibrio tra le due anime che occupano lo stesso corpo.
Paolo Ferracchiati come privato cittadino ha il massimo diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, e nessuno deve osare infrangere tale diritto. Meno che mai il sottoscritto, che né in campagna elettorale né oggi è mai entrato nelle questioni private in cui ciascun cittadino è sovrano.
Paolo Ferracchiati presidente di un ente pubblico ha invece una serie di doveri che gli derivano dalla scelta di essere diventato un uomo pubblico. Primo fra tutti il dovere di rendere conto con estrema chiarezza delle cose fatte in nome dell’Ente che rappresenta.
Rendere conto vuol dire molte cose, per chi fa politica e per chi vuole avere un ruolo istituzionale e pubblico. La prima cosa è dimostrare di essere attento alle richieste di chiarimento, di essere pronto nel soddisfarle con precisione, di non stizzirsi se qualcuno, un po’ più insistente degli altri (o magari come me, meno intelligente e quindi più duro a capire), chiede ulteriori chiarimenti.
La seconda cosa è saper distinguere la critica dall’attacco personale: se io pongo una serie di domande strettamente tecniche all’ETAB, solo chi ha problemi con la sintassi o altro può gridare allo scandalo perché si ritiene oggetto di attacchi personali.
Le stesse domande le avrei fatte a qualunque altro presidente pro tempore dell’ETAB, chiunque avesse rivestito la carica, senza automaticamente mettere in dubbio la moralità personale dell’interessato.
A questo punto però, data l’animosità delle reazioni, mi sono stizzito anch’io e voglio andare oltre. Io chiedo al presidente chiarimenti tecnici e lui grida all’attacco personale, atteggiandosi ad un S. Sebastiano sotto martirio. Io chiedo le motivazioni delle scelte e lui per tutta risposta ribadisce che vi sarà una gara regolare (cosa che io non ho mai neppure velatamente messo in dubbio).
A me che faccio le domande, come privato cittadino e come operatore economico, viene a rimproverare: ”dove eri quando si facevano le scelte?” dimenticando che è lui ad avere l’obbligo di esserci, mentre io ero e resto un privato cittadino.
A me, operatore privato, chiede provocatoriamente se quando ho avviato la mia attività imprenditoriale ho chiesto l’assenso agli altri imprenditori locali o se ho scelto liberamente. Dimenticando che io rischio il mio denaro, e posso quindi fare le mie scelte anche sotto l’effetto della cattiva digestione di una peperonata, mentre un ente pubblico, governato da un coordinatore di un partito non secondario, dovrebbe avere motivazioni in cui dominano la valutazione attenta di costi e benefici anche sociali, l’informazione, l’approfondimento tecnico, la qualità dei professionisti coinvolti, il bene complessivo della città.
Se Ferracchiati non comprende le enormi differenze fra quello che gli ho chiesto, le modalità precise in cui volevo dei chiarimenti e l’incoerenza delle sue risposte non posso fare altro che aspettare pazientemente lo scadere della carica, perché non c’è alcuna speranza di fargli capire in pochi mesi quello che dovrebbe essere nel DNA di un amministratore pubblico. Se invece lancia furbesche bordate su chi fa domande, grida al complotto, solleva insomma il classico polverone in cui non si vede più nulla c’è il dovere di pretendere le sue immediate dimissioni.
Un ultima cosa: invito a leggere il documento che l’ETAB ha inviato come allegato tecnico. Vi pare una cosa seria? Si affastellano dati pregressi sull’andamento turistico generale di tutta l’Umbria senza il minimo riguardo alla situazione specifica di Todi, si fanno affermazioni non dimostrabili sulle prospettive future e sul target turistico estero, si aggiungono previsioni generiche sui benefici per l’area circostante. Soprattutto non si mettono in relazione i dati e le previsioni con la concreta destinazione e configurazione della struttura. E’ bastato questo, che è molto meno del compitino in classe di qualsiasi studentello di marketing turistico, per decidere l’investimento su Petroro?”.

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