I più tartassati dagli enti locali sono i milanesi, governati da una maggioranza che grida contro la "pressione fiscale"

Occorre arrivare al 51° posto per Perugia ed al 61° per Terni per trovare i due capoluoghi di provincia umbri nella graduatoria che l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, basandosi su varie fonti, ha elaborato fornendo una tabella in cui analizza la pressione tributaria locale nei comuni capoluogo nell’ anno 2005.
Clamoroso che in testa alla graduatoria ci sia Milano, la patria di quanti gridano contro l’eccessiva pressione fiscale e votano per la CdL.
Al di là di ogni polemica la graduatoria sembra dimostrare che, salvo poche eccezioni, la tassazione è in relazione diretta col livello di reddito prodotto nella zona e col livello di servizi locali messi a disposizione.
Per quanto riguarda il capoluogo di regione dell’Umbria queste sono le quattro somme, in euro,significative 641,97( imposte comunali) 101,63( imposte provinciali) 738,93 (imposte regionali) 1.482,53 (imposte locali totali).
Per Terni i valori sono 513,31( imposte comunali) 90,44 (imposte provinciali) 738,93(imposte regionali) 1.342,68 (imposte regionali).
Per capire la differenza, per Milano i valori sono 908,84 – 85,05 -1.088,34 – 2.082,23. Quindi complessivamente 600 euro di tasse locali in più di Perugia e più di 700 di Terni nel capoluogo lombardo.
Circa metà stipendio medio mensile in più all’anno se ne va in tasse al nord, ma solo per tasse locali, solo la provincia si accontenta di meno di quanto pretendano in Umbria.

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